Utente:GIOFIGO

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questa pagina è solo di prova. le informazioni che vi trovate potrebbero non essere corrette, potrebbero non riguardarmi. sono solo appunti per invogliarmi e ricordarmi di modificare e arricchire qualche pagina di wikipedia..con qualche piccolo accorgimento magari carino oltre che essenzialmente utile. Le discussioni nella pagina affianco invece sono sentitissimamente mie...c'è qualche utente che odio (uno in meno! l'amico dei pokemon, affezionato ai genitori, è stato bannato! (si vede che era proprio un pirla come sospettavo)) e qualche pensiero che difendo.. saluti a tutti. grazie! -e Buon 2008-

Fluidoterapia

La fluidoterapia va eseguita con la soluzione a una temperatura che sia il più possibile vicina alla temperatura corporea del paziente,sia che si tratti di soluzioni colloidi che di cristalloidi, per non determinare ipotermia in un soggetto già debilitato dalla patologia per la quale ci è stato portato dal proprietario. E' possibile associare, qualora ce ne sia la necessità, in un unico protocollo terapeutico la soluzione cristalloide a quella colloide, in una somministrazione alternata o anche simultanea. È opportuno valutare accuratamente il tipo e la quantità della soluzione che utilizziamo sia per l'aspetto economico che per evitare edemi da eccesso di acqua nel comparto interstiziale; la scelta del tipo di fluido da utilizzare va effettuata, ovviamente, anche a seconda dei parametri del paziente.

Dovremo quindi valutare:

anamnesi e esame clinico del paziente composizione dei liquidi persi (ad esempio a seguito di un'emorragia per un fatto traumatico) condizione acido-base ed elettrolitica pressione oncotica processo morboso o processi concomitanti In virtù delle considerazioni sopra tenute solo l'anamnesi potrà informarci su eventuali fenomeni di vomito, diarrea, poliuria ed emorragie (che rappresentano in questo nostro caso elementi d'interesse perchè perdite di liquidi da parte dell'organismo) o sull'introduzione di cibo o acqua nelle ore antecedenti la visita. E sempre grazie all'anamnesi otterremo informazioni ulteriori su patologie pregresse che influiscono il tipo di disidratazione e quindi la scelta del fluido (per esempio il diabete mellito o le insufficienze renali acute o croniche o ancora quelle cardiache congestizie). Con l'esame clinico valuteremo l'entità della disidratazione: elasticità della cute, turgore cutaneo ritorno della piega cutanea tempo di riempimento capillare ispezione delle mucose (pallide, arrossate, asciutte, secche etc) persistenza della fovea presenza di urina in vescica frequenza cardiaca e pressione arteriosa sistolica assegnando alla fine un indice percentuale che rappresenta il grado di disidratazione. Questo sarà il valore indicativo da moltiplicare al peso corporeo dell'animale per stabilire la quantità di liquido da inoculare nelle successive 24 ore, si tratta del volume che ha perso il paziente e che quindi deve essere rimpiazzato: il volume di fluidoterapia di reintegrazione. Differente è la valenza della fluidoterapia da mantenimento che corrisponde al volume di acqua di cui ha bisogno l'organismo in un giorno. Tempo addietro nonostante anni di studi sia sull'uomo che sugli animali, non era facile definire le modalità di rimpiazzo volemico, sono difficili le sperimentazioni in situazioni di immediato rischio per la vita e per di più il quadro può essere complicato da sovrapposizioni con trattamenti difficilmente registrabili.

Infine ci avvaleremo degli esami di laboratorio (ematocrito, proteine totali, emogasanalisi, elettrolitici ematici, pressione venosa centrale, peso specifico delle urine) per la scelta definitiva della terapia e successivamente (ripetendo a intervalli in funzione dello stato del soggetto il prelievo e gli esami) per il monitoraggio del paziente.

Cristalloidi: Soluzioni acquose per fluidoterapia contenenti molecole a basso peso molecolare che per le loro piccole dimensioni possono attraversare le membrane semipermeabili. Possono contenere elettroliti ed essere usati anche semplicemente come veicolo di sostanze energizzanti (glucosio) o farmacologiche. il sodio è l'elemento spesso presente nelle soluzioni cristalloidi per la sua grande capacità osmotica, inoculando soluzioni acquose che lo contengono, importanti quantitativi di acqua si muovono dal vaso alla extravascolare, reidratandola. In poco tempo il 75% del volume di cristalloidi somministrati abbandona il corrente circolatorio a beneficio del compartimento interstiziale. Soluzioni acquose cristalloidi: glucosio 5% 20% 50% ringer lattato ringer acetato elettrolitica di reintegrazione con sodio gluconato salina 0.9% salina ipertonica 1.7% 3% 5% 7.5% in generale le soluzioni cristalloidi possono essere bilanciate o non bilanciate rispettivamente a seconda che abbiano o meno una composizione simile a quella del liquido extracellulare. I cristalloidi devono essere infusi in quantità pari a 2.5 3 volte il volume di plasma che si vuole ricostituire. La mancanza di monitoraggio dei parametri della perfusione nel caso di somministrazione di colloidi può determinare la diluizione delle proteine plasmatiche (con abbattimento della pressione oncotica) e la seguente insorgenza di accumulo di liquido interstiziale e quindi edema. Salina ipertonica: contiene alte concentrazioni di cloruro di sodio, questo fa si che ci sia un notevole richiamo d'acqua dal comparto extravascolare a quello vascolare espandendo il volume plasmatico. Già piccoli volumi (4-5 ml/kg e.v.) danno effetto plasmaexpander simile a quello dei colloidi con una spesa però inferiore (utili per le terapie nei grossi animali). Gli effetti negativi di questa pratica sono però l'aumento della natremia, la breve durata d'azione e il richiamo del liquido a livello interstiziale con la formazione di edemi.

Colloidi: Soluzioni acquose per fluidoterapia contenenti molecole di elevato peso molecolare e ingombro sterico, incapaci quindi di superare una barriera semipermeabile. A questa incapacità consegue l'aumento della pressione osmotica nel comparto che le ospita e quindi il richiamo di acqua dagli altri compartimenti (effetto plasmaexpander). Inoculata dunque per via e.v., la soluzione colloide richiama liquidi dalla componente interstiziale e qualora questa non fosse sufficiente a ristabilire un equilibrio osmolare, si verifica anche un richiamo di liquido dallo spazio intracellullare. Soluzioni acquose colloidi: destrano 40 70 plasma gelatine (a struttura reticolare con ponti di urea, succinilgelatine e fluide modificate) amido idrossietilico (pentastarch,hetastarch) albumina (albumina umana sierica 5% 25%) HbOC (emoglobina polimerizzata) Amido idrossietilico: polisaccaride simile al glicogeno composto per il 98% da amidopectine, viene metabolizzato ad opera di lisosomi citoplasmatici che ne riducono il peso molecolare con un tempo di emivita che varia dalle 24 alle 2.5 ore a seconda del tipo di acido idrossietilico utilizzato. La somministrazione eccessiva di queste soluzioni porta inevitabilmente a diluizione plasmatica con aumento del tempo di coagulazione, e se somministrati a infusione veloce può generare vomito nei gatti. La quantità da somministrare si attesta, per via e.v., a massimo 20 ml/kg al giorno e in bolo 10-15 ml/kg per il cane, mentre per il gatto a boli di 5 ml/kg ripetuti, valutando volta per volta l'effetto, ogni 5 minuti. Effetto plasmaexpander di 1.3:1. Destrani: vengono allestite e commercializzate due preparazioni, destrano 40 e 70 (con peso molecolare rispettivamente di 40000 e 70000 dalton) a seconda del formato esercitano una pressione oncotica di 40 mmHg e di 59 mmHg. Anche il tempo di emivita risponde diversamente alle diverse grandezze molecolari, se il primo infatti viene dimezzato dopo solo 2.5 ore per lo stesso effetto al secondo servono 25 ore. La somministrazione in ogni caso si mantiene al dosaggio di 20-40 ml/kg massimo al giorno. Via endovenosa. Vengono idrolisati in molti organi dalle destranasi, filtrate dai reni ed escrete. Proprio a questo livello il destrano 40 può essere filtrato dal glomerulo precipitando a livello tubulare e dando ostruzione e insufficienze renali, tale condizione è da considerare in maggior misura per animali già soggetti a patologie renali o disidratati. Questi colloidi generano un effetto antitrombotico valutando sia l'emodiluizione caratteristica di tutto il gruppo, sia l'alterazione del fattore VIII e la minore efficacia della aggregabilità piastrinica. Effetto plasmaexpander di 2:1. Plasma: le proteine plasmatiche (in misura maggiore l'albumina) che contiene sono responsabili della pressione colloidoncotica e per questo viene utilizzato quando l'albumina ematica, appunto, scende sotto il livello dei 2g/dl. Viene somministrato fresco o congelato a seconda che si voglia beneficiare anche degli effetti coagulativi dei fattori che conserva. La scelta di infondere plasma va bene ponderata a causa della sua difficile reperibilità e dell'elevato costo.

Albumina:è la più importante proteina circolante, in quanto assicura il mantenimento della volemia e della pressione oncotica. Rappresenta anche la più importante proteina di legame per numerose sostanze endogene ed esogene e per alcuni farmaci. In umana, viene impiegata per assicurare un riempimento vascolare, compensare massive perdite proteiche e per le sue proprietà di legame ed inattivazione. Per la veterinaria vengono allestite e commercializzate due preparazioni, 5% e 25%. Ottima per il trasporto di farmaci e di ioni, determina (nella formula al 25%) un'espansione del 4:1 ma ha dei costi elevati e predispone alle solite turbe della coagulazione e espone alla possibilità di reazioni anafilattiche perchè di origine umana. L’albumina non è indicata in tutte le ipoalbuminemie croniche. Non è inoltre indicata nelle seguenti condizioni: assenza di edemi ed ipotensione acuta ustioni, nelle prime 24 ore: a causa dell’alterata permeabilità nefrosi cronica: rapidamente escreta; non ha effetto sugli edemi né sulle lesioni renali

malassorbimento 

pancreatiti acute e croniche

HbOC: particolarmente efficace durante lo shock emorragico perchè aumenta la pressione sanguigna arteriosa, la pressione venosa centrale e la capacità di trasportare ossigeno (aumentata anche dal fatto che essendo polimerizzata questa emoglobina risulta più piccola della normale e quindi capace di raggiungere i distretti raggiunti solo da capillari di piccolissimo calibro o parzialmente ostruiti). L'emoglobina polimerizzata possiede una pressione oncotica di 20-25 mmHg e il suo effetto dura per quasi 24 ore.



L’immagine della Vergine
immagine conservata sull'altare

L’immagine conservata nel Santuario della Beata Vergine delle Grazie rappresenta la Madonna detta, nello schema dell’iconografia, “Eleusa” (per le rappresentazioni di Icone della Madre di Dio, secondo la tradizione russa, sono stati tramandati tre precisi schemi che si rifanno a un'Immagine originale dipinta da S. Luca: Madonna Orante -senza Bambino- e le Icone con il Bambin Gesù cosiddette "Icone dell'Incarnazione": Madonna Hodighitria -Colei che indica la retta via- e Madonna Eleusa -immagine della tenerezza-).

La Vergine viene infatti rappresentata con il Bambino tra le braccia che Le tocca leggero il volto. Il bambino appare paffuto, il viso è rotondo e volge lo sguardo allo spettatore. Gli abiti di diverso colore, si esaltano sul bicolore monotematico del velo di stoffa decorata con rose e galletti in cui è fasciata la Madonna. Il colore dello sfondo aiuta ad esaltare le aureole e le corone che sovrastano i volti ed a focalizzare l’attenzione sugli sguardi -dolce e vispo- della Madonna e del bambino rispettivamente.

L’immagine ha subito nel corso della sua storia diversi rimaneggiamenti e restauri che sono, ad oggi, rilevabili soprattutto a livello di occhi e di mani; le incoerenze tra le diverse tecniche utilizzate lasciano comunque inalterati quei segni identificativi nelle figure capaci di datare l’opera verso fine del 1300, facendone sicuramente l’opera più primitiva della chiesa. Si può verosimilmente pensare che questa immagine, pur non essendo stato praticato purtroppo alcuno studio radiografico che possa verificare questa teoria, sia l’originale che nel 1406 portò alla realizzazione dell’intero santuario a partire dal modesto riparo tra le acque del lago.


L'immacolata Concezione patrona di Bitonto
Obelisco Carolino
La festa si svolge nei giorni 25, 26 e 27 maggio ed è legata al miracolo occorso nel XVIII secolo, durante la battaglia di Bitonto.

UN BACIO MARY! Bitonto era coinvolta nella guerra per il possesso del Regno di Napoli, conteso tra austriaci e spagnoli. Il principe di Belmonte, comandante dell'esercito austriaco, aveva radunato le proprie forze presso Bari, dove decise di disporre le difese non alle porte della città, priva di difese naturali, ma a Bitonto, avvantaggiata dal vallone della lama Belice. Nonostante questo accorgimento, gli austriaci vennero ugualmente sconfitti.

All'alba del 26 maggio 1734 il generale Montemar, comandante dell'esercito spagnolo, meditava di saccheggiare Bitonto per punirla della sua fedeltà al nemico: l'esercito spagnolo stava per mettere a ferro e fuoco la città, quando al generale apparve l’Immacolata Concezione che gli intimò di «non oltraggiare questa città, perché è la pupilla dei miei occhi ed i cittadini sono figli miei».

In seguito all'evento miracoloso l'Immacolata, già venerata in città, fu dichiarata patrona di Bitonto. Il nuovo re del Regno di Napoli, Carlo di Borbone nominò Montemar duca di Bitonto e in memoria del miracolo fece erigere sul luogo del campo di battaglia, oggi Piazza XXVI Maggio 1734, un obelisco alto 18 metri e a base quadrangolare, noto come Obelisco Carolino.

Durante la festa il quadro raffigurante il miracolo viene esposto sulla "Porta Baresana".

Oggi è il 12 luglio e su it.wiki sono presenti attualmente 1 137 140 articoli.


Oggi è il 12 luglio e su it.wiki sono presenti attualmente 1 137 140 articoli.


L’interno è gotico a unica navata, e il soffitto è a volta a crociera decorato con affreschi floreali. Appena entrati si rimane colpiti dalla ricchezza delle pareti e dal penzolare, perché legato al soffitto, di un coccodrillo impagliato, posizionato nel Santuario nel XV o XVI secolo. L'impalcata lignea che fodera, con ben ottanta nicchie, la parte mediana in tutta la lunghezza, le pareti della navata, ospitava altrettante statue-manichini in varie pose e situazioni rappresentanti episodi di pericolo scampato per intercessione divina. Le nicchie sono disposte su due file parallele e accolgono oggi solo circa una quarantina di statue. I manichini sono stati realizzati con la tecnica della cartapesta, a grandezza naturale (attribuite per la maggior parte a Frate Francesco da Acquanegra) e dello stesso povero materiale si pensavano costruiti anche gli indumenti e le armature che li ricoprono e gli elmi e le armi che li finiscono. La struttura base delle statue è stata realizzata con strati di carta e tela induriti col gesso e dipinti con coloranti e aggiunta di miele nei leganti, ad essa sono state successivamente applicati diversi elementi realizzati con calchi o in alcuni casi in legno per viso mani e piedi (a seconda della posa assunta dal manichino), crine equino per i capelli e ghiande per alcuni particolari, tramite incollaggio. Per quanto riguarda gli abiti, si è scoperto si trattava di pezzi di cotone tessuto applicati alle statue con ganci, risalenti alla fine del 1800 perché di fabbricazione industriale. Dodici sono le armature che sono state riassemblate dalle varie statue. In realtà, da studi approfonditi si è scoperto che ben sei di queste hanno origine ben più nobile della creduta. Si tratta infatti di armature difensive in stile gotico-italiano realizzate nel 1400, sono completi che rivestivano completamente il cavaliere perché costituiti da vari elementi d’acciaio che andavano componendosi armonicamente assicurando una protezione efficace. Esempi di armature come queste sono di estrema rarità, se ne possono trovare infatti solo altri undici pezzi in tutto il Mondo; per questo ad oggi non sono più esposte nel monastero ma sono state trasferite nel Museo Diocesano Francesco Gonzaga a Mantova. Varie ipotesi sono state formulate circa l’arrivo di armature così prestigiose al monastero, verosimilmente sono state oggetto di dono dei Gonzaga, signori di Mantova, a differenza delle altre più modeste (ma comunque risalenti al 1500) di altra provenienza. Sotto le nicchie sono presenti delle metope (ben leggibili in italiano volgare,ma è possibile nel 1400 fossero scritte in latino) riportanti la grazia ricevuta. A volte i manichini non coincidono con la metopa sottostante segno che nel corso degli anni i primi hanno subito degli spostamenti.

  • l’impiccato: IO VEGGO E TEMO ANCOR LO STRETTO LACCIO; MA QUANDO PENSO CHE TU L’HAI DISCIOLTO RIBENEDICO IL TUO PIETOSO BRACCIO.
  • l’uomo appeso per le mani: DALLA FUNE, ONDE IN ALTO ERA SOSPESO, VERGINE BENEDETTA IO TE CHIAMAI, LEGGER DIVENNI, E NON RIMASI OFFESO.
  • l’impiccato: INNOCENTE T’IMPLORO E TU SEI PRESTA: QUATTRO VOLTE SI FRANGE IL LACCIO INGIUSTO, PERCHE TUA MAN L’ALTRUI FIEREZZA ARRESTA.
  • condannato alla ghigliottina: PER MIO DELITTO CONDANNATO A MORTE, E INVAN DATOMI UN COLPO IL GIUSTIZIERE L’ALTRO SOSTENNE POR TUA DESTRA FORTE.
  • condannato ad essere gettato dentro un pozzo: FUOR D’ESTO POZZO FUSCY LIBERO E SCIOLTO COL GRAVE SASSO, CHE PENDEA DAL COLLO, PERCHE FUI DA LE TUE BRACCIA ACCOLTO.
  • guerriero vicino al suo cannone: QUESTA DI FUOCO RAPIDA PROCELLA PER COLEI SOLO NON PROVAI NOCENTE, CHE PUO SPEZZAR DI MORTE LE QUADRELLA.


Con il Giubileo del 2000 tutte le statue e l’impalcatura lignea sono stati oggetti di restauro profondo e sono stati risanati (molte statue vertevano in pessime condizioni per colpa del fisiologico depauperamento dei materiali, per la deposizione di cere e pitture a olio nelle epoche successive alla creazione, per problemi strutturali causati da nidi di topi, e in generale per l’incuria in cui erano state abbandonate). Ma gli studi e il restauro sono continuati anche dietro all’impalcatura lignea, è dall’assenza di affreschi sulle mura retrostanti si è ipotizzato che la chiesa prima della sua installazione, fosse disadorna e spoglia. Sull’impalcatura non c’è parete, colonna, angolo della chiesa disadorno, decorazioni composte da filari di modellini anatomici in cera occupano infatti il resto delle pareti, disegnando motivi serpentiformi che avvingono le colonne o che seguono gli archi delle nicchie. Si tratta anche in questo caso di ex voto, di modelli rappresentanti cuori, mani, occhi, seni, bubboni pestiferi, che concorrono a offrire allo spettatore un puzzle unico nel suo genere.

La prima cappella a destra è quella di S. Bonaventura con il mausoleo dedicato a Baldassare Castiglioni, progettato da Giulio Romano, e il mausoleo del figlio Camillo Castiglioni. Opera di Giulio Romano e della sua scuola è anche la tela conservata sempre in questa cappella, raffigurante Madonna in trono con Bambino e i santi Bonaventura e Francesco d'Assisi. Proseguendo lungo la parete di destra si incontra la cappella della famiglia Bertazzolo con l’opera di Lorenzo Costa Il martirio di S. Lorenzo e la cappella Aliprandi che conserva l’icona lignea composta da una statua di Madonna con Bambino e da pannelli rappresentanti Dio Padre e i santi Elisabetta, Caterina, Anna e Apollonia; opera dell’intagliatore Giovanni Battista Viani e di suo fratello, il pittore Antonio Maria Viani. Quindi si trova l’uscita verso la sagrestia, superata la quale si accede alla quarta e ultima cappella della parete destra prima dell’abside, quella dedicata all’immagine della Madonna col Bambino. La cappella Mater Gratiae, conserva oltre all’immagine sacra, le spoglie di Carlo II Gonzaga e della moglie e i suddetti quadretti votivi di epoca più o meno recente.


Sul lato sinistro di notevole importanza è la pala del San Sebastiano di Francesco Bonsignori nella cappella dei Zimbramonti. Quest’opera, un pregiabile e raffinato olio su tavola, è stato recentemente ricollocato nel santuario dopo l’esposizione in Palazzo Te in occasione della mostra evento del 2006 “Andrea Mantegna A Mantova 1460-1506”. Gli affreschi alle pareti laterali della cappella sono invece opera di un discepolo di Giulio Romano, Rinaldo Mantovano.


http://it.wikipedia.org/wiki/Elemento_HTML

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