Trattato di Stoccolma (1719-1720)

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Con la morte di Carlo XII di Svezia nel 1718 era evidente che la Grande Guerra del Nord stava per terminare. Il suo successore Federico I iniziò a negoziare la pace con gli stati cobelligeranti. Il trattato di Stoccolma, che fa riferimento ai due trattati firmati nel 1719 e nel 1720, pose fine alla guerra della Svezia contro Hannover e la Prussia. Gli ultimi contenziosi del conflitto vennero poi risolti mediante la firma del trattato di Frederiksborg con Danimarca-Norvegia nel 1720 e del Trattato di Nystad con la Russia nel 1721.

Trattato di Stoccolma del 1719[modifica | modifica wikitesto]

Il trattato tra Svezia e Hannover venne ratificato il 9 novembre del 1719: gli svedesi cedettero il dominio di Brema-Verden nella Bassa Sassonia.

Trattato di Stoccolma del 1720[modifica | modifica wikitesto]

Il 21 gennaio 1719, la Svezia cedette i territori della Pomerania svedese situati a sud del fiume Peene e a est del fiume Peenestrom alla Prussia[1], comprese le isole di Usedom e Wolin, e le città di Stettino, Damm e Goleniów. Il trattato venne formalizzato il 29 maggio 1720 da Federico Guglielmo I di Prussia. Le parti della Pomerania svedese che dovevano rimanere con la Svezia erano sotto l'occupazione danese e vennero restituite alla Svezia con il trattato di Frederiksborg del 3 luglio 1720.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (DE) Jens E. Olesen, Auswirkungen der dänischen Herrschaft auf Verständnis und Praxis der Tribunalstätigkeit., In: Dirk Alvermann, Jürgen Regge (Hrsg): Justitia in Pommern. LIT-Verlag, Berlin-Hamburg-Münster 2004, ISBN 3-8258-8218-7, S. 111–132