Tiche

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La dea Tyche con in braccio il dio Pluto bambino (dettaglio). Istanbul, Museo archeologico nazionale.

Nella mitologia greca, Tiche (o Tyche, dal greco Τύχη) era la personificazione della fortuna, la divinità che garantiva la floridezza di una città e il suo destino. La sua equivalente romana è la dea Fortuna.

Non sono mai nati miti epici sulla sua figura. Lo storico greco Polibio riteneva che quando non potevano essere rintracciate le cause di eventi come alluvioni, siccità, gelate o anche nella politica, allora le cause di questi eventi potevano essere ragionevolmente attribuite a Tiche.

Nel V secolo a.C. compare per lo più subordinata alle divinità dell'Olimpo. La sua importanza crebbe in età ellenistica, tanto che le città avevano la loro specifica versione iconica della dea, che indossava una corona raffigurante le mura della città. Sono noti solo casi isolati di feste in suo onore. Il suo culto viene collegato con quello di numerose divinità, soprattutto Zeus, Asklepios, Artemide, Atena, Nemesi, Eros.

Nella letteratura si ritrovano varie genealogie: a volte è considerata una delle Oceanine, figlie del titano Oceano e della nereide Teti[1], in altre versioni è la figlia di Ermes ed Afrodite oppure è consderata la più potente delle Parche[2]

La dea aveva templi a Cesarea Marittima, Antiochia, Alessandria e Costantinopoli. Ad Alessandria il Tychaeon, il tempio di Tyche, è stato descritto da Libanio come uno dei più belli di tutto il mondo ellenistico.

Tiche sul rovescio di questa moneta metallica di Gordiano III, 238-244

Tyche appare su molte monete di età ellenistica nei tre secoli prima dell'era cristiana, soprattutto della regione del Mar Egeo.

Nell'arte medievale la dea è raffigurata con una cornucopia e la Ruota della Fortuna. A volte teneva in mano il bambino Pluto, dio della ricchezza.

La costellazione della Vergine è a volte identificata come la figura celeste di Tiche.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Esiodo, Teogonia, 360
  2. ^ Pindaro, Frag., 41 Sn

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