Teseo sul Minotauro

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Teseo sul Minotauro
Teseo e Minotauro, Canova.jpg
Autore Antonio Canova
Data 1781-1783
Materiale Marmo bianco
Dimensioni 145,4×158,7×91,4 cm
Ubicazione Victoria and Albert Museum, Londra

Teseo sul Minotauro è un'opera scultorea realizzata da Antonio Canova tra il 1781 e il 1783 ed esposta nel Victoria and Albert Museum di Londra.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Incisione del Teseo di Raffaello Morghen
Angelica Kauffmann, Ritratto di von Fries (1787); sullo sfondo si scorge il Teseo canoviano

Antonio Canova ricevette la commissione del Teseo sul Minotauro da Gerolamo Zulian, ambasciatore veneto a Roma e munifico protettore del giovane scultore. Egli si preparò al modello del Teseo «con quel gusto e con quella assiduità che deve porvi un uomo, il quale vede che da questo lavoro dipende la sua fortuna», come riporta il Falier; con quest'ultimo, in particolare, lo scultore si consultò in merito all'interpretazione del racconto di Ovidio, non sapendo se dotare Teseo di una spada o di una clava, a causa della genericità della traduzione italiana della quale si era avvalso.[1]

Nell'eseguire il Teseo sul Minotauro Canova lavorò da solo, senza l'aiuto di collaboratori esterni. L'opera, terminata prima dell'aprile 1783, fu accolta assai freddamente dal direttore dell'Accademia francese Louis Jean François Lagrenée, il quale preferiva lo stile del Dedalo e Icaro, opera canoviana realizzata nel 1779: piacque molto invece a Gavin Hamilton (intimo amico del Canova) e allo studioso francese Quatremère de Quincy, al quale l'artista si legherà di salda e sempiterna amicizia. Più tardi il Quatremère, pensando a quando visitò lo studio del Canova per vedere il Teseo, ritenne il gruppo statuario «le premier exemple donné à Rome de la véritable résurrection du style, du système et des principes de l'antiquité». L'accoglienza suscitata dal Teseo sul Minotauro, in ogni caso, fu generalmente entusiastica, e fu rilevante per la fortuna del Canova in Italia e all'estero.[1]

Il gruppo, riprodotto in un'incisione di Raffaello Morghen, fu donato da Canova allo Zulian che, a sua volta, lo ricedette al giovane scultore siccome doveva trasferirsi a Costantinopoli. Il Canova, pertanto, nel 1786 vendette l'opera al conte Graf von Fries di Vienna per la remunerativa somma di mille zecchini.[1] Passato nelle collezioni del terzo marchese di Londonderry negli anni 1820, il Teseo venne collocato nella Londonderry House, nel quartiere londinese di Mayfair, negli anni 1820: dal 1962 si trova nella sua sede attuale, alla sala n. 22 del Victoria and Albert Museum, a Londra.[2]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La sala 22 del Victoria and Albert Museum: in primo piano il Teseo sul Minotauro

Il soggetto mitologico è tratto dalle Metamorfosi del poeta latino Ovidio. Nell'antica leggenda viene narrata la storia di Teseo, l'eroe greco che con l'aiuto di Arianna riuscì a penetrare nel labirinto di Cnosso e a uccidere il Minotauro, una mostruosa creatura con la testa di toro e il corpo di uomo. Quest'episodio si prestava a diverse traduzioni nel marmo: uno scultore barocco come Gian Lorenzo Bernini, per esempio, avrebbe scelto di raffigurare il momento cruento del combattimento, realizzando un gruppo ricco di dinamismo. Canova, mostrandosi intimamente vicino alla poetica neoclassica, scelse invece di immortalare nel marmo il momento immediatamente successivo alla conclusione del conflitto. Nell'opera, infatti, Teseo è rappresentato dopo la lotta, mentre siede sul mostro che ha appena ucciso, come un cacciatore su una preda: il Minotauro, a sua volta, si trova su una roccia in una posizione a «S» rovesciata.[3] Dal punto di vista allegorico, l'intera opera allude alla vittoria della ragione sull'irrazionalità (tipica delle bestie), in piena armonia con la temperie illuminista.[4]

Teseo è raffigurato mentre è pervaso da una grande sensazione di pace e tranquillità, perfino di stanchezza, come si evince dal corpo né teso né contratto: il suo atteggiamento è completamente diverso da quello che aveva prima, quando era acceso dalla rabbia e dalla furia per uccidere il Minotauro. L'eroe, addirittura, ora guarda il mostro sconfitto con pietà, siccome la nobiltà del suo animo gli impedisce di provare odio o risentimento verso il nemico. L'intero gruppo, insomma, trasmette una sensazione di quiete fisica e spirituale, rispondendo perfettamente a quella «nobile semplicità e quieta grandezza» che Winckelmann riteneva essere le caratteristiche peculiari dell'arte ellenistica, alla quale l'opera si rifà esplicitamente specialmente nelle forme anatomiche del Teseo.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Massimiliano Pavan, CANOVA, Antonio, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 18, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1975, SBN IT\ICCU\RAV\0018896. URL consultato il 1º novembre 2016.
  2. ^ (EN) Theseus and the Minotaur, Victoria and Albert Museum. URL consultato il 6 novembre 2016.
  3. ^ Giorgio Cricco, Francesco Di Teodoro, Il Cricco Di Teodoro, Itinerario nell'arte, dall'età dei lumi ai giorni nostri, 3ª ed., Bologna, Zanichelli, 2012, p. 1404.
  4. ^ Dario Mastromattei, Teseo sul Minotauro di Antonio Canova: analisi completa della scultura, ArteWorld, 26 giugno 2015. URL consultato il 6 novembre 2016.
  5. ^ Francesco Morante, Teseo sul Minotauro, francescomorante.it. URL consultato il 6 novembre 2016.

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