Vai al contenuto

Strage di San Valentino

Coordinate: 41°55′15″N 87°38′16″W
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Strage di San Valentino
massacro
I cadaveri di sei delle sette vittime della strage di San Valentino.
Data14 febbraio 1929
10:30
Luogo2122 North Clark Street, Chicago
StatoStati Uniti
Coordinate41°55′15″N 87°38′16″W
Obiettivogli uomini della North Side Gang
Responsabiliignoti (probabilmente la Chicago Outfit di Al Capone o i loro alleati della Purple Gang di Detroit)
MotivazioneRivalità nel commercio illegale degli alcolici e in altri traffici
Conseguenze
Morti7

La strage di San Valentino è il massacro della banda del gangster George "Bugs" Moran compiuto dagli uomini di Al Capone a Chicago il 14 febbraio 1929, grazie al quale la mafia italo-americana prese il sopravvento, principalmente nelle attività criminali del gioco d'azzardo e del traffico di alcolici al tempo del proibizionismo.

L'episodio, in cui furono assassinate sette persone, resta uno dei più cruenti regolamenti di conti nella storia della malavita americana.[1]

Nel 1920 la ratifica del XVIII Emendamento vietò la produzione, la distribuzione, l'importazione e la vendita di bevande alcoliche negli Stati Uniti d'America, dando inizio all'era del Proibizionismo. Nell'ottobre del 1919, il Volstead Act definì una bevanda alcolica come qualsiasi bevanda che contenesse più dello 0,5% di alcol.[2]

Questo divieto fece nascere un fiorente mercato nero ed arricchì enormemente le gang di malviventi (i cosiddetti "gangster") dediti al contrabbando di bevande alcoliche. Diverse bande che già avevano interessi nei settori illeciti del gioco d'azzardo, delle rapine e dello sfruttamento della prostituzione trovarono più conveniente e sicuro investire nella vendita di alcol. Nella sola Chicago, si stima che a metà degli anni '20 vi fossero circa 1.300 gang[3] e nel 1930 la polizia federale aveva individuato in quella città almeno 10.000 speakeasy, bar clandestini dove si serviva alcol di contrabbando.[2]

Foto segnaletica di Al Capone, boss della Chicago Outfit.

La North Side Gang era la seconda gang più potente di Chicago negli anni '20, dopo la Chicago Outfit di Johnny Torrio e del suo braccio destro, Al Capone, che erano alla testa dei gangster d'origine italiana ed ebraica[4]. I membri della North Side Gang erano per lo più criminali irlandesi, tedeschi e olandesi attivi nel contrabbando di alcol, nella gestione di speakeasy e bische clandestine e nel racket sindacale; continuarono anche le loro attività pre-proibizioniste di furto e rapine a mano armata. La North Side Gang aveva combattuto una guerra contro la Chicago Outfit dalla metà degli anni '20 per il controllo delle attività criminali a Chicago. Hymie Weiss, allora leader della North Side Gang e "successore" del boss Dean O'Banion, tentò di uccidere il secondo in comando della Chicago Outfit, Al Capone, il 12 gennaio 1925: Weiss sparò all'auto di Capone e ferì l'autista, ma Capone uscì illeso. Capone sopravvisse in totale a dodici tentativi di omicidio.[4] Johnny Torrio si salvò pure lui da un assalto armato e lasciò il comando a Capone per trasferirsi in Italia. Dopo la morte di Weiss e del suo successore, Vincent Drucci, l'irlandese George "Bugs" Moran divenne il nuovo capo della North Side Gang e si alleò con il siciliano Joe Aiello, che si opponeva all'influenza esercitata da Capone sulla gang dei siciliani (Cosa Nostra o Unione Siciliana) di Chicago.[4][5] Gli uomini di "Bugs" Moran, su richiesta di Aiello, uccisero Antonino Lombardo e Pasquale Lolordo, due gangster siciliani che appoggiavano Capone, e quindi si rese necessaria una rappresaglia contro la gang del boss irlandese[4].

La ricostruzione della strage, secondo il Chicago Tribune.

La mattina del 14 febbraio 1929, giorno della festa di San Valentino, una Cadillac nera con a bordo almeno cinque uomini travestiti da poliziotti si presentò nel garage al 2122 di North Clark Street a Chicago, quartier generale della North Side Gang. Colti di sorpresa, gli uomini di "Bugs" Moran si lasciarono disarmare, vennero allineati al muro come per un normale controllo di polizia e poi fucilati alla schiena da due mitragliatrici Thompson e un fucile da caccia[5], con almeno cinquanta colpi sparati per ognuno. Uno di loro, Frank Gusenberg, era ancora vivo all'arrivo della polizia, sebbene avesse molti proiettili in corpo; alla domanda su chi gli avesse sparato, rispose "la polizia mi ha sparato" e tre ore dopo morì in ospedale.[6]

La scena del delitto.

Le vittime furono in tutto sette: Peter Gusenberg (41 anni), Frank Gusenberg (37 anni), Adam Heyer (40 anni), Albert Kachellek (42 anni), Albert Weinshank (36 anni), tutti appartenenti alla North Side Gang, mentre le altre due vittime erano estranee al mondo del crimine: Reinhardt Schwimmer (29 anni), un ottico a cui piaceva passare il tempo con i gangster, e John May (35 anni), un meccanico che lavorava nel garage e che, saltuariamente, svolgeva qualche incarico di poco conto per la banda di Moran.[6][7]

"Bugs" Moran fu il solo superstite perché arrivò proprio nel momento in cui si consumava la strage e riuscì a fuggire senza farsi notare. Dopo aver tentato inutilmente di ricostruire la gang, sparì per sempre da Chicago, finendo poi arrestato per varie rapine in banca negli anni trenta, e morirà in carcere per cancro ai polmoni nel 1957.[8]

La notizia del massacro riportata dal New York Times[7].

Il massacro di San Valentino inorridì l'opinione pubblica statunitense e segnò una svolta nell'atteggiamento del grande pubblico nei confronti del gangsterismo e della malavita in generale.[9][10] George E.Q. Johnson, il procuratore incaricato di indagare sulle attività di Capone, definì il massacro «il crimine più raccapricciante nella raccapricciante storia criminale di Chicago»[10]. Il neo eletto Presidente degli Stati Uniti Herbert Hoover invitò le forze dell'ordine federali ad assicurare i responsabili alla giustizia e affidò al segretario del Tesoro, Andrew Mellon, il compito di trovare le prove per arrestare Al Capone[5]. Il giorno della strage, Capone si trovava a Miami convocato da un giudice federale per un interrogatorio, circostanza che costituì per lui un alibi di ferro.[4] Per incastrarlo, la squadra del Dipartimento del Tesoro agli ordini di Eliot Ness costruì un caso di evasione fiscale contro di lui e fu condannato nel 1931 a 11 anni di carcere, dando così inizio al suo definitivo declino[11].

Le indagini e le ipotesi

[modifica | modifica wikitesto]
I corpi delle vittime vengono rimossi dal luogo della strage.

I pochi testimoni della scena videro dei poliziotti aggirarsi sul luogo della strage (probabilmente gli stessi killer travestiti)[7] e la prima tesi sposata fu quella di un'esecuzione di poliziotti corrotti che volevano mettere a tacere testimoni che sapevano troppo.[10]

Le indagini sul massacro rimasero in stallo fino al dicembre 1929, quando Fred Burke, un bandito appartenente alla Purple Gang di Detroit collegata ad Al Capone, tamponò un'altra auto a St. Joseph, nel Michigan. L'agente Charles Skelly intervenne; Burke gli sparò tre colpi e si allontanò. Skelly morì tre ore dopo.[9] La polizia fece irruzione nel bungalow di Burke e trovò 310.000 dollari in obbligazioni rubate di recente da una banca del Wisconsin, due mitragliatrici Thompson con nove tamburi di munizioni, sei bombe lacrimogene, due fucili, un fucile a canne mozze e circa 5.000 proiettili. Le armi furono esaminate dal team di Calvin Goddard (considerato il padre della moderna balistica forense e che collaborò attivamente alle indagini) ed identificate come quelle utilizzate nel massacro[12][13]. La polizia scoprì anche che una di esse era stata utilizzata anche per uccidere il mafioso newyorkese Frankie Yale diciotto mesi prima[9]. Non emersero ulteriori prove relative al suo coinvolgimento nella strage di San Valentino. Burke fu catturato nel marzo del 1931. L'accusa più forte contro di lui era quella relativa all'omicidio dell'agente Skelly, quindi fu processato nel Michigan solo per quel crimine e successivamente condannato all'ergastolo. Morì in prigione nel 1940.[10]

Il luogo della strage, come appare oggi.

Nel 1935, Byron Bolton, che era stato identificato come possibile testimone del crimine, fu arrestato per motivi diversi dalla strage. Confessò di essere un testimone ed affermò che gli assassini erano i gangster Fred Goetz, Gus Winkler, Fred Burke, Ray Nugent e Bob Carey. La sua accusa era supportata dalle memorie della vedova di Winkler, Georgette. Di questa confessione fu informato il capo dell'FBI J. Edgar Hoover, che però non gli diede seguito perché ritenne le indagini di competenza della polizia locale.[9] Le accuse sono state contestate da alcuni storici, che hanno ipotizzato il coinvolgimento di Jack "Three Fingered" White e Tony Accardo.[12][14]

Nel corso degli anni furono avanzate diverse ipotesi sull'identità dei responsabili (si pensò a Jack McGurn, Tony Accardo o Sam Giancana, tutti appartenenti alla gang di Capone) ma la strage è di fatto rimasta senza colpevoli ed tutt'ora avvolta nel mistero.[10]

Nel 1962 il giornalista Giancarlo Fusco intervistò per la televisione italiana Frank Frigenti, un ex gangster italo-americano rimpatriato dagli Stati Uniti che affermava di aver compiuto la strage agli ordini di Al Capone.[15] Tuttavia la pseudo confessione di Frigenti fu considerata un mezzo per ottenere notorietà e qualche migliaio di lire come ricompensa.[16]

La porzione di muro contro cui furono colpite le vittime della strage, conservata al Mob Museum di Las Vegas.

Il vero garage dove avvenne il massacro venne demolito nel settembre del 1967, tre mesi dopo l'uscita del film Il massacro del giorno di San Valentino; l'area dell'edificio è occupata ora da un prato sulla strada principale e un parcheggio nel retro[17].

I mattoni del muro contro cui furono colpite le vittime furono acquistati da un uomo d'affari canadese. Per molti anni, furono esposti in varie mostre dedicate alla criminalità organizzata. Molti di essi furono poi venduti singolarmente e, dal 2025, i restanti sono di proprietà del Mob Museum di Las Vegas, dove dal 2012 è esposta anche una larga sezione dello stesso muro.[9]

Influenza culturale

[modifica | modifica wikitesto]
  1. John Dickie, Cosa Nostra. Storia della mafia siciliana, Roma-Bari, Laterza, 2004.
  2. 1 2 Proibizionismo: astemi per legge, su Focus.it. URL consultato il 20 novembre 2025.
  3. (EN) The FBI and the American Gangster, 1924-1938 — FBI, su www.fbi.gov. URL consultato il 21 novembre 2025.
  4. 1 2 3 4 5 John Kobler, Al Capone, Mondadori, 1972 (prima edizione).
  5. 1 2 3 La storia di Al Capone, su ilpost.it, 25 gennaio 2017. URL consultato il 28 gennaio 2017.
  6. 1 2 (EN) The Massacre - The St. Valentine's Day Massacre, su The St. Valentine's Day Massacre. URL consultato il 20 novembre 2025.
  7. 1 2 3 (EN) 7 CHICAGO GANGSTERS SLAIN BY FIRING SQUAD OF RIVALS, SOME IN POLICE UNIFORMS; VICTIMS LINED UP IN ROW Hands Up, Faces to Wall of Garage Rendezvous, They Are Mowed Down ALL TOOK IT FOR A RAID Four Machine Gun Executioners, Wearing Badges, Made Swift Escape in Automobile. MORAN'S STAFF WIPED OUT Liquor Gang Head Missing-- Potice Chief, Roused by 'Challenge,' Declares 'War.' Capone's Name Is Mentioned. Police Declare "War to the Finish." Swift Execution Accomplished. Cash and Diamond Rings on Bodies. Woman's Story Aids Police. Appeal Made to Civic Conscience. North Side Gang "Dynasty" Fails. (Published 1929), 15 febbraio 1929. URL consultato il 20 novembre 2025.
  8. (EN) George Moran | Chicago Outfit, Prohibition, Mobster | Britannica, su www.britannica.com. URL consultato il 20 novembre 2025.
  9. 1 2 3 4 5 (EN) The St. Valentine's Day Massacre, su The St. Valentine's Day Massacre. URL consultato il 20 novembre 2025.
  10. 1 2 3 4 5 La strage di san Valentino, un crimine irrisolto, su Storica National Geographic, 14 febbraio 2021. URL consultato il 20 novembre 2025.
  11. Leda Balzarotti e Barbara Miccolupi, Settant’anni fa moriva Al Capone gangster sanguinario che dominò l’America del proibizionismo, su Corriere della Sera, 25 gennaio 2017. URL consultato il 20 novembre 2025.
  12. 1 2 Mirella Gherardi, La strage di San Valentino: un punto di svolta nella balistica forense, su Società Italiana di Medicina Legale e delle Assicurazioni, 14 febbraio 2022. URL consultato il 20 novembre 2025.
  13. Luca Marrone, Delitti al microscopio. L’evoluzione storica delle scienze forensi, Gangemi, Roma, 2014, ISBN 978-88-492-7962-7.
  14. (EN) CRIMINOLOGIST FINGERS CHICAGO GUNMEN, in The Washington Post, 2 aprile 1995. URL consultato il 20 novembre 2025.
  15. 14 febbraio 1929 - Chicago - Strage di San Valentino - Portale storico della Presidenza della Repubblica, su archivio.quirinale.it. URL consultato il 20 novembre 2025.
  16. Catalogo - Sellerio, su Sellerio editore. URL consultato il 20 novembre 2025.
  17. L'area dove avvenne la strage, su google.it, google maps.

Altri progetti

[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni

[modifica | modifica wikitesto]