Serenata n. 12 per fiati (Mozart)

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La serenata n. 12 per fiati in Do minore K 388 (K6 384a), l'unica composta in questa tonalità, fu in seguito trascritta da Wolfgang Amadeus Mozart per quintetto d'archi (K 406); questo fatto dimostra che il compositore era consapevole del carattere "concettuale" che l'opera rappresentava.

Lo studio delle fughe di Bach e di Händel che impegnavano intensamente Mozart nel periodo influenzerà pesantemente e positivamente la serenata K 388 che stava prendendo corpo. Infatti quest'opera prende le distanze dal modo in cui era concepita fino ad allora la musica di intrattenimento.

Nella musica galante di Mozart erano sempre convissuti la complessità compositiva e strutturale e la leggerezza formale e melodica; nella K 388 si accentua la complessità e non si concede nulla alla leggerezza racchiudendo il tutto in un Do minore distante dalle usuali tonalità di intrattenimento.

Anche i movimenti paiono condurre la composizione più verso la sinfonia viennese che la classica serenata. Non vi troviamo infatti né il secondo minuetto, né un secondo movimento lento, né un'introduzione moderata e un finale moderato (o una marcia) come inizio e termine della composizione. in definitiva Mozart rinuncia ai tratti tipici della serenata a favore di un contenuto musicale che ondeggia tra unisoni aggressivi e passaggi lirici come avrà modo di scrivere il musicologo Hermann Abert.

La serenata si apre su un forte di tutti gli strumenti all'unisono, una risposta contrastante, un lungo tema. Si procede poi con andamenti sincopati, inusuali intervalli di settima, passaggi armonici stridenti per concludere in un calando solo leggermente più accomodante.
L''andante viene svolto nella tonalità relativa maggiore (Mi bemolle maggiore) alla tonalità di impianto. I temi sono dolci e gli strumenti dialogano fra di loro con un continuo scambio di idee. Nel minuetto prendono corpo la sapienza contrappuntistica di Mozart ma anche la capacità di usare questo virtuosismo costruttivo per ottenere da questo tempo un risultato nuovo e distante dal tono proprio della danza nobiliare. In altri termini Mozart è l'artefice, in questa composizione come nelle sinfonie n 25 K 183 e n. 40 K 550, di un minuetto serio quando non drammatico.
Un tema con variazioni caratterizza l'allegro con cui termina la serenata. Il compositore mantiene la tonalità di impianto in tutte le variazioni tranne nella quinta dove, corni e fagotti espongono un motivo, in Mi bemolle maggiore, che sarebbe poi stato ripreso nel Don Giovanni. Ai clarinetti il compito di riportare il movimento sull'usuale tenebroso sentiero del do minore che continuerà sino alla settima variazione. Qui il tema si snatura sino a perdersi e ad arrestarsi su di una corona. Ma il brano non termina e dal silenzio ricompare il tema questa volta nella tonalità luminosa di Do maggiore. Questo non deve tuttavia essere interpretato come un ritorno alla speranza, ma piuttosto come un travestimento che appare radioso, ma cela al proprio interno quel percorso accidentato e cupo che fino ad allora ci era stato mostrato.


Dati sull'opera[modifica | modifica wikitesto]

Catalogo Köchel

  • K 388 (K6 384a)

Durata

  • 26 minuti

Movimenti

  • Allegro
  • Andante
  • Minuetto in canone
  • Allegro

Organico

  • 2 oboi
  • 2 clarinetti
  • 2 fagotti
  • 2 corni

Luogo e data di composizione

  • Vienna luglio 1782/1783

Prime edizioni a stampa

Autografo

  • Conservato alla Nationalbibliothek di Berlino

Note

  • successivamente trascritto come quintetto d'archi nella stessa tonalità K 406 dallo stesso Mozart.
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