Scuola di Piazza del Popolo

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La Scuola di piazza del Popolo è stata un movimento artistico nato negli anni sessanta, a Roma, da Mario Schifano, Giosetta Fioroni, Tano Festa e Franco Angeli che si riunivano al Caffè Rosati a Piazza del Popolo o presso la Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis. Il movimento venne denominato successivamente Scuola di piazza del Popolo.

Storia della Scuola di Piazza del Popolo[modifica | modifica wikitesto]

Nata negli anni '60 dagli artisti Mario Schifano, Giosetta Fioroni, Tano Festa e Franco Angeli che si riunivano al Caffè Rosati a Piazza del Popolo o presso la Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis, vide ben presto nuovi artisti che si unirono al movimento, come Pino Pascali, Francesco Lo Savio, Sergio Lombardo, Renato Mambor, Jannis Kounellis, Cesare Tacchi, Umberto Bignardi. Il più giovane del gruppo fu Enrico Manera che aveva aderito all'idea avanguardistica del movimento verso la metà degli anni '70 stringendo amicizia con Schifano,Festa e Angeli.

Mario Schifano fu la figura principale del gruppo. La sua prima creazione da considerarsi pop fu Koka-Kola (1961), a cui fece seguito Coca-Cola del 1962. Il dipinto è organizzato come il finestrino di un'auto, pieno di colore rosso, tipico dell'etichetta della celebre bibita; il colore cola verso il basso, facendo riferimento alle indimenticabili sgocciolature di Rauschenberg e Johns, artisti statunitensi che influenzarono non poco il pittore italiano.

Ma per Schifano, la superficie pittorica non tende mai ad espandersi nelle tre dimensioni, piuttosto è considerata uno "schermo" su cui si rispecchia il mondo moderno. Infatti, la sua pittura va dalle immagini pubblicitarie (Esso, 1964) ai ricordi futuristi fino alla propaganda politica (Compagni, compagni, 1968).

Da considerarsi "schermi" risultano anche i quadri di Franco Angeli, realizzati con successive passate di colore e strati di garza, sotto i quali si pongono le immagini del potere e della violenza (aquile, croci, svastiche, etc.).

Risulta più oggettuale il lavoro di Tano Festa, il quale ritrova persiane, specchi e ante di armadi e li presenta come dipinti monocromi. Inoltre, lavora anche con le immagini provenienti dalla storia dell'arte (la Creazione di Adamo di Michelangelo, La grande odalisca di Ingres, il 'Particolare dei Coniugi Arnolfini), interpretandoli come segni di un mondo commercializzato e sottoposto alle stesse leggi con cui si gestiscono i prodotti di massa.

Allo stesso modo agisce Giosetta Fioroni, estrapolando un particolare da un'immagine, dilatandone il fotogramma e isolandolo a tal punto da renderlo irriconoscibile allo sguardo (Liberty, 1965). Sperimenta, al tempo stesso, le possibilità offerte dal collage e dalla fotografia, realizza serie di scatole-assemblages, teatrini e acquarelli in cui sono presenti stelle, fiori, cuori, etc.

Scrive Laura Cherubini di Enrico Manera in occasione della mostra "EX" tenutasi presso l'Artcurial di Parigi nel 2001: "Bernardo Bertolucci che si accomoda sulla sedia elettrica diventa un ottimo testimonial contro la pena di morte. È un'immagine forte, un pugno nello stomaco, sferrato con conoscenza dei meccanismi della pubblicità e della comunicazione dei mass media da Enrico Manera nel 1993 (Recycle Giordano è il titolo, con esplicito riferimento al sacrificio sul rogo di Giordano Bruno). Ma oltre all'impegno civile e alla conoscenza mediatica, c'è anche l'omaggio, il ricordo di quelle "Sedie Elettriche" che, nell'ambito dell'arte contemporanea, non può non richiamare alla mente la serie di Andy Warhol. Il fatto è che Enrico Manera appartiene a quel filone dell'arte contemporanea che ritiene superfluo, inutile e forse dannoso aggiungere un surplus di immagini a quel vero e proprio bombardamento a cui già ci sottopone la nostra epoca. E cosi' non solo i suoi maestri sono gli artisti che hanno fatto da capostipiti a questo atteggiamento come lo stesso Warhol o come Schifano, ma in diverse occasioni egli cita le loro immagini già "citate" dal mondo e spesso dal "già riprodotto" doppiandone l'operazione. In questo modo entriamo in una sorta di meccanismo a scatole cinesi, in un gioco labirintico di specchi. I suoi punti di riferimento l'artista li dichiara anche in un lavoro del 1995 (esposto alla XII Quadriennale Nazionale del 96 "Ultime Generazioni"), dove, in una disposizione a scacchiera, appaiono Man Ray e Picabia, Festa e Angeli, Breton e De Chirico e tanti altri...Ma anche qui forse c'è una citazione sotterranea, meno esplicita: quel Tano Festa del Clima felice degli anni sessanta e degli amici del cuore, che cita, quasi concettualmente (secondo una tendenza che egli stesso ha definito più vicina rispetto ad altre come la pop art) i nomi degli amici, artisti, galleristi, o collezionisti, e li inscrive in una geometrica griglia.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

http://lnx.whipart.it/artivisive/10775/mostra-tridente-lazio.html

  • Catalogo "EX" Carlo Ripa Di Meana, Laura Cherubini. Maretti & Wilde Publischer 2001, ISBN 88-88182-01-2
  • Catalogo XII Quadriennale Nazionale "Ultime Generazioni", Casa Editrice De Luca 1996, ISBN 97-8888-0161-745