Santa Sofia (Sicilia)

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Santa Sofia di Sicilia, vergine e martire, è patrona di Sortino, in provincia di Siracusa, ma venerata anche nella vicina Ferla.

Agiografia[modifica | modifica wikitesto]

Si narra di una città, Bisanzio, dalle ricchezze immense, governata da Costante, principe superbo, il quale aveva come nemici sia la natura, che gli negava la nascita di un figlio, sia i pastori, gli schiavi che cercavano di sottrarsi al suo potere. Anche sua moglie, una giovane e bella principessa, tremava dinanzi a lui, si prostrava, obbediva. Non parole di affetto e di amore fra i due coniugi; non sguardi di tenera e leale comprensione, non vita familiare ed intima. Però la moglie di Costante sopportava questo stato di cose con la soave reazione di un animo generoso e indulgente, di un gentile sorriso. Infatti la vita della principessa era mutata radicalmente dopo alcuni mesi da che era entrata nel palazzo di Costante. Tra le centinaia di schiave ve ne erano alcune che reagivano con carattere forte e soave alle angherie dei padroni. Tanta fortezza d'animo avevano colpito la giovane sposa, la quale, domandando il segreto ad una vecchia schiava, seppe che queste schiave erano cristiane, seguaci di una nuova religione, predicata sulle rive del Giordano in Palestina, dal Cristo, Figlio di Dio e Dio Lui stesso.

Dopo alcune settimane di conversazioni con la schiava, fu introdotto segretamente nella torre un anziano precettore che battezzò la principessa.

Dopo infinite preghiere da parte della principessa, una voce soave le annunciava la nascita di una bambina, miracolo di bellezza e di saggezza.

L'indomani la principessa svelò il messaggio al marito; in quell'istante stesso la statua di Minerva (dea della Sapienza) cadde e si ruppe rotolando fino ai piedi della principessa. A tale spettacolo Costante disse a gran voce: “Mia figlia dovrà essere vanto ed onore dei sapienti, sarà figlia della luce e si chiamerà Sofia”.

Fin dai primi mesi la bambina diede segni evidenti di un'intelligenza vivissima e di una ammirabile bontà d'animo.

All'età di cinque anni, la bambina Sofia ascoltava già l'insegnamento della madre circa l'esistenza di un solo Dio, Uno e Trino. Ma un brutto giorno la mamma si ammalò gravemente e morì. In mancanza dell'affetto materno fu lo stesso Gesù a colmare di affezione e ad istruire la vergine Sofia.

Il principe Costante la affidò ad una nutrice, la quale aveva molta cura della bimba e la istruì amorevolmente nelle cose profane; ma Sofia rimaneva fedele all'insegnamento ricevuto dalla madre e da sola accresceva sempre più le nozioni delle verità cristiane.

A quel tempo si scatenò la persecuzione contro i cristiani e anche Costante decretò di perseguitarli. Allora Sofia chiese alla nutrice di cercare in città un certo Timoteo, cristiano, perché voleva ricevere il battesimo. La nutrice tentò di convincerla dell'assurdità di un tale desiderio, ma Sofia non si piegò, anzi le parlò di un celeste sposalizio avvenuto durante la notte tra lei e Gesù. E come segno tangibile del celeste sposalizio Gesù le donò un anello d'oro, gemmato di perle.

Timoteo riuscì ad entrare di nascosto nel castello e battezzare Sofia e la nutrice.

Da quel giorno il santo uomo Timoteo ritornò sovente nella torre di Sofia.

Fu appunto lì che i tre furono sorpresi dal prefetto del palazzo di Costante, venuto su segnalazione di certi servi pagani.

Timoteo e la nutrice nello stesso giorno furono processati e giustiziati.

Sofia fu condotta al cospetto del principe Costante, che non riuscì a distoglierla dalla sua fermezza nella fede. Venne, allora, fustigata e gettata nell'oscura prigione. Sofia non aveva che dodici anni.

La notte seguente, mentre Sofia giaceva nella prigione, in catene e priva di sensi, un angelo la consolò, la risanò miracolosamente dalle ferite, la liberò dalle catene e precedendola le indicò la via più sicura per uscire dalla prigione.

Sofia, salita sulla barca indicatale dalla guida, approdò nel porto di Siracusa.

Sofia s'incamminò verso il centro dell'isola di Ortigia e cominciò a predicare la parola di Dio. Molti credettero e si fecero battezzare.

Rimase Sofia in Siracusa, istruendo, battezzando operando prodigi in nome e per il culto del vero Dio.

Un giorno, però, Sofia decise di allontanarsi nel retroterra di Siracusa, tra le montagne, per sfuggire all'ammirazione delle folle e per sottrarsi alla tempesta della persecuzione che già si profilava sul cielo di Siracusa.

S'incamminò pertanto lungo la valle dell'Anapo.

Là dove l'Anapo riceve le acque del suo maggiore affluente, s'innalza una collina grande e maestosa. Sull'altopiano di detta collina sorgeva la fiorente città di Erbesso.

È appunto ad Erbesso che Sofia giunse, stanca del lungo cammino. Entrò nella città splendida di marmi, di arte e di industrie. Ma fu colpita dal fatto che tutto lo sfarzo e la ricchezza di Erbesso si basava sull'inumana condizione e la miseria più nera degli schiavi, trattati e sfruttati come bestie dai padroni ingiusti. E Sofia cominciò a rivolgere la sua parola a questa misera gente, squalificata dalla superba società umana. Quelle menti, però, erano tarde a capire e quei cuori rimanevano chiusa al conforto che la nuova saggezza offriva loro.

Sofia allora lasciò Erbesso e si diresse verso nord, attraverso la regione degli Xuthiani (primi devoti di Santa Sofia, da cui discendono i Sortinesi), per arrivare sulle rive di un torrente, quasi sempre secco in quel punto, e rifugiarsi nella spelonca, detta poi la “Grotta di S. Sofia”. Cercò pure di estendere la sua missione apostolica tra gli Xuthiani, ma incontrò la stessa resistenza che presso gli schiavi di Erbesso.

Sofia allora si ritirò definitivamente nella spelonca e cominciò un periodo di ardenti preghiere, di grande penitenza, per ottenere da Gesù la riabilitazione di quella misera gente.

Stette molto tempo Sofia in quella grotta.

Ecco che un bel giorno un minuscolo gruppo di schiavi di Erbesso si presentò davanti alla grotta per chiedere conforto alla verginella.

Si rallegrò Sofia in cuor suo. Gesù aveva esaudito le sue preghiere ed accettato le sue penitenze.

Spuntò tanta gente, da ogni parte, in cerca di Sofia.

La vergine allora, uscita dalla grotta, si trascinò tutta quella folla e la condusse sull'altopiano là dove oggi sorge Sortino, e precisamente sul colle centrale, detto in seguito “Colle di Santa Sofia”.

E lo Spirito di Dio aprì quelle menti, commosse quei cuori. Tutti chiesero di essere battezzati.

Governava la città di Erbesso il prefetto Marziale.

Il numero dei cristiani aumentava spaventosamente, allora Marziale si decise ad agire. Dato che una giovane straniera era alla testa di questo gruppo di cristiani, bastava troncare quella testa per far cadere tutto il corpo della comunità cristiana.

Intanto la persecuzione contro i cristiani si faceva più minacciosa, specie ad opera del Prefetto romano di Pantalica, Marziale.

Sofia, avvertita dai fedeli, si diede alla fuga montando su un magnifico cavallo bianco, con l'intenzione di andare a nascondersi nella spelonca.

Il prefetto, informato da un pastore che aveva visto Sofia passare di là, trovò Sofia nella spelonca, assorta in preghiera; allora Marziale si avvicinò, l'afferrò per i capelli e la trascinò così bruscamente che le strappò una ciocca; ordinò di ucciderla, ma sapendola figlia di Costante gliela mandò al castello poiché il padre era amico dei romani. Prima di mettersi in cammino Sofia pregò Dio affinché quei soldati stanchi e assetati, per le lunghe ricerche fatte per trovarla, potessero dissetarsi. A questa preghiera Marziale si adirò, ma non era capace nemmeno di aprire la mano dove teneva la ciocca, e solo quando lo volle Sofia, la sua ciocca cadde e affiorò dalla terra una sorgente d'acqua viva (Pozzo di S. Sofia).

Sofia fu condotta nel castello davanti a suo padre che, ancora una volta cercò di convincerla ad adorare i loro dei tutelari. Ma vista la fermezza di Sofia, la condannò a morte. Con un colpo secco di spada le fu tagliata la testa. Poi fu dato l'ordine di gettare nei fiumi il bel corpo; ma gli schiavi, perché cristiani, gli diedero onorata e degna sepoltura dentro la città.

Con tale gesto pietoso ebbe fine la missione terrena della vergine Sofia.

Tre anni dopo, Costante, liberati i suoi schiavi e fattosi umile con l'umile gente chiese ed ottenne di essere battezzato sulla tomba della propria figlia, Sofia la bizantina, vergine e martire di Cristo.

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