Sant'Antonie a lu deserte

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Sand'Andonje a lu deserte
Artista
Autore/iAnonimo
GenereFolk
Esecuzioni notevoliI Gufi
Amália Rodrigues, Maria Monti
Notecanto di origine abruzzese

Sand'Andonje a lu deserte[1] o Lu sand'Andonje (a volte scritto Sant'Antonio allu desertu e in italiano Sant'Antonio nel deserto) è un canto popolare italiano, di origine abruzzese, composto da uno o più autori anonimi. È un canto di questua ed i versi vengono cantati principalmente in Abruzzo alla vigilia della festa di sant'Antonio abate. Essa si svolge dal pomeriggio della vigilia per concludersi il 17 (giorno della festa del santo) fra canti, suoni e sacre rappresentazioni fino a tarda notte. Il culto è sempre stato molto vivo nel mondo agro-pastorale abruzzese, dove il santo è venerato quale protettore degli animali domestici.

Le numerose strofe ricordano, con spirito ludico, le tentazioni di sant'Antonio, le proverbiali lotte tra l'anacoreta e Satanasso.

Lu Sant'Andonie[modifica | modifica wikitesto]

Detto anche "lu Sant'Andùne", è un'altra versione popolaresca del canto. Il folklorista Gennaro Finamore ha trascritto alcune versioni di provincia in provincia della canzone, anche se la vulgata risulta essere quella della provincia di Chieti, intonata soprattutto il 16 gennaio per la festa delle Farchie a Fara Filiorum Petri[2]. La canzone inizia con un augurio del santo verso la gente devota che lo ospitano nelle loro case durante pellegrinaggio, successivamente i distici cantano la vita del santo, dalla fuga al deserto alle tentazioni e ai dispetti del Demonio, fino alla generosità del santo verso i contadini e al saluto finale.

Rimane celebre l'incisione della canzone, di anonimo, da parte della Corale Giuseppe Verdi di Teramo, diretta dal Maestro Ennio Vetuschi, con voce solita il poeta dialettale abruzzese Raffaele Fraticelli.

Incisioni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giuseppe Vettori, Il folk italiano: canti e ballate popolari, Newton Compton, 1976, pp. 155-156.
  2. ^ Si vedano il canto "Lu Sant'Antònie" trascritto da Gennaro Finamore ad Atri in G. Finamore, "Documenti dialettali abruzzesi", Rivista Abruzzese, V, 1905, Teramo, e una versione alternativa trascritta dallo stesso nel 1913 a Colledimacine (CH), poi in E. Giancristofaro, Porco bello. Il maiale e Sant'Antonio abate nella tradizione abruzzese, Rivista Abruzzese, Lanciano 1991, pp. 79-81

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]