Regolamento parlamentare

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Nel diritto costituzionale il regolamento parlamentare è l'atto normativo con il quale la camera di un parlamento disciplina la propria organizzazione interna e il proprio funzionamento.

Nella gerarchia delle fonti[modifica | modifica wikitesto]

La costituzione si limita a disciplinare gli aspetti principali dell'organizzazione e del funzionamento del parlamento, demandando il resto della disciplina al regolamento adottato da ciascuna camera (o dall'unica camera di un parlamento monocamerale) con le modalità stabilite dalla stessa costituzione, che sovente richiede la maggioranza assoluta o, addirittura, una maggioranza qualificata per l'approvazione, a tutela delle minoranze. Generalmente le Camere hanno specifiche commissioni incaricate di sottoporre all'assemblea i regolamenti da approvare e le eventuali modifiche agli stessi, oltre che della loro interpretazione[1].

Tali regolamenti, a differenza degli omonimi atti adottati dal potere esecutivo, non sono, nella maggioranza degli ordinamenti, subordinati alle leggi nella gerarchia delle fonti del diritto, ma posti sullo stesso piano: i rapporti tra le due fonti non sono, quindi, regolati dal principio di gerarchia ma da quello di competenza, nel senso che la legge non può invadere la sfera di competenza specificamente attribuita al regolamento.

Evoluzione della sovranità del Parlamento[modifica | modifica wikitesto]

In alcuni ordinamenti, come quello francese, i regolamenti parlamentari sono subordinati alla legge a partire dalla V Repubblica; in quello britannico, essi sono sempre stati per lo più espressione di prassi erette a consuetudine[2] ed a Costituzione flessibile basta una legge ordinaria a derogare alla consuetudine[3].

Le tradizionali concezioni di assoluta separatezza del Parlamento dall'ordinamento giuridico generale, in Italia, sono invece state declinate in modo assai più rigoroso delle altre democrazie europee[4].

Solo con la sentenza n. 120 del 2014 è stato affermato dalla Corte costituzionale che i regolamenti parlamentari sono fonti del diritto come tutte le altre e, pertanto, anch'essi non possono disciplinare materie che fuoriescano dalla sfera di attribuzioni dei rispettivi organi costituzionali. In tal senso, già il diritto pubblico comparato aveva da tempo affermato la natura funzionale di tale riparto di competenza[5], il che comportava che l'esorbitanza di un regolamento potesse essere sanzionata da un organo giurisdizionale esterno, che sottrae alla Camera interessata la potestà esclusiva di interpretare il proprio regolamento: è stato fatto in Gran Bretagna con la sentenza Chaytor della Corte suprema[6], negli Stati Uniti con la sentenza National Labor Relations Board v. Noel Canning della Corte suprema e dalla Corte europea dei diritti dell'uomo[7] nella sentenza Karacsony[8].

I vizi della procedura parlamentare[modifica | modifica wikitesto]

La non-giustiziabilità del regolamento parlamentare comincia ad essere revocata in dubbio[9], anche in riferimento al vizio in procedendo della legge[10]: ciò sia nel caso in cui si lamenti un'interpretazione regolamentare erronea, sia in quello in cui si ritenga che la norma del regolamento sia in violazione della Costituzione.

Si tratta di un'evoluzione già affermatasi in Germania[11] ed in Francia[12].

Tale evoluzione, in Italia, trova l'ostacolo dell'impossibilità[13] di adire in via diretta la Corte costituzionale da parte dei parlamentari soccombenti[14], così come da parte della regione che si assume lesa dalla procedura seguita in Parlamento[15]. La strada della questione incidentale, per investire la Corte costituzionale, non è però preclusa, per eccepire questo tipo di violazione, purché rilevante e non manifestamente infondata[16].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ R. Ibrido, L’interpretazione del diritto parlamentare. Politica e diritto nel «processo» di risoluzione dei casi regolamentari, Franco Angeli, Milano, 2015.
  2. ^ Elia, Leopoldo, "Consuetudini Costituzionali e Regolamenti Parlamentari", in Giornale Di Storia Costituzionale (2008): 157.
  3. ^ Cosa avvenuta più volte negli ultimi decenni: v. Dawn Oliver, Gavin Drewry, The Law and Parliament, Butterworths, 1998, § IV.
  4. ^ Nicola Occhiocupo, “Teologia dei corpi separati” e partecipazione di troppo ad un conflitto di attribuzione tra organi supremi, in Giurisprudenza costituzionale, I, 1980, pp. 1421 ss.
  5. ^ Giampiero Buonomo, Lo scudo di cartone, Rubbettino Editore 
, 2015, ISBN 9788849844405., capitolo 5.
  6. ^ A. Horne, G. Drewry, D. Olivier, Parliament and the law, Hart studies in Constitutional law, Hart publishing, Oxford/Portland, 2013.
  7. ^ Persino in un caso di sanzioni disciplinari a parlamentari, tradizionalmente ritenuto come regolato soltanto dal codice di comportamento interno alle Camere: v. (ES) Sanciones disciplinarias y policía interna en el ordenamiento parlamentario italiano ‘'AA.VV., Derecho parlamentario sancionador'’, Eusko Legebiltazarra, Parlamento Vasco ed., 2005, p. 236-271.
  8. ^ Guido Raimondi, Immunità parlamentari e diritti umani, in Diritto pubblico europeo-rassegna online, gennaio 2016.
  9. ^ Rivosecchi, Guido. Quali rimedi all'inattuazione del 'Premier question time'? A proposito di statuto dell'opposizione e giustiziabilità dei regolamenti parlamentari per conflitto di attribuzione, Società editrice il Mulino, 2004.
  10. ^ GIOVANNI PICCIRILLI, L'“OGGETTO PROPRIO” DELLE LEGGI EX ART. 70, PRIMO COMMA, COST.. PRIMI APPUNTI SUL POTENZIALE SVILUPPO DEL CONTENZIOSO COSTITUZIONALE SUI VIZI FORMALI, in www.gruppodipisa.it/wp-content/uploads/2015/10/Piccirilli.pdf ; P. Passaglia, Il presumibile aumento delle denunce di vizi procedurali e l’ampliarsi di una «zona d’ombra» della giustizia costituzionale, in www.federalismi.it, n. 5/2016, p. 12 s.; M. Cavino, Corte costituzionale e potenziale sviluppo del contenzioso sui vizi formali degli atti legislativi, 2015.
  11. ^ Per la decisione del Tribunale Costituzionale Federale del 2002 "particolarmente rigorosa", che annullò la legge sull'immigrazione "in quanto approvata dal Bundesrat con una maggioranza calcolata includendovi illegittimamente i quattro voti, decisivi, del Land Brandeburgo", espressi unitariamente e calcolati in quanto tali dalla Presidenza dell'Assemblea nonostante vi fosse l'indizio concreto di un dissenso interno alla delegazione, v. Paolo Carrozza, ‎Alfonso Di Giovine, ‎Giuseppe F. Ferrari, Diritto costituzionale comparato, Laterza, 2014.
  12. ^ Sophie Hutier, "Le contrôle de la procédure parlementaire par le Conseil constitutionnel", tesi discussa l' 11 luglio 2015, Aix/Marsiglia, Istituto Louis Favoreu (Groupe d'Études et de Recherches comparées sur la Justice Constitutionnelle). V. anche Damien Chamussy, La procédure parlementaire et le Conseil constitutionnel, Nouveaux Cahiers du Conseil constitutionnel n° 38 (Dossier : Le Conseil constitutionnel et le Parlement) - janvier 2013.
  13. ^ Unioni civili, Consulta dichiara inammissibile ricorso Giovanardi, 16 giugno 2016. Per un commento, v. S. Rossi, Tra politica e procedura. Il conflitto (in)utile sul d.d.l. Cirinnà, in Osservatorio AIC, 2016, 3, 1-19.
  14. ^ Sull'impossibilità di sollevare, in Italia, conflitto tra poteri dello Stato da parte di una minoranza dello stesso organo collegiale chiamato in causa, v. Luther, Cenni di diritto comparato sui conflitti di attribuzioni tra i poteri dello Stato (in La Corte costituzionale e gli altri poteri dello Stato, Torino 1993, 99 ss.); Zanon, “Sfere relazionali” riservate a Parlamento e Magistratura e attribuzioni individuali del singolo parlamentare: una distinzione foriera di futuri sviluppi?, in Giur. cost. 1998; Zanon, I diritti del deputato “senza gruppo parlamentare” in una recente sentenza del BVfG, in Giur. cost. 1989, II, 1185.
  15. ^ In sede di questione di legittimità sollevata dalla Regione contro la legge dello Stato, la regione Friuli aveva ravvisato la violazione dell’art. 72, quarto comma, Cost., che escluderebbe "la possibilità di utilizzare, per l’iter di approvazione della legge di delegazione, una procedura diversa da quella ordinaria, quale quella di conversione del decreto-legge"; ma nella sentenza n. 234/2013 la Corte costituzionale ha replicato invocando «un consolidato indirizzo della giurisprudenza costituzionale le regioni sono legittimate a censurare, in via di impugnazione principale, leggi dello Stato esclusivamente per questioni attinenti al riparto delle rispettive competenze», essendosi «ammessa la deducibilità di altri parametri costituzionali soltanto ove la loro violazione comporti una compromissione delle attribuzioni regionali costituzionalmente garantite» (sentenza n. 216 del 2008).
  16. ^ La sentenza n. 237/2013 ha visto la Corte costituzionale entrare nel merito del profilo di censura, relativo alla violazione del procedimento ordinario previsto per la legge di delegazione, e prospettato anche in considerazione della sua approvazione con il voto di fiducia su un maxi-emendamento: esso è stato giudicato non fondato perché nella fattispecie i vincoli dell'articolo 72 Cost., consistenti nella necessità di esame in sede referente e nella cosiddetta “riserva di Assemblea”, risultano puntualmente rispettati (§ 9.5. del Considerato in diritto).

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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