Qudama ibn Ja'far

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Qudāma ibn Jaʿfar Abū al-Faraj, in arabo: ﻗﺪﺍﻤﻪ ﺑﻥ ﺟﻌﻓﺮ ﺍبو ﺍﻠﻔﺮﺝ‎ (873932[1]), è stato un critico letterario arabo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Sulla vita di Qudāma ibn Jaʿfar Abū al-Faraj ci sono molte incertezze a iniziare dal fatto che sarebbe stato cristiano di origine convertitosi all'Islam. Tali incertezze sono in parte dovute al fatto che nei testi arabi classici si parla di due personaggi con lo stesso nome.[2]. Si suppone che Qudama, funzionario dell’amministrazione centrale del califfato a Baghdad, sia nato intorno al 873 mentre sarebbe morto, secondo fonti diverse, dopo il 932 e prima del 948.

Delle numerose opere a lui attribuite ci è giunto il Kitab naqd al-shiʿr (Il libro della critica poetica)[3] considerata la sua opera principale. Con questo testo, l’autore partecipa al nascita della critica letteraria araba che vede la luce proprio in questo periodo grazie anche a Ibn Qutayba e il califfo-poeta Abd Allah Ibn al-Mu'tazz. In questa opera Qudama prende in esame la poesia a partire dal definire cosa sia ”poesia” e cosa non lo sia. Così, partendo dall’affermazione che si tratta di un “discorso dotato di senso e caratterizzato dalla rima e dal ritmo”, affronta la questione relativa alla distinzione fra poesia valida e non valida. In tale prospettiva egli esamina le forme metriche, il linguaggio, le tematiche e le immagini, quindi l’espressione e la capacità dei poeti a esprimere in forma adeguata quanto costituisce i significati del componimento. Ci sono anche giunte alcune sezioni del Kitab al-kharaj (Il libro delle imposte).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La morte va collocata fra 932 e 948.
  2. ^ Enciclopédie de l’Islam, vol. V, p. 318-321
  3. ^ The Kitab naqd al-shiʿr, ed. S.A. Bonebakker, Leyde, Brill, 1956

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Abbasid belles-lettres, ed. by T.M. Johnstone, J.D. Latham, R.B. Serjeant, G. Rex Smith, (Cambridge History of Arabic Literature) Cambridge etc., 1990.

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