Qedushah

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Amidah.

Siddur - Libro di preghiere ebraico

Qedushah o Kedushah (in ebraico: קדושה?) è tradizionalmente la terza sezione di tutte le recitazioni della preghiera ebraica Amidah. È inoltre un termine che, secondo la tradizione rabbinica classica, designa la santità del popolo d'Israele quale popolo eletto di Zaddiqim, scelto da Dio tra tutte le 70 Nazioni come Suo possesso particolare con il compito dell’Avodah, il servizio spirituale per Dio, appunto «Santo e Benedetto» (Qadosh BarukhHu).[1]

Essenzialmente Qedushah è la santificazione del Nome di Dio durante la funzione liturgica di preghiera dell'Amidah. Nell'Amidah sottovoce è una preghiera corta, ma nella sua ripetizione, che richiede una minian di 10 persone, è notevolmente più lunga. La liturgia varia tra le varie congregazioni e comunità ebraiche, nonché durante i diversi servizi, ma hanno in comune tre versetti della Bibbia (sebbene le traduzioni varino): Kadosh Kadosh Kadosh Adonai Tz'vaot M'lo Khol Ha'aretz K'vodo ("Santo, Santo, Santo, il Signore degli Eserciti il Mondo intero è pieno della Sua Gloria"), Baruch K'vod Adonai Mim'komo ("Benedetta è la Gloria del Signore nella sua Sede") e Yimloch Adonai L'Olam, Elohayich Tziyon L'dor Vador Hall'luyah ("Il Signore regnerà sempre, il Tuo Signore, O Sion, di generazione in generazione, Hallelujah").[1]

Liturgia[modifica | modifica wikitesto]

Qedushah è enfatizzata nel corso dei servizi liturgici della mattinata e di Musaf nello Shabbat e Festival, e nei versetti biblici ci sono più lodi. Il servizio Musaf di Shabbat e Festival, nonché tutti i Qedushah di Yom Kippur inoltre contengono la frase di apertura dello Shemà.

Esiste anche una preghiera chiamata Kedushah D'Sidrah che viene recitata alla conclusione dei servizi mattutini settimanali, all'inizio dei servizi pomeridiani di Shabbat e Festival, la conclusione del servizio serale del sabato notte, e l'inizio del servizio Neilah alla fine dello Yom Kippur. Questo è differente dalla Qedushah di Amidah poiché non richiede un minian ed include una ricapitolazione in aramaico (Targum) dei succitati tre versetti biblici della Qedushah.[2]

Durante la ripetizione del Lettore, quando raggiunge il terzo paragrafo - col tema della Santità di Dio - declama: 'Santificheremo il Tuo Nome nel mondo come lo santificano nell'Alto dei Cieli, poiché sta scritto per mano del Tuo profeta: "Proclamavano l'uno all'altro: "Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti. Tutta la terra è piena della Sua gloria". (Isaia 6:3[3]).'

Da 'Santo, santo, santo' in poi è la congregazione che canta. Il Lettore continua: 'Quelli di fronte a loro dicano, benedetta,' al che la congregazione risponde: 'Benedetta la gloria del Signore dal luogo della sua dimora! (Ezechiele 3:12[4]).' Il Lettore continua: 'E nelle Tue sante parole è scritto, dicendo,' al che la congregazione risponde: 'Il Signore regna per sempre, il tuo Dio, o Sion, per ogni generazione. Hallelujah (Salmi 146:10[5]).'[6]

Qedushah è quindi una rievocazione da parte della congregazione delle lodi angeliche di Dio nell'Alto. In un passaggio talmudico si afferma che gli angeli non cominciano la loro canzone fino a quando Israele non abbia recitato lo Shemà sulla terra e che, inoltre, il nome divino si verifica nello Shemà dopo sole due parole ('Ascolta' e 'Israele'), mentre alle schiere angeliche è consentito di enunciare il nome divino dopo tre parole ('Santo, santo, santo')[N 1]

La Shema nella Qedushah[modifica | modifica wikitesto]

Qedushah significa santità in ebraico. Questa preghiera è una proclamazione della santità di Dio. Qedushah acquisì un significato particolare nel corso del V secolo e.v., quando agli ebrei di Persia era proibito dire la Shemà. Questa preghiera si intreccia abilmente con le parole dello Shema e fu trascurata da coloro che spiavano i servizi liturgici ebraici per essere sicuri che lo Shema non venisse detto. Alcuni fedeli stanno sulle punte dei piedi quando recitano Kadosh Kadosh Kadosh (santo santo santo). Le parole sono di Isaia 6:3[7], che si riferisce ad una visione di angeli e stando in punta di piedi simboleggia il movimento di angeli e anche il sollevamento dello spirito.[8]

Dal VI secolo e.v., lo Shema viene aggiunto alla Qedushah nella Preghiera (Addizionale) Musaf negli Shabbat e le altre feste. Ciò si dice succeda perché le autorità bizantine, sia che fossero dualisti cristiani o persiani, non permettevano agli ebrei di dichiarare pubblicamente l'unità di Dio nello Shemà. Di conseguenza, lo Shema non era recitato nel solito posto del servizio mattutino, ma solo nella Preghiera Addizionale successiva al fine di evitare le attenzioni scrutinanti delle autorità governative. C'è probabilmente della verità storica alla base di questo rapporto.[8]

Preghiera e traduzione[modifica | modifica wikitesto]

Questa santificazione del Nome di Dio è una combinazione di Isaia 6:3[9], Ezechiele 3:12[10], Salmi 8:10,146:10[11]. La preghiera viene recitata come declamazione dal conduttore/lettore e la congregazione recita la risposta. La Qedushah è la terza benedizione di Shemoneh Esrei. La congregazione si alza in piedi per lodare Dio, concentrandosi sulla Sua Santità nella parole Kadosh, Kadosh, Kadosh:[12]

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Santifichiamo il Tuo Nome sulla Terra, come è santificato nell'Alto dei Cieli. Come sta scritto dal Tuo profeta.
in ebraico: {{{1}}}?
[Congregazione] - Santo, santo, santo è Adonai Tz'vaot! La presenza di Dio colma la terra intera.
in ebraico: {{{1}}}?
Fonte di forza, o Sovrano, quanto maestosa è la Tua presenza su tutta la terra!
in ebraico: {{{1}}}?
[Congregazione] - Benedetta è la presenza di Dio, che emana luce da dove Dio dimora.
in ebraico: {{{1}}}?
Dio solo è il nostro Dio e nostro Creatore, nostro Sovrano e nostro Soccorritore; e in misericordia, Dio si rivela alla vista di tutti i viventi:
in ebraico: {{{1}}}?
Io sono il Signore tuo Dio!
in ebraico: {{{1}}}?
Adonai regnerà sempre, il tuo Dio, O Sion, di generazione in generazione, Hallelujah!
in ebraico: {{{1}}}?
A tutte le generazioni dichiareremo la Tua grandezza e per tutta l'eternità proclameremo la Tua santità. La Tua lode, O Dio, non lascerà mai le nostre labbra. Che Tu sia benedetto, Adonai, il Dio Santo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Esplicative
  1. ^ La Qedushah dell'ebreo lo coinvolge e permea sia nell'anima sia nel corpo (cfr. anche Brit Milah e Mikveh), tanto nella preghiera ebraica quanto nelle Mitzvot; essa è una condizione, uno stato interiore spirituale vissuto anche su ogni piano della propria esistenza legata a Dio. La consapevolezza dell'ebreo, che riflette le Sefirot, rende cosciente della presenza divina quotidianamente, in ogni momento ed istante. Si veda "Kedushah: So Far and Yet So Near", su Jewish Contemplatives. URL consultato 30/07/2013 Inoltre la stessa Terra santa, ovvero Eretz Israel, è santa in sé e per sé sino al punto da attirare letteralmente tutto l'essere del devoto religioso ebreo sino alle lacrime per l'amore di essa; anche nella Chassidut il richiamo è palese: oltre alle numerosissime storielle chassidiche appunto, ai racconti ed alle parabole del Besht, non mancano gli insegnamenti a tal riguardo, affermando che lo spirito e l'anima dell'ebreo sono tesi verso la Terra santa d'Israel in ogni momento della propria vita... quotidianamente, per esempio ciò "testimoniato" nelle Tefillot, nei Tehillim di Re David, come detto: la mia destra si "paralizzi" se ti dimenticherò, oh Gerusalemme! Oltre a ciò è ben noto "il trasporto emotivo-spirituale" ormai in Terra d'Israel dove anche lo studio della Torah e la preghiera divengono elevatissimi, illuminanti e certamente molto più "rivelatori"; lo stesso Rebbe Nachman di Breslov ricordava che, pur tornato "nella vecchia-Europa di allora", essere stato almeno una volta in soggiorno in Terra santa gli dava gioia, lo rassicurava solidamente e lo rinfrancava nei momenti di "quasi-vuoto interiore", quando cioè egli diceva, pur con speranza e fede nell'Eccelso: ora non so nulla! (cfr (ES) de Breslov, Rabí Natán. Diario de un Camino Espiritual (Iemei Moharnat): La Autobiografía del Rabí Natán de Breslov (Spanish Edition) Breslov Research Institute) v. Gerusalemme celeste [Al di là delle varie discussione sulla discendenza da madre o padre secondo il Talmud, nella Mishnah, nella religione ebraica si può essere ebrei d'origine soltanto alla decima discendenza/generazione; è infatti ovvio che prima di questa, ovvero quando si fosse figlio/a illegittimo/a -(in ebraico ממזר, traslitterato Mamzer: generalmente un figlio illegittimo è difficilmente "individuabile" secondo la letteratura-medica comune; al di là dei casi "rari", dunque senza la concausa di promiscuità sessuale che è quanto si conosce nelle accademie di ricerca internazionale, vi sono poi eccezioni a cui si può e deve far fronte soltanto con la tradizione semi-esoterica della religione ebraica... perché non è un "Sod-Maskil" quindi può essere "sperimentato", cioè verificato empiricamente, anche con esegesi-PSHAT (v. Pardes)... Già Maimonides ne faceva riferimento riguardo alle intelligenze-agenti, soltanto apparentemente paragonabili alle "essenze eterne Sufi", con ciò sancendo la celebre discussione riguardo alle Categorie... È questa la "questione": senza un'illogica presunta "SUPERIORITÀ RAZZIALE", ormai retaggio disconosciuto dalla Società Moderna Globale, quindi politicamente inclusiva con intenti ragionevolmente radicati in tutti i sistemi nazionali democratici e [comunque] "accoglienti e non discriminatori", oggi dare un occhio al lato dei tanti non è più un fattore esclusivo-elitario settario, sia esso o campanilistico-dissociativo o classista e famigliare, qual si voglia pretendere. La religione ebraica del "nucleo" ebraico veridico e sempre fedele a sé stesso non ha mai negato la propria identità naturalmente divina, stando a Brit e Mitzvah secondo l'Halakhah: questo significa che il popolo ebraico in quanto tale è storicamente ed ontologicamente il popolo religioso eletto come "tesoro di Dio, Re d'Israel" sin dall'Antico Egitto e l'Haggadah di Pesach ce ne ricorda vivamente l'evento professato da tutti gli ebrei ormai da millenni appunto. Qual è dunque la conclusione? Da allora gli ebrei non sono mai cambiati, pur con il succedersi delle generazione ed oltre le ormai "eternamente" discusse e discutibili "Conversioni di massa"!)- l'appartenenza al popolo ebraico non è ammessa né accettata.]
Riferimenti bibliografici
  1. ^ a b Rabbi Reuven Hammer, Or Chadash: A Commentary on Siddur Sim Shalom for Shabbat and Festivals, New York City: Rabbinical Assembly/United Synagogue of Conservative Judaism, 2003, p. 227. ISBN 0-916219-20-8
  2. ^ Rabbi Reuven Hammer, Or Chadash: A Commentary on Siddur Sim Shalom for Shabbat and Festivals, New York City, Rabbinical Assembly/United Synagogue of Conservative Judaism, 2003, p. 227, ISBN 0-916219-20-8.
  3. ^ Isaia 6:3, su laparola.net.
  4. ^ Ezechiele 3:12, su laparola.net.
  5. ^ Salmi 146:10, su laparola.net.
  6. ^ "Kedusha/L' dor Vador" Archiviato il 29 settembre 2015 in Internet Archive., su Temple Adat Elohim.
  7. ^ Isaia 6:3, su laparola.net.
  8. ^ a b "Kedushah: So Far and Yet So Near", su Jewish Contemplatives.URL consultato 30/07/2013
  9. ^ Isaia 6:3, su laparola.net.
  10. ^ Ezechiele 3:12, su laparola.net.
  11. ^ Salmi 8:10,146:10, su laparola.net.
  12. ^ Per il testo completo della preghiera si veda "Kedusha/L' dor Vador" Archiviato il 29 settembre 2015 in Internet Archive., su Temple Adat Elohim, anche con recitazione audio dell'artista Sol Zim. Per una traslitterazione dell'ebraico, cfr.[1]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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