Probo (console 502)
Flavio Probo (latino: Flavius Probus; fl. 502-542) è stato un funzionario e ambasciatore bizantino imparentato con l'imperatore Anastasio I.
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Probo era nipote dell'imperatore Anastasio I tramite il fratello di quest'ultimo, Flavio Paolo, e cugino di Ipazio e Pompeo ossia i figli della sorella dell'Imperatore, Cesaria. Era un monofisita.
Nel 502 fu nominato console per l'Oriente.
Amico del monaco Severo (poi divenuto patriarca di Antiochia), lo presentò ad Anastasio quando il primo si recò a Costantinopoli.
Nel 519, in occasione delle indagini su Pietro di Apamea, fu acclamato assieme a Ipazio.
Nel 526 (forse elevato alla carica di magister militum, sicuramente già patricius) fu inviato dall'imperatore Giustino I come ambasciatore presso gli Unni; ricevette dall'imperatore del denaro, da utilizzare per assoldare dei mercenari unni per difendere gli iberici dai Persiani, ma diede il denaro, col consenso di Giustino, a dei missionari che lavoravano tra gli Unni.
Nel 528 fu accusato di aver calunniato l'imperatore Giustiniano I; portato in giudizio il suo caso davanti al concistoro, l'imperatore stracciò la documentazione e perdonò Probo.
Nel gennaio 532 Giustiniano dovette affrontare una pericolosa rivolta popolare, passata alla storia come la rivolta di Nika. I ribelli avevano bisogno di trovare un candidato alla porpora da opporre a Giustiniano e Probo riteneva che, in quanto nipote di Anastasio, il popolo avrebbe scelto lui o uno dei suoi cugini; per questo motivo si allontanò segretamente da Costantinopoli. I ribelli si recarono alla casa di Probo, vicino al porto di Giuliano e, non trovatolo, la incendiarono. Dopo aver spento la rivolta nel sangue, Giustiniano fece mettere a morte Ipazio e esiliò Probo, confiscandone le proprietà, ma l'anno successivo cambiò idea e richiamò Probo, restituendogli ciò che gli aveva tolto.
Probo era ancora vivo nel 542, quando diede in affitto una sua casa a Giovanni di Efeso.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Martindale, John R., e John Morris, The Prosopography of the Later Roman Empire, vol. 2, Cambridge University Press, 1980, pp. 912-913.