Porta Nuova (Ravenna)

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Coordinate: 44°24′44.5″N 12°12′22.7″E / 44.412361°N 12.206306°E44.412361; 12.206306

Viste della facciata esterna ed interna della porta

Porta Nuova, anche detta porta Gregoriana o porta Pamphilia, è una porta monumentale di Ravenna, che si trova nell'estremo sud di via di Roma, nella parte meridionale della città.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini di questa porta risalgono alla fine del Cinquecento, quando nel 1578 si decise di sostituire la preesistente porta San Lorenzo che versava in cattive condizioni.

« ...quella Porta ritrovavasi una volta fregiata di marmi Greci, de' quali essendone poi stata spogliata, così deforme divenne, che comunemente il Portone addimandavasi »

(Bernardo de' Rossi sullo stato della porta San Lorenzo)

Porta Nuova fu quindi eretta tra il 1580 e il 1585 a circa 150 metri dal precedente ingresso e denominata porta Gregoriana in onore di Gregorio XIII il papa regnante dell'epoca. I lavori furono compiuti dal presidente della Romagna, Giovanni Pietro Ghisleri:

« Ha dato cura a Galeotto Monaldini, Cittadino honorato per la fabrica d'una Magnifica porta, che vuol si facci in Ravenna, dov'era già il portone, detta Porta Gregoria da nome di N. S. papa Gregorio XIII »

(Tomaso Tomai, Historia di Ravenna)

L'opera fu parte di un processo di rinnovamento della zona che accompagnò la costruzione della basilica di Santa Maria in Porto e il rinnovamento della strada per Cervia. Venne costruito anche un ponte sul fiume Ronco che lambiva la città presso la porta. Inoltre fu posta un'iscrizione che elencava i lavori promulgati dal papa nel ravennate, ricordando le bonifiche di alcune paludi circostanti, il risanamento delle saline di Cervia e la restaurazione del porto di Cesenatico.

« Gregorio XIII. Pont. Maximo
Ob Paludes in agro Ravenn. Exsiccatas
Viam Aemiliam flumen Sapim usque munitam
Pontem ad Portam hanc Gregorianam fructum
Aquas noxias Cerviam coercitas Salinas auetas
Ac illius et Caesenatici Portus reparatos »

(Epigrafe un tempo collocata sopra la porta)
Disegno di porta Nuova di Vincenzo Maria Coronelli 1708-1709

Un secolo dopo, il cardinale Giovanni Stefano Donghi, con l'intento di rilanciare la città ricollegandola al mare, decise di far costruire un nuovo canale navigabile. La darsena del nuovo corso, ottenuto dal porto Candiano di Classe, terminava dinanzi alla porta. Venne quindi deciso di restaurarla e i lavori iniziarono nel 1653. All'inagurazione del canale, chiamato Pamphilio, anche la porta fu ridenominata, assumendo il nome di Pamphilia in onore di Innocenzo X Pamphili. A ricordo dell'evento, l'anno seguente, furono posizionate due epigrafi ai lati della facciata esterna:

« COLUMBA NOVUM MARE
COLUMBUS NOVAM TERRAM
INVENIT
NEPTUNUS CERERI
NAVES SUCCEDUNT ARATRO
UBI OLIM
NEPTUNUS CERERI
NAVES CESSERUNT ARATRO »

(A sinistra)

« ROMANA COLUMBA IMPERANTE
LIGUISTICA AQUILA EXEQUENTE
AD
HOMINIS PAMPHILII AETERNITATEM
ANNO MDCLIIII
JOAENNE STEPHANO
CARDINALE DONGHIO
LEGATO »

(A destra)
Progetto di riduzione di Porta Nuova, Pietro Matteucci

A inizio Ottocento sì avanzò l'ipotesi di ristrutturare la porta dandole una connotazione più monumentale. A questo proposito l'architetto Pietro Matteucci preparò il Progetto di riduzione di Porta Nuova che proponeva un lavoro di stampo neoclassico. Nello studio compare anche la rosta di porta Alberoni, aggiunta all'arco di porta Nuova nel 1885 dopo la demolizione della prima, avvenuta per far spazio alla costruenda ferrovia.

Dopo l'unità d'Italia venne anche chiamata porta Garibaldi, a causa dell'omonima via che la attraversava.[1] Tuttavia, sebbene rinominata più volte, la denominazione più diffusa rimase quella ufficiosa di porta Nuova, ottenuta all'inizio, dopo la sostituzione della precedente porta San Lorenzo.

Locomotiva della tranvia Forlì-Ravenna che transita sotto porta Nuova

Tra il 1883 e il 1929 è stata attiva la tranvia Forlì-Ravenna che passava proprio sotto la porta, per proseguire verso Forlì attraverso via Ravegnana.

Sulla facciata interna sono state aggiunte due piccole lapidi commemorative in onore di Francesco Segurini[2] e Mario Montanari[3] morti rispettivamente nel 1921 e nel 1944.

Targa commemorativa presente sulla parete interna della porta

Nel 1997, sulla parete interna della porta, è stata affissa una lasta di marmo commemorativa nel 53° avversario della liberazione della città avvenuta sul finire della seconda guerra mondiale che recita:

« DA QUESTA PORTA
IL 4 DICEMBRE 1944
I PARTIGIANI
DELLA 28MA BRG "GARIBALDI"
E I REPARTI ALLEATI
ENTRAVANO IN RAVENNA
LIBERANDO LA CITTA’
DAL GIOGO NAZIFASCISTA.

4 DICEMBRE 1997
IL COMUNE DI RAVENNA
NEL 53° ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE »

(Iscrizione presente sulla lastra commemorativa[4])

Nel 2004 il comune di Ravenna ha commissionato dei lavori di restauro e consolidamento volti a migliorare l'integrità strutturale dell'edificio.[5]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Maurizio Mauro, Mura porte e torri di Ravenna, Ravenna, Adriapress, 2000, ISBN 88-87337-04-7.
  • Wladimiro Bendazzi, Riccardo Ricci, Ravenna. Guida alla conoscenza della città. Mosaici arte storia archeologia monumenti musei, Ravenna, Edizioni Sirri, 1992, ISBN 88-86239-00-9.

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