Piano Sinigaglia

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Il piano Sinigaglia per l'industria siderurgica venne approvato dal governo italiano nel 1948. Prendeva il nome dall'ingegnere ed imprenditore Oscar Sinigaglia e prevedeva un forte aumento della capacità produttiva della siderurgia nazionale, incentrato sulla ricostruzione dello stabilimento di Genova-Cornigliano e sull'integrazione verticale delle lavorazioni a Piombino ed a Bagnoli.

Ruolo nella storia della siderurgia italiana[modifica | modifica wikitesto]

L'Ilva, che prima della guerra si era sempre occupata di produrre acciaio grezzo lasciando ai privati le lavorazioni successive, avrebbe dovuto produrre anche profilati, rotaie ed acciai rivestiti; in particolare, il nuovo stabilimento di Cornigliano - che alla morte dell'imprenditore sarebbe stato a lui intitolato - doveva specializzarsi nella produzione di laminati piani per l'industria automobilistica.

La produzione da ciclo integrale eseguita su larga scala avrebbe permesso di ottenere acciaio a basso costo. La realizzazione di questi programmi portò a contrasti con i siderurgici privati, rappresentati all'epoca soprattutto dalla Falck, che produceva acciai speciali dal rottame e si opponeva alla costruzione di nuovi impianti a ciclo integrale.

Fu decisivo però l'appoggio della FIAT, che stipulò un accordo per l'acquisto, a prezzo molto conveniente, di una quota rilevante dei laminati che dovevano uscire dall' impianto di Cornigliano. Il completamento del nuovo stabilimento di Cornigliano ebbe luogo nel 1954.

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