Pena di morte in Russia

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La pena di morte in Russia è attualmente in discussione, anche se legalmente permessa (con l'unico metodo della fucilazione). Esiste sia un'implicita moratoria stabilita dal Presidente e una esplicita, stabilita dall'alta corte delle Nazioni. La Russia non ha più giustiziato nessuno a partire dal 1996 e il regolamento del Consiglio d'Europa vieta di farlo in qualsiasi momento in futuro. Tuttavia la pena di morte rimane ancora nel codice.

Negli ultimi anni, il presidente Vladimir Putin ha dichiarato più volte che la Russia manterrà la moratoria almeno fino al 2010. Nel novembre 2009 la Corte Costituzionale della Russia ha esteso il divieto fino all'abolizione della pena di morte.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Impero russo[modifica | modifica wikitesto]

Nella Russia del Medioevo, la pena di morte era estremamente rara, fino a essere bandita in molti, se non la maggior parte, principati. La Legge di Yaroslaw applicava delle restrizioni su quali crimini comportavano l'esecuzione. Nel tempo, la legge è stata emendata in gran parte del paese per bandire completamente la pena capitale.

L'Impero Russo ha praticato largamente, così come quasi tutti gli Stati prima del XX secolo. Uno dei primi documenti che assomiglia a un codice penale moderno è stato promulgato nel 1398, il quale menzionava un singolo reato capitale: un furto praticato dopo due condanne precedenti. Il Codice Pskov del 1497 estende in maniera significativa questa lista, menzionando tre casi particolari di furto (quello commesso in una chiesa, il furto di un cavallo, o, come in precedenza, dopo altri due tentativi), così come incendio doloso e tradimento. La tendenza ad aumentare il numero di reati capitali continuò: nel 1649 questa lista includeva 63 crimini, una cifra che fu quasi raddoppiata durante il regno dello Zar Pietro I (Pietro il Grande). I metodi di esecuzione erano estremamente crudeli per gli standard moderni (ma in linea con gli standard del tempo), e includevano l'affogamento, la sepoltura da vivi, e l'introduzione di metallo liquido nella gola.

Sua figlia Elisabetta I non condivideva le opinioni del padre sulla pena di morte, e la sospese ufficialmente nel 1744, promulgando in sostanza una moratoria. Questa durò per 11 anni, fino a quando la pena di morte fu permessa nuovamente, dopo una considerevole opposizione alla moratoria da parte sia della nobiltà che, in parte, della stessa imperatrice.

Quella che forse è stata la prima dichiarazione autorevole e decisa a tal proposito venne da Caterina II, la cui visione liberale proveniva dalla sua accettazione dell'Illuminismo. Nel Nakaz l'imperatrice esprimeva sdegno per la pena di morte, considerandola impropria, e aggiungendo: "Nella società al suo stato normale, la pena di morte non è né utile né necessaria". Tuttavia era ancora in vigore un'eccezione esplicita, nel caso in cui qualcuno, sebbene condannato e incarcerato, "ha ancora i mezzi e il potere per incitare il disordine pubblico". Questa inequivocabile eccezione fu applicata agli ammutinati della Rivolta di Pugačëv nel 1775. Conseguentemente alla presa di posizione di Caterina, i decenni a venire segnarono un cambiamento della pubblica percezione contro la pena di morte. Nel 1824, la stessa esistenza di una tale punizione fu tra le ragioni per cui il legislatore si rifiutò di approvare una nuova versione del codice penale. Solo un anno dopo fallì la rivolta dei Decabristi e una corte condannò 36 ribelli a morte. La decisione di Nicola I di commutare tutte le sentenze, ad eccezione di cinque, fu molto inusuale a quel tempo, specialmente se si considera che la rivolta contro la monarchia risultava quasi sempre in una sentenza di morte automatica, e fu probabilmente dovuta alla mutata visione della società riguardo alla pena di morte. Fino alla fine del XIX secolo, la pena capitale per omicidio non è stata mai virtualmente eseguita, sostituita da 10-15 anni di prigione e lavori forzati, sebbene fosse ancora praticata per tradimento (ad esempio il fratello di Lenin fu impiccato nel 1889). Tuttavia nel 1910 questa fu reintrodotta e ampliata, anche se fu ugualmente usata molto poco.

Unione Sovietica[modifica | modifica wikitesto]

« La pena di morte sarà applicabile a partire dai 12 anni di età. »
(Risoluzione dell’Ufficio Politico dell'URSS del 20 aprile 1935[1])

La pena di morte fu ufficialmente messa al bando poco dopo la Rivoluzione di Febbraio del 1917. Il governo provvisorio emanò la proibizione il 12 marzo, ma esattamente 2 mesi dopo ne ridusse la validità permettendo l'esecuzione dei soldati al fronte[2]. Tuttavia lo stesso governo durò meno di un anno.

Il Governo Sovietico confermò l'abolizione quasi immediatamente dopo aver preso il potere, ma fu molto presto restaurata per alcuni reati. In particolare, Fanny Kaplan fu giustiziata il 4 settembre 1918 per aver tentato di assassinare Lenin il precedente 30 agosto. Nel corso dei decenni successivi, fu alternativamente consentita e proibita, a volte in rapida successione. Anche l'elenco dei crimini capitali subì diverse modifiche.

Sotto il dominio di Iosif Stalin, molte persone furono giustiziate nel periodo delle Grandi Purghe, alle volte senza processo e in molti casi, dopo un rapido processo[senza fonte]. Molte delle condanne a morte furono pronunciate da una commissione speciale formata da tre funzionari dell'NKVD, la troika NKVD[3]. Il numero esatto delle esecuzioni è dibattuto, con ricerche d'archivio che suggeriscono un numero di circa 700-800.000. Il verdetto della pena di morte in Unione Sovietica fu chiamato "Sommo Grado di Punizione" (Vysšaja Mera Nakazanija, abbreviato in VMN). Ogni verdetto basato sull'articolo 58 di solito si concludeva con VMN ed era di solito seguito da esecuzioni mediante fucilazione.

La pena di morte è stata nuovamente abolita il 25 maggio 1947 (la pena maggiore diventò quindi di 25 anni di prigione) ma fu restaurata nel 1950: dapprima per tradimento e spionaggio, successivamente per omicidio aggravato. Il codice penale del 1960 aumentò significativamente la lista dei reati capitali. Secondo le statistiche tra il 1985 e il 1989, la pena di morte veniva comminata in meno di 1 sentenza su 2000. Dopo la caduta dell'Unione Sovietica, la Federazione Russa praticò la pena di morte in maniera intermittente, con non più di 10 esecuzioni l'anno. Nel 1996, in attesa dell'ingresso della Russia nel Consiglio d'Europa, fu messa una moratoria sulla pena di morte, che è ancora in vigore nel 2012.

Limitazioni nello statuto[modifica | modifica wikitesto]

L'articolo 20 della Costituzione Russa afferma che ogni individuo ha diritto alla vita e che "fino all'abolizione", la pena di morte può essere eseguita solo per i reati più gravi contro la vita umana. Inoltre, tutte le sentenze di questo tipo richiedono un processo con giuria[4]. Questa formulazione è stata interpretata da alcuni[2] come un requisito affinché la pena di morte, ad un certo punto, potesse essere abolita in futuro.

L'attuale Codice Penale[5] permette la pena di morte per cinque crimini:

  • omicidio, con alcune circostanze aggravanti (articolo 105.2)
  • ingerenza nella vita di un Giudice o coinvolta in un'indagine preliminare (articolo 295)
  • ingerenza nella vita di un Ufficiale di un organo di polizia (articolo 317)
  • ingerenza nella vita di uno statista o di un personaggio pubblico (articolo 277)
  • genocidio (sezione 357).

Moratoria[modifica | modifica wikitesto]

Uno dei requisiti assoluti del Consiglio d'Europa per tutti i membri è che la pena di morte non può essere applicata per alcun crimine. Il metodo preferito dimostrato era l'abolizione e il Consiglio ha dichiarato che avrebbe accettato una moratoria, almeno temporaneamente. Coerentemente con questa regola, il 25 gennaio 1996, il Consiglio ha richiesto alla Russia di applicare una moratoria immediata e l'abolizione completa della pena di morte entro tre anni, per ottenere l'approvazione alla domanda d'ingresso nel Consiglio stesso. In pochi mesi la Russia accettò, divenendo così membro del Consiglio.[6] La moratoria è ancora oggetto di qualche polemica poiché è stata approvata come diritto legale.[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fino a quel momento l'età minima per applicare la pena di morte era 18 anni, vedi: Oleg V. Klevniuk, Storia dei Gulag. Dalla collettivizzazione al grande terrore, Einaudi, 2006, p. 140
  2. ^ a b Army soul of Russia Yakov Krotov
  3. ^ Stalinism.ru: Смертная казнь в СССР в 1937-38 годах
  4. ^ Глава 2. Права и свободы человека и гражданина | Конституция Российской Федерации
  5. ^ Уголовный кодекс Российской Федерации
  6. ^ Смерть - Тайны Смерти :: Tanatos :: Дневники Живых - Мертвые И Призраки :: Жизнь После Смерти. Смертная Казнь
  7. ^ 7 МЕСЯЦЕВ ДО СМЕРТНОЙ КАЗНИ