Paradosso della nave di Teseo
Il paradosso della nave di Teseo esprime la questione metafisica dell'effettiva persistenza dell'identità originaria, per un'entità le cui parti possono cambiare nel tempo; in altre parole, se un tutto unico rimanga (o meno) davvero sé stesso dopo che, col passare del tempo, tutti i suoi pezzi componenti sono cambiati con altri uguali o simili.
Plutarco narra in Vite parallele[1] che la nave in legno sulla quale viaggiò il mitico eroe greco Teseo fosse conservata nel corso degli anni, sostituendone le parti che via via si deterioravano. Giunse quindi un momento in cui tutte le parti usate in origine per costruirla erano state sostituite, benché la nave stessa conservasse esattamente la sua forma originaria. Ragionando su tale situazione (la nave è stata "completamente sostituita", ma allo stesso tempo la nave è rimasta "la" nave di Teseo), la questione che ci si può porre è: la nave di Teseo si è conservata oppure no? Ovvero: l'entità (la nave), modificata nella sostanza ma senza variazioni nella forma, è ancora proprio "la stessa" entità, o le somiglia soltanto?[2][3]
Si può anche rivolgere il paradosso riguardo all'identità della nostra stessa persona che nel corso degli anni cambia ampiamente, sia nella sostanza che la compone sia nella sua forma, ma nonostante ciò sembra rimanere "quella" stessa persona. L'antico testo buddista Da Zhidu Lun contiene un enigma filosofico simile, la storia di un viaggiatore che incontrò due demoni nella notte: mentre uno dei due demoni strappava via tutte le parti del corpo del viaggiatore, una per una, l'altro demone le sostituiva con quelle di un cadavere, e il viaggiatore non sapeva più chi fosse.[4]
Tale questione si può facilmente applicare a innumerevoli altri casi; per esempio alla scrupolosa conservazione dei templi giapponesi del Santuario di Ise (anch'essi principalmente in legno, come la nave di Teseo), che vengono smantellati e ricostruiti sempre identici una volta ogni vent'anni, per i quali ci si può domandare se siano ancora templi "originali".[5][6]
Oltre un millennio più tardi, il filosofo Thomas Hobbes nel De corpore sviluppò il paradosso supponendo che un custode di una nave avesse raccolto tutte le parti smantellate dalla nave, man mano che venivano smaltite e sostituite dagli Ateniesi, e avesse usato quel materiale per costruire una seconda nave: Hobbes pose quindi la questione di quale delle due navi risultanti, quella del custode o quella degli Ateniesi, fosse la nave "originale".[3]
Un esempio moderno del paradosso è preso in esame nel nono episodio della serie WandaVision di Disney+: nel finale, i personaggi di Visione e Visione bianco interrompono il loro scontro per interrogarsi su quale dei due sia l'originale e quale una copia.[7]
Un altro esempio può essere trovato nel romanzo Mickey7 dello scrittore statunitense Edward Ashton su cui è stato basato il film Mickey 17. Il protagonista del romanzo è infatti un sacrificabile, un membro dell'equipaggio di una colonia spaziale adibito a svolgere tutti i compiti più pericolosi. I suoi ricordi e la conformazione molecolare del suo corpo sono caricati interamente su un computer. Ogni volta che un Mickey muore ne viene creato un altro esattamente identico al precedente e che possiede tutti i suoi ricordi. Nel romanzo, a causa di un incidente, si trovano a coesistere due Mickey. A quel punto appare evidente che i due non possano essere la stessa persona.[8]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ 23, 1: "Fino ai tempi di Demetrio Falereo gli Ateniesi conservavano la nave su cui Teseo partì insieme coi giovani ostaggi e poi ritornò salvo, una trireme. Toglievano le parti vecchie del legname e le sostituivano con altre robuste, saldamente connettendole fra loro, in modo che essa serviva di esempio anche ai filosofi quando discutevano il problema della crescenza, sostenendo alcuni che era la stessa nave, altri che non era più la stessa. (Plutarco, Vite, trad. di Antonio Traglia, Torino, Utet, 1992, Volume primo, p. 115.)
- ↑ Ryan Wasserman, Material Constitution, Fall 2021, Metaphysics Research Lab, Stanford University, 2021. URL consultato il 17 settembre 2025.
- 1 2 Simon Blackburn, Ship of Theseus, in The Oxford dictionary of philosophy, Third edition, Oxford University Press, 2016, p. 443, ISBN 978-0-19-179955-6. URL consultato il 17 settembre 2025.
- ↑ (EN) Jing Huang e Jonardon Ganeri, Is this me?A story about personal identity from the Mahāprajñāpāramitopadeśa / Dà zhìdù lùn, in British Journal for the History of Philosophy, vol. 29, n. 5, 3 settembre 2021, pp. 739–762, DOI:10.1080/09608788.2021.1881881. URL consultato il 17 settembre 2025.
- ↑ (JA) 大和総研, 常若(とこわか)=伊勢神宮・式年遷宮にみる和のサステナビリティ | 大和総研, su Daiwa Institute of Research Ltd, 6 aprile 2016. URL consultato il 17 settembre 2025 (archiviato dall'url originale il 7 maggio 2021).
- ↑ (JA) Shinnyo Kawai, 常若の思想 伊勢神宮と日本人, Shodensha, 2013, ISBN 9784396614669.
- ↑ Sara Susanna, WandaVision, ecco la spiegazione del paradosso di Teseo citato da Visione, su serial.everyeye.it, 6 marzo 2021. URL consultato il 6 marzo 2021.
- ↑ Edward Ashton, Mickey7, ISBN 978-8834744550.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Luca Angelone, La nave di Teseo, la metafisica degli artefatti e la documentalità, in Rivista di estetica, vol. 60, 2015, pp. 13-20, DOI:10.4000/estetica.540.
- Francesco Tomaselli, Il paradosso della nave di Teseo. Considerazioni sul concetto di autenticità e sulla crisi contemporanea del restauro architettonico, in D.S.M. Aveta Aldo (a cura di), Roberto Di Stefano. Filosofia della conservazione e prassi del restauro, Napoli, Arte Tipografica Editrice, 2013, pp. 77-84.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
[modifica | modifica wikitesto]
Wikiquote contiene citazioni sul paradosso della nave di Teseo
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sul paradosso della nave di Teseo