Orazio (Corneille)

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Orazio
Tragedia in cinque atti
David-Oath of the Horatii-1784.jpg
Il giuramento degli Orazi, dipinto di Jacques-Louis David
AutorePierre Corneille
Titolo originaleHorace
Lingua originaleFrancese
GenereTragedia classica francese
AmbientazioneA Roma, nella casa di Orazio
Composto nel1639
Prima assolutamarzo 1640
Personaggi
  • Tullio, re di Roma
  • Il vecchio Orazio, cavaliere romano di Alba Longa
  • Orazio, suo figlio
  • Curazio, gentiluomo amante di Camilla
  • Valerio, cavaliere romano, fidanzato di Camilla
  • Sabina, donna d’Orazio e sorella di Curazio
  • Camilla, amante di Curazio, e sorella di Orazio
  • Giulia, dama romana, confidente di Sabina e Camilla
  • Flaviano, soldato dell'armata di Alba Longa
  • Proculo, soldato dell'armata romana
 

Orazio (Horace in lingua francese) è una tragedia in 5 atti del 1639, con la quale Pierre Corneille inizia il ciclo di argomento romano. Trae spunto dagli Ab Urbe condita libri di Tito Livio.[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Atto I[modifica | modifica wikitesto]

Albalonga e Roma sono in guerra, viene deciso di scegliere tre campioni il cui scontro deciderà le sorti della guerra.

Atto II[modifica | modifica wikitesto]

Vengono scelti per Alba i fratelli Curiazi e per Roma i fratelli Orazi, le due famiglie sono unite per matrimoni. Orazio si prepara felice alla battaglia mentre ben diverso è lo stato d'animo di Curiazio.

Atto III[modifica | modifica wikitesto]

La battaglia è in corso, due degli Orazi sono morti e il terzo si è dato alla fuga. Il vecchio Orazio si prepara ad uccidere il figlio che si è mostrato vigliacco.

Atto IV[modifica | modifica wikitesto]

La fuga in realtà era solamente una finta, l'ultimo fratello infatti, facendo disperdere gli altri tre, riesce a ucciderli. Orazio esulta mentre sua sorella piange e maledice Roma e per questo viene uccisa dal fratello vincitore.

Atto V[modifica | modifica wikitesto]

Orazio deve essere giudicato per il reato di fratricidio, gli viene salvata la vita.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ab Urbe condita libri, I, 25-26.

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