Nuraghe Orolo

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Nuraghe Orolo
Bortigali - Nuraghe Orolo (10).JPG

Civiltà Civiltà nuragica
Localizzazione
Stato Italia Italia
Comune Bortigali-Stemma.png Bortigali
Altitudine 785 m s.l.m.
Amministrazione
Visitabile Si
Mappa di localizzazione

Coordinate: 40°17′16″N 8°48′48″E / 40.287778°N 8.813333°E40.287778; 8.813333

Nuraghe Orolo è un sito archeologico della provincia di Nuoro, in Sardegna. Si tratta di un nuraghe trilobato particolarmente importante per via della sua posizione, delle dimensioni e dello stato di conservazione[1]. Si trova nella subregione del Marghine, in territorio del comune di Bortigali, ad una quota di 785 metri, da dove si osserva una vasta porzione di territorio della Sardegna centrale.

Posizione[modifica | modifica wikitesto]

Veduta Nuraghe Orolo da ovest. Sullo sfondo il monte Santu Padre.

Il sito si trova alle falde del monte Cuguruttu (867 metri), in una posizione che spazia dal vicino monte Santu Padre (1.025 metri) ai più lontani monti del Massiccio del Gennargentu ed alla piana del fiume Tirso. Nelle immediate vicinanze sono presenti altri interessanti siti archeologici: il complesso nuragico ed il dolmen di Carrarzu Iddìa, i nuraghi Tintirriòlos, Coàttos e Pranu 'e Rùos e le domus de janas di Órolo. È facilmente raggiungibile percorrendo un sentiero escursionistico (il Sentiero Natura) che, da Bortigali raggiunge la frazione di Mulargia. In automobile può essere raggiunte seguendo le indicazioni poste lungo la strada provinciale Bortigali-Mulargia.

Datazione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1998 sono stati condotti dei lavori di restauro orientati al consolidamento della struttura ed alla pulizia interna ed esterna. Lo scavo non è stato approfondito fino al livello di fondazione e, conseguentemente, non è stato possibile stabilire una datazione precisa, né per il monumento né per le strutture circostanti. I pochi frammenti ceramici raccolti costituiscono solo un indizio di frequentazione dell'area tra la terza fase del Bronzo medio e l'età del Bronzo finale (circa dal 1500 al 900 a.C.) con sporadiche presenze in età romana fino al V secolo d.C. circa[2].

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Il nuraghe è formato da una torre centrale (thòlos) a due piani e da un corpo anteriore, aggiunto in epoca successiva[senza fonte], costituito da due torri minori raccordate da una cortina dall'andamento lievemente concavo.

La torre principale[modifica | modifica wikitesto]

Il cosiddetto mastio è alto tra i 13 ed i 14 metri e presenta, nei filari di base, una muratura esterna costituita da grandi blocchi di trachite squadrati grossolanamente. I blocchi diventano più regolari e più piccoli nella parte alta.

La camera inferiore[modifica | modifica wikitesto]

Panorama della valle del Tirso, dal finestrone della camera superiore del nuraghe Órolo.

La camera inferiore è raggiungibile mediante un andito rettilineo che attraversa prima l'ingresso architravato più recente e poi l'ingresso originario. Ha una pianta pressoché circolare (del diametro di circa 5 metri) ed è alta 6,60 metri. Si articola in tre grandi nicchie disposte a croce, con altre quattro molto più piccole. La copertura è attualmente sfondata mancando i filari terminali; ciò permette di vedere, dal pavimento della camera inferiore, la volta della camera superiore.

La scala[modifica | modifica wikitesto]

Nella parete destra dell'andito che porta alla camera inferiore si apre l'ingresso trapezoidale della scala. Questa è stata una delle scoperte più interessanti avvenute durante il restauro del 1998, in quanto precedentemente era ingombra dai massi di crollo. Realizzata all'interno della spessa muratura, sale con andamento elicoidale dal piano terra al piano di svettamento della torre, con 56 gradini quasi regolari per alzata e per pedata. Un particolare interessante è la presenza di sei feritoie realizzate tutte al livello delle pedate per illuminare i gradini.

La camera superiore[modifica | modifica wikitesto]

Vi si accede da un pianerottolo della scala ed ha una pianta irregolare (circa 3,30×4,60 metri), con due grandi nicchie. La thòlos è in ottimo stato di conservazione ed è alta 5,90 metri. È illuminata da una grande porta/finestra esposta a sud-est ed è arricchita da due pozzetti-ripostiglio, profondi circa 3 metri, con accesso posto a livello del pavimento. Verosimilmente dovevano servire, oltre che come deposito per materiali, come espediente tecnico per distribuire i pesi e le spinte gravanti sulla struttura della torre, analogamente a quanto riscontrato anche in altri nuraghi complessi[3].

Le torri laterali[modifica | modifica wikitesto]

Gli ingressi alle torri laterali si aprono nell'andito che porta alla camera inferiore della torre principale. La torre destra ha la copertura distrutta e si conserva per un'altezza variabile da 1,65 a 5,25 metri. La torre sinistra, invece, ha la thòlos integra (5,40 metri) e presenta una piccola feritoia per l'illuminazione.

Il villaggio[modifica | modifica wikitesto]

Nella vasta area esterna (circa 2.000 metri quadrati) sono visibili le tracce di una decina di strutture circolari e rettangolari, nonché di un antemurale.

Il toponimo[modifica | modifica wikitesto]

Riguardo al toponimo Òrolo, esso fa parte di una ricca serie di toponimi indigeni, inizianti con orol- tutti localizzati in località di montagna o in altura, e indiziati di appartenere al sostrato prelatino. Esso infatti concorda con l'onomastico trace di Òrolos, che si interpreta come significante aquila, e che trova conferma pratica nell'ornitonimo sardo (prelatino) di th-orolia gheppio, poiana.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alberto Moravetti, Ricerche archeologiche nel Marghine-Planargia: il Marghine: monumenti: parte prima (PDF), Sassari, Carlo Delfino editore, 1998, pp. 242-247, ISBN 88-7138-169-6. URL consultato il 7 novembre 2009.
  • Alberto Areddu, "Òrolo: il genuino nome dell'aquila paleosarda" in Quaderni Bolotanesi (36) 2011
  • Isabelle Paschina, Monumenti archeologici del Marghine: studio del foglio IGM 206 I NO Macomer, Birori, Isabelle Paschina, 2000, ISBN non esistente.
  • Graziano Caputa, Fabio Fiori; Fulvia Lo Schiavo; Gabriele Manca, Il nuraghe Orolo: guida al percorso, Firenze, Cooperativa Archeologia, 1998, ISBN non esistente.
  • Comune di Bortigali, Guida al Sentiero Natura – da Bortigali a Mulargia fra roverelle e nuraghi, Ghilarza, Tipografia Ghilarzese, 1996, ISBN non esistente.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]