Norcino

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Un norcino al lavoro.

Il norcino è colui che macella il maiale e si occupa di lavorarne le carni[1]. Può anche riferirsi al gestore della norcineria, ovvero la bottega dove si preparano e si vendono tutti i prodotti derivati dalla lavorazione delle carni di maiale.

In alcune zone è ancora viva la tradizione, autorizzata dalle autorità sanitarie, di chiamare il norcino perché macelli il maiale tra le mura domestiche. Il costume, presso le case e fattorie di contadini, di allevare comunque almeno un maiale, anche se questa attività zootecnica non faceva parte delle attività agricole della famiglia, molto diffusa in passato, fece sì che il norcino fosse un ambulante che veniva "ingaggiato" nel periodo in cui tradizionalmente si uccideva il maiale, ciè tra il giorno di sant'Andrea (30 novembre) e quello di sant'Antonio Abate (17 gennaio).[2]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Perugia, Fontana Maggiore: dicembre era il mese tradizionale per l'uccisione del maiale.
Grembiule del norcino (scosäl dal masén - anni 1950)

Nell'Italia centrale i "norcini" provenivano prevalentemente da Norcia e dai paesi e frazioni vicine venivano reclutati ai primi del novecento la domenica a Norcia (tipica la frase sentimpò) e introdotti alla professione dopo un periodo di apprendistato presso altre norcinerie. La famiglia più importante di norcini a Roma è stata quella degli Alibrandi, dalla provennero i titolari dei più famosi negozi di macelleria suina di Roma.

Norcino nel significato di "proveniente da Norcia" è un termine che in epoca medioevale fu adoperato in senso dispregiativo per indicare una delle figure minori che si erano sostituite a quella del chirurgo[1].

I norcini conosciuti anche nell'antica Roma come esperti nell'arte di castrare i porci e lavorarne le carni avevano una notevole abilità manuale che li rendeva idonei anche a piccoli interventi quali incidere ascessi o cavare denti o steccare qualche frattura. Alcuni di essi dimostrarono anche notevoli capacità tecniche che li spinsero a interventi maggiori, quali asportazione di tumori o interventi per ernia e per cataratta, e furono anche molto richiesti per la castrazione dei bambini che dovevano essere avviati alla carriera lirica o teatrale come "voci bianche", ma naturalmente ciò non poté evitare la scarsa considerazione di cui godettero in campo medico.

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

La maschera del Norcino ha avuto una parte significativa nella Commedia dell'arte italiana, al pari di altre maschere più conosciute come Pulcinella, Arlecchino, ecc. [3] Viene citata anche in opere recenti quali:

  • Il Norcino in scena. Da macellatore di suini a castratore di fanciulli. Da cavadenti a chirurgo. Da ciarlatano a maschera teatrale.[4]
  • Mos Maiorum, il costume degli avi in Valnerina attraverso l'analisi degli eventi stagionali[5]
Prodotti della lavorazione della carne di maiale.

Il "norcino" in Friuli[modifica | modifica wikitesto]

In Friuli l'attività del "norcino" era, ed è, così importante che nella lingua friulana il termine "norcino" viene tradotto in purcitâr che deriva dal nome purcit, maiale, ed esiste un verbo specifico che indica l'uccisione e la seguente lavorazione delle carni del suino, cioè purcitâ[6].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b norcino in Vocabolario – Treccani, su norcino in Vocabolario. URL consultato il April 1, 2016.
  2. ^ Alberto Grandi, Denominazione di origine inventata, Milano, Mondadori, 2018, ISBN 978-88-04-68395-7, p. 134
  3. ^ I Norcini: continuità nella tradizione..., su Norcini bresciani. URL consultato il April 1, 2016.
  4. ^ Cruciano Gianfranco, Quattroemme Ed. Perugia, 1995
  5. ^ Pierluigi Valesini, Nova Eliografica Snc, Spoleto, 2004
  6. ^ L. Iacumin, Manuale del norcino. Il purcitâr te tradizion furlane, Corvino Edizioni, 2015, 2015, ISBN 88-6955-002-8.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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