Neutralizzazione (linguistica)

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La neutralizzazione, in ambito fonologico, è il venir meno di una opposizione fonologica in determinati contesti.

Un esempio classico è quello che colpisce le occlusive finali in diverse lingue (tedesco, russo, milanese...). Il tratto [+sonoro] di una consonante in fine di parola, per esempio /d/ in roeud "ruote" (milanese) viene neutralizzato in questa posizione, così che l'occlusiva viene pronunciata sorda [t]. Le due parole roeut "rutti" e roeud "ruote" divengono così omofone, essendo venuto a mancare il tratto distintivo della sonorità.

Questa regola di neutralizzazione può essere così formulata:

C[+son] --> C[-son] | _#

Un altro esempio è offerto dall'opposizione, in italiano, tra [ɔ] (vocale posteriore semiaperta arrotondata) e [o] (vocale posteriore semichiusa arrotondata). In certi contesti, questa opposizione è contrastiva (esiste la coppia minima [bɔtte] vs. [botte]). L'opposizione tra [ɔ] e [o] è però neutralizzata in sillabe atone, di modo che la [ɔ] di [cɔro] diventi [o] in parole come corale o corista (dove la o è in sillaba atona).[1][2]

Rilevante ai fini della neutralizzazione è il concetto di marcatezza. Un segmento non marcato è quello che tende a sopravvivere foneticamente in un processo di neutralizzazione. In tedesco, la neutralizzazione del tratto [±sonoro] per le consonanti occlusive in fine di parola rende queste consonanti sorde (il valore non marcato del tratto).[3][4]

In senso più ampio, il concetto di neutralizzazione può essere impiegato anche in altri ambiti linguistici.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nespor, Fonologia, cit., pp. 46-47.
  2. ^ Sobrero, Introduzione all'italiano contemporaneo. Le strutture, cit., p. 122.
  3. ^ Nespor, Fonologia, cit., p. 69.
  4. ^ Simone, Fondamenti di linguistica, cit., pp. 113-114.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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