Neorealismo

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Il Neorealismo è stato un movimento culturale sviluppatosi in Italia tra l'inizio degli anni quaranta e la metà degli anni cinquanta[1], che si è espresso soprattutto nella narrativa e nel cinema.

Il movimento[modifica | modifica sorgente]

Il film di Visconti Ossessione, del 1943, è considerato il primo film neorealista[2]. Secondo il regista ‹‹[...] l’attore è prima di tutto un uomo. Possiede qualità umane-chiave. Su di esse cerco di basarmi, graduandole nella costruzione del personaggio: al punto che l’uomo-attore e l’uomo-personaggio vengano ad un certo punto ad essere uno solo››[3]. Il movimento subì anche l'influsso di un altro grande film: Ladri di biciclette (1948) di Vittorio De Sica. Il regista dichiara infatti: ‹‹Il mio scopo è di rintracciare il drammatico nelle situazioni quotidiane, il meraviglioso nella piccola cronaca, anzi nella piccolissima cronaca, considerata dai più come materia consunta››[4]. Come ha ben sintetizzato uno dei suoi maggiori studiosi, Claudio Milanini, ‹‹L’inadeguatezza del termine “neorealismo” a designare le esperienze artistiche attraverso cui si espresse, [...], è ben testimoniata dalla storia stessa della parola››[5]. Coniato in Germania nel corso degli anni Venti, il termine finisce per indicare nelle arti il bisogno di denuncia nei confronti della situazione politica che si era creata in Italia, ormai divisa tra la Repubblica di Salò e il Sud partigiano e si fa carico di mostrare la condizione e i bisogni del popolo attraverso le sue manifestazioni artistiche.

La seconda guerra mondiale, la conseguente lotta antifascista e il dopoguerra, sinonimo di impegno nel reale, sono gli eventi storici che fanno da sfondo a un nuovo profondo rivolgimento culturale e letterario. Mai prima d'ora, il nesso con la realtà socio-politica è direttamente determinante anche nell'elaborazione della nuova poetica.

In Italia, nell'immediato secondo dopoguerra, si fa vivissimo negli intellettuali il bisogno di un impegno concreto nella realtà politica e sociale del paese. L'antifascismo, inizialmente represso, e la successiva adesione ai moti di rivolta popolare determinano in molti scrittori l'esigenza di considerare la letteratura come una manifestazione e uno strumento del proprio impegno. Durante questa temperie politico-culturale tra gli intellettuali si apre difatti un dibattito riguardante la loro funzione. La parola d’ordine diventa il sartriano “impegno”, l'engagement.

Questo diffuso bisogno di impegno concreto nel reale dà origine a romanzi ispirati alla Resistenza e a importanti dibattiti che hanno per tema il ruolo e i doveri degli intellettuali nella società, il passato rapporto degli intellettuali col fascismo e quello attuale col Partito Comunista Italiano. I temi affrontati riguardano la lotta armata, le esperienze di prigionia e deportazione. Inizialmente gli scrittori neorealisti scelgono dei modelli da seguire. Come scrive Calvino nella nota Prefazione a Il sentiero dei nidi di ragno nel corso del 1964: ‹‹Ci eravamo fatta una linea, ossia una specie di triangolo: I Malavoglia, Conversazione in Sicilia, Paesi tuoi, da cui partire, ognuno sulla base del proprio lessico locale e del proprio paesaggio››[6]. Molto rilevante è la posizione acquisita dalle riviste, tra cui primeggiava Il Politecnico di Elio Vittorini.

In questi stessi anni si diffonde la conoscenza del pensiero gramsciano, che esercita un influsso considerevole sull'elaborazione letteraria del secondo dopoguerra, attraverso la sua riflessione sul ruolo degli intellettuali nella storia italiana, la sua proposta di una letteratura nazional-popolare in cui la tradizionale separazione tra intellettuali e popolo finalmente si annulli.

Il Neorealismo avverte la necessità di una nuova cultura, aperta ai vari problemi letterari, economici, sociali e volta a colmare la grande distanza tra cultura umanistica e tecnico-scientifica. La funzione di questa nuova cultura era rivoluzionaria: doveva agire nella storia. Nei rapporti con la politica, si affermava che la cultura deve essere libera, non doveva quindi farsi serva della politica né doveva abbassarsi a menzogne per onore di partito.

La vera Italia[modifica | modifica sorgente]

Il Neorealismo è il libero incontro di alcune individualità ben distinte all'interno di un clima storico comune, dotato di una carica di entusiasmo e di sollecitazione fantastica. Infatti ‹‹[...] il neorealismo non fu una scuola. [...]. Fu un insieme di voci, in gran parte periferiche, una molteplice scoperta delle diverse Italie, anche - o specialmente - delle Italie fino allora più inedite per la letteratura››[7].

Il Neorealismo in Italia è sorto come conseguenza della crisi tra il 1940 e il 1945 che, con la guerra e la lotta antifascista, sconvolse fino alle radici e cambiò il volto all'intera società italiana. Il neorealismo si nutrì, quindi, di un modo di guardare il mondo, di una morale e di un'ideologia nuove che erano proprie dell'antifascismo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Neorealismo. Poetiche e polemiche, a cura di Claudio Milanini, il Saggiatore, Milano, 1980, p. 7.
  2. ^ Dice Luchino Visconti in una intervista al settimanale L'Europeo: «Con Ossessione, venti anni fa, si parlò per la prima volta di Neorealismo» (L'Europeo, anno XVIII - n° 34ko bfvdy5u - 28 agosto 1962)
  3. ^ Luchino Visconti, Cinema antropomorfico, in ‹‹Cinema››, n. 173-174, 25 settembre-25 ottobre 1943; ora in Neorealismo. Poetiche e polemiche, Claudio Milanini (a cura di), cit., p. 33.
  4. ^ Vittorio De Sica, Perché ‹‹Ladri di biciclette››, in ‹‹La fiera letteraria››, 6 febbraio 1948; ora in Neocacchismo". Poetiche e polemiche, Claudio Milanini (a cura di), cit., p. 58.
  5. ^ Neorealismo, Poetiche e polemiche, a cura di Claudio Milanini, cit., p. 7
  6. ^ Italo Calvino, Prefazione 1964, in Id., Romanzi e racconti, I, edizione diretta da Claudio Milanini, a cura di Mario Barenghi e Bruno Falcetto, prefazione di Jean Starobinski, Milano, Mondadori, 1991, pp. 1187-1188.
  7. ^ Ivi, p. 1187.

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