Museo civico di storia naturale (Venezia)

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Museo di Storia Naturale
La facciata
La facciata
Indirizzo Santa Croce, 1730, Venezia
Sito http://www.msn.ve.it

Il Museo di Storia Naturale si trova all'interno del Fontego dei Turchi, uno fra i più particolari palazzi di Venezia, affacciato sul celeberrimo Canal Grande.

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Nasce nel 1932 dalla volontà del Comune di Venezia e dell'Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti. Il primo in un decreto del 1923 stabilirà il Fontego dei Turchi come sede del museo, mentre il secondo fornirà alcune collezioni naturalistiche donate da propri soci, prima conservate nella sede di Palazzo Loredan.[1]

Il palazzo oggi[modifica | modifica wikitesto]

Il Museo[modifica | modifica wikitesto]

Ouranosaurus nigeriensis
Il giardino del museo

A seguito di complessi restauri dell'intero palazzo, conclusi nel 2011, l'intero percorso Museale è stato rinnovato ed aperto al pubblico con 16 nuove sale, un nuovo giardino ed una nuova area ingresso. Al piano terra è stata allestita la nuova galleria dei cetacei. Nel nuovo percorso, realizzato con particolare attenzione al coinvolgimento del visistatore in percorso di tipo esperienziale, spiccano in particolare le seguenti sale:

Sala della spedizione scientifica Ligabue[modifica | modifica wikitesto]

Dedicata alla spedizione scientifica del archeologo Giancarlo Ligabue in Niger (Sahara Gadoufaoua) nel 1972-1973, presenta molti preziosi reperti portati alla luce durante questa spedizione, tra cui spiccano l'eccezionale scheletro di un dinosauro Ouranosaurus nigeriensis, considerato uno dei più interessanti reperti al mondo di questo tipo. Nella sala, modernamente allestita e corredata da una documentazione completa della storia degli scavi e degli studi effettuati, è stato collocato anche lo scheletro di un Sarcosuchus imperator, il più grande coccodrillo della storia.

Sulle tracce della Vita[modifica | modifica wikitesto]

Attraverso cinque sale si segue il percorso della vita camminando tra e sopra fossili, collocati ai bordi e sotto un ipotetico scavo che il visitatore percorre dalle prime forme di vita apparse nel mare fino ai grandi animali presenti al termine del periodo glaciale nel territorio Italiano e veneto in particolare, con una piccola sezione finale dedicata all'uomo.

Raccogliere per stupire, raccogliere per studiare[modifica | modifica wikitesto]

Una sezione dedicata ai grandi esploratori e collezionisti che hanno raccolto e costituito le imponenti collezioni scientifiche del Museo. Partendo dall'esploratore Giovanni Miani, al cacciatore Conte Giuseppe De Reali, fino al contemporaneo esploratore, antropologo e mecenate Giancarlo Ligabue. Una suggestiva ricostruzione di wunderkammer cinque-seicentesca introduce al grande salone della Museologia modernamente intesa, della seconda metà del setteconto, era dell'illuminismo, della classificazione Linneiana, e dello studio analitico della natura.

Il percorso della Vita[modifica | modifica wikitesto]

Partendo da una sala multimediale circolare animata da un sistema computerizzato touchless, che proietta le immagini di centinaia di organismi vissuti sul pianeta in ogni ambiente come in un planetario, il visitatore entra nell'ultima parte del percorso in cui attraversa stanze tematiche, dedicate a successivi esempi di declinazione, nel tempo e nei diversi ambienti, del tema generale dell'adattamento delle forme degli organismi alle loro necessità. Il visitatore può così leggere dal vero le infinite soluzioni sviluppate dall'evoluzione nel corso di milioni di anni di storia della vita sul nostro pianeta.

Acquario delle tegnùe[modifica | modifica wikitesto]

Allestito al piano terreno, lungo cinque metri, e capace di oltre 5000 litri d’acqua marina, riproduce lo straordinario ambiente delle tegnùe e la loro biodiversità, con oltre 50 specie animali fra invertebrati e pesci. Una precisa ricostruzione dell’ambiente e un efficace struttura didattica permettono di ammirare numerose specie dal vivo, scoprendo le caratteristiche e le curiosità sui diversi aspetti della biologia e del comportamento di questi animali guidati da un facile gioco.

Con la denominazione locale di Tegnùe si intendono quegli affioramenti rocciosi naturali che si distribuiscono in modo discontinuo nell’area occidentale del Golfo di Venezia, in batimetriche comprese fra gli 8 ed i 40 m. Le dimensioni possono essere molto diverse, da pochi metri quadri a diverse migliaia, con elevazioni dal fondale che passano dai pochi decimetri nelle formazioni base “lastrure”, ad alcuni metri in quelle più alte, spesso localizzate a maggiore profondità. Numerosi studi geologici hanno permesso una caratterizzazione degli affioramenti sotto il profilo morfologico e strutturale riconducendoli essenzialmente a tre diverse tipologie: rocce sedimentarie clastiche, denominate comunemente “beachrocks”; rocce sedimentarie di deposito chimico; rocce organogene, ovvero prodotte dall’azione di organismi costruttori, vegetali e animali. Queste formazioni rocciose sono riconducibili a facies di piattaforma carbonatica di bassa profondità in acque temperato-fredde. La presenza di "isole" di substrati solidi nella omogenea distesa di fondali sabbioso/fangosi crea, sia pure localmente, zone ricche di microambienti e gradienti ecologici che favoriscono un aumento della diversità specifica nei popolamenti. Si realizzano così "oasi" di estrema ricchezza biologica, con un incremento del numero delle specie presenti, ma anche con una notevole biomassa per unità di superficie. Fra le molte specie presenti si annoverano Poriferi, Celenterati, Anellidi, fra cui numerosissimi sono i Serpulidi che ricoprono spesso ogni superficie disponibile sovrapponendosi in strati successivi. Anche fra gli Echinodermi numerose sono le specie tipicamente presenti nelle biocenosi delle Tegnùe. Tipica infine la presenza di numerose specie di Tunicati. Specie ittiche anche pregiate come l’astice Homarus gammarus, la corvina Sciaena umbra, l’ombrina Umbrina cirrosa, il merluzzetto Trisopterus minutus, il grongo Conger conger ed il branzino Dicentrarchus labrax risultano infatti particolarmente frequenti in questi ambienti, che rappresentano in effetti per alcune specie, come l’astice, ambienti esclusivi.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Archivio dell'Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, busta Museo di Storia Naturale (Raccolte Scientifiche), fascicolo Convenzione 3 luglio 1932cc. nn.

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