Moti di Fano

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I moti di Fano sancirono l'inizio di una rivolta popolare scoppiata il 6 settembre 1791 a causa dell'aumento del prezzo della farina e del calo del peso del pane.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il moto, già preceduto da altri tumulti[2], fu capeggiato da alcuni popolani (due calzolai, un canestraio, un sarto, un pescivendolo e una donna coraggiosa, una certa Moretta). Cominciò ad opera delle donne con l'assalto e il saccheggio ad un magazzino di grano di proprietà di due mediatori ritenuti responsabili degli aumenti dei prezzi.

Il governatore della città,[3][4] monsignor Adeodato Bisleti[5], volle provocare i rivoltosi, che riuscirono ad impossessarsi del baluardo che era sguarnito e puntarono i cannoni contro la città.

Intervenne allora il vescovo Antonio Gabriele Severoli, che cercò di calmare gli animi e riportare la situazione alla normalità. Il visitatore apostolico monsignor Antonio Maria Frosini, inviato per sostituire l'intransigente monsignor Bisleti[6], eliminò alcuni abusi, riorganizzò il forno dei poveri e tassò i possidenti.[7] Il vescovo e la Curia però non accettarono le novità portate dal visitatore apostolico, che comunque intervenne tra ottobre e novembre anche per arrestare alcuni insorti, fra i quali monsignor Paolo Castracane, un ecclesiastico illuminista.[8][9]

I moti da Fano si propagarono anche nelle città vicine: Senigallia, San Costanzo, Pesaro e Fossombrone.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Essenziale la testimonianza del coevo Tommaso Massarini, Cronaca fanestre o siano memorie delle cose più notabili occorse in questi tempi nella città di Fano, a cura di Giuseppina Boiani Tombari, in "Nuovi Studi Fanesi", quaderno n. 6, Fano, 2001, p. 11. Vds. anche Sandro Petrucci, Insorgenti marchigiani. Il trattato di Tolentino e i moti antifrancesi del 1797, Macerata 1996, p. 94 e Renzo Paci, L'ascesa della borghesia, p. 54 ss.
  2. ^ Cfr. in Renzo Paci, L'ascesa della borghesia, pp. 52-55: "Già da alcuni anni la plebe fanese “aveva fatto saggio, a dir così, delle proprie forze” e più volte erano scoppiati tumulti: nel 1788 si ebbe una sollevazione del popolo contro i nobili perché il gonfaloniere aveva fissato il prezzo di 80 libbre di farina a paoli 14-15; il popolo si sollevò ancora il 17 agosto 1790 ottenendo che il prezzo della farina fosse fissato a scudi 6 il rubbio per tutto l'anno; il 17 agosto 1791 nuova rivolta per l'aumento dei prezzi della farina di tre paoli al rubbio".
  3. ^ Annuario Pontificio 1791.
  4. ^ Cfr. in Christoph Weber; Legati e governatori dello Stato pontificio (1550-1809). Roma, Ministero per i beni culturali e ambientali, 1994, p. 309.
  5. ^ Bisleti marchese Adeodato di Veroli, Cfr. in Ex-alunni 1750-1799, Pontificia Accademia Ecclesiastica, anno 1776.
  6. ^ Massarini in Cronaca fanestre, op.cit., p. 12:

    «... sicome ciò era accaduto per sua cociutaggine o sia per imperizia di Governatore, cioè per non averli fatto giustizia, perché Fano è solito regolarsi nel vendere il grano e pane col calmiere di Senigaglia, Fossombrone e Pesaro ed essendo in queste Città il grano e pane più a buon prezo di costì..., portarono al detto Monsignor Bisleti costoro i Campioni di tute le qualità di pane di queste tre piazze e questo, invece di dare ascolto ai ricorrenti, mandò tuto quel pane in ellemosina ai Carcerati e scaciolli bruscamente da sé e seguitò a dare ordini per l'imbarco delle granaglie e perciò inasprì talmente i ricorenti ed il popolo che comisero il suddetto attentato a quel magazeno posto sotto li Archi del Corpus domini, che era imminente per essere quel Grano imbarcato...»

    Vds. anche N. Ferri, La Comune Repubblicana di Fano, in Fano 5, 1972, pp. 69-118, alle pagg. 75-76.
  7. ^ Lettera di mons. Frosini alla Segreteria di Stato datata 6 ottobre 1791 come riportata da Paci, ne L'ascesa della borghesia, appendice 1, pp. 61-62:

    «Per contenere fin dai primi passi l’insurgenza le forze esecutive e le politiche, cioè le diverse autorità, non erano certamente combinate. Quella del Governo già da gran tempo è poca, adesso poi era diventata nulla. Il Governatore, oltre d’essere inceppato dai privilegi dei nobili, oltre il dover combattere con nobiltà intestata per chimera di comandare, ma realmente in comando per tutto quello che è amministrazione comunitativa, era ancora circondato al presente sempre più dai molti diritti che il tribunale di monsignor tesoriere dà ai suoi dipendenti qual è l'Assessor Camerale, il Prelato in calze nere, il Castellano, i soldati delle Finanze, etc., tutti individui indipendenti da lui.»

  8. ^ Paolo Castracane fu Legato di Ferrara Cfr. in Bonita Cleri, Claudio Giardini; L'arte conquistata, spoliazioni napoleoniche dalle chiese della legazione di Urbino e Pesaro. Modena, Artioli, 2003, p. 25.
  9. ^ Vittorio Emiliani; Il furore e il silenzio. Vita di Gioachino Rossini. Bologna, il Mulino, 2007, ISBN 88-15-11616-8 - p. 13.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Tommaso Massarini, Cronaca fanestre o siano memorie delle cose più notabili occorse in questi tempi nella città di Fano, a cura di Giuseppina Boiani Tombari, in "Nuovi Studi Fanesi", quaderno n. 6, Fano, 2001.
  • Armando Laghi; La rivolta del popolo fanese del 6 e 7 settembre 1791. Fano, Tip.Sonciniana, 1954.
  • Renzo Paci, L'ascesa della borghesia nella Legazione di Urbino dalle riforme alla Restaurazione, Milano, Giuffrè, 1966.
  • R. Paolucci, La sollevazione di Fano nel settembre 1791, in «Studia picena», a. VI (1930), p. 69
  • Sandro Petrucci, Insorgenti marchigiani. Il Trattato di Tolentino e i moti antifrancesi del 1797, Macerata, Sico, 1996.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]