Molon labe

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Iscrizione con le parole ΜΟΛΩΝ ΛΑΒΕ sul monumento a Leonida alle Termopili.

Molon labe (in greco antico μολὼν λαβέ, traslitterato in Molòn labé, letteralmente: "vieni a prendere") è una classica espressione di sfida; secondo Plutarco[1] fu pronunciata per la prima volta dal re di Sparta Leonida I in risposta alla richiesta di consegnare le armi avanzata dal re persiano Serse durante la battaglia delle Termopili. È un classico esempio di frase laconica.

Grammatica[modifica | modifica wikitesto]

La prima parola, μολών (molòn), è il participio aoristo attivo, al nominativo maschile singolare, del verbo βλώσκω (blòsko) "vengo", che significa "essendo venuto", ma anche "venendo".[2] La radice è evidentemente *μολ-, cosicché βλώ-σκ-ω è una contrazione di μολώ-σκ-ω (in cui il suffisso -σκ è usato con funzione incoativa, come in molti altri casi).[3] La parola λαβέ (labé) è l'imperativo aoristo attivo, alla seconda persona singolare, del verbo λαμβάνω (lambàno) "prendo", quindi "prendi!". Letteralmente l'espressione si traduce "Prendi venendo!".

Queste due parole, unite insieme, formano una particolare struttura grammaticale chiamata "participio predicativo".[4] La lingua greca antica, che faceva spesso uso del participio, trovava nelle forme di questo modo il completamento logico di determinati verbi: l'azione principale si esprimeva con il participio, mentre quella secondaria con un altro modo. Il participio aoristo può essere utilizzato quando l'azione è stata completata, dato che questo tempo ha un aspetto verbale "puntuale".

L'azione del participio si verifica prima di quella del verbo principale, in modo da rendere una sfumatura di significato che non si percepisce nella traduzione italiana: il fatto che, prima di prendere, si debba venire. La forma all'imperativo è in seconda persona singolare, e pertanto non viene rivolta ad un grande gruppo di persone, ma ad uno specifico individuo: Leonida parlava direttamente a Serse, non alla totalità dei Persiani.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Uso alle Termopili[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Battaglia delle Termopili e Seconda guerra persiana.
Vista completa della statua a Leonida I alle Termopili.

La frase fu detta da Leonida a Serse quando questo chiese che i Greci deponessero le armi e si arrendessero, all'inizio della battaglia delle Termopili, nel 480 a.C. Gli Spartani riuscirono a tenere il passo delle Termopili per ben tre giorni e, anche se alla fine furono annientati, inflissero gravi perdite all'esercito persiano. Questo temporeggiamento ebbe però come effetto principale quello di ritardare la marcia persiana verso Atene, offrendo così agli Ateniesi il tempo sufficiente per evacuare la città sull'isola di Salamina. Anche se dal punto di vista militare le Termopili furono una sconfitta per i Greci, valsero come una vittoria strategica e morale, permettendo ai Greci di vincere i Persiani nella battaglia di Salamina nello stesso anno e nella battaglia di Platea l'anno successivo; dopo queste sconfitte i Persiani abbandonarono la Grecia.

Uso moderno[modifica | modifica wikitesto]

La frase Molon labe è stata ripetuta da molti politici e generali successivi per esprimere la determinazione di un esercito o una nazione a non arrendersi. Il motto ΜΟΛΩΝ ΛΑΒΕ è sullo stemma del Corpo greco della Prima Armata, ed è anche quello della Centrale di comando per le operazioni speciali degli Stati Uniti.[5] La stessa espressione era uno slogan della rivoluzione texana.

La frase Molon labe è stata usata nuovamente nella storia greca, il 3 marzo 1957, durante una battaglia a Cipro tra i membri dell'organizzazione EOKA e l'esercito britannico. Avendo ricevuto una soffiata, gli inglesi riuscirono a circondare il rifugio segreto del vicecomandante di EOKA, Grigoris Afxentiou, nei pressi del monastero di Machairas. All'interno del nascondiglio c'erano Afxentiou e quattro suoi complici. Resosi conto di essere in inferiorità numerica, Afxentiou ordinò loro di arrendersi, mentre lui si barricò lottando fino alla morte. I britannici gli chiesero di uscire e arrendersi, ma egli rispose con la frase Molon labe, come fecero gli antichi spartani. Poiché era impossibile farlo uscire, dopo aver subito perdite, gli Inglesi diedero fuoco al nascondiglio e l'uomo fu bruciato vivo; il suo corpo venne sepolto nel cortile del carcere centrale di Nicosia, dove si trova ancora oggi.

Negli Stati Uniti d'America sia l'originale frase greca, sia la sua traduzione inglese sono spesso usate dagli attivisti a favore del secondo emendamento, che riguarda il diritto di portare armi per la difesa personale. Cominciò ad apparire su alcuni siti web alla fine del 1990 e ai primi 2000. Nel contesto del secondo emendamento la frase esprime l'idea che la persona che la pronuncia sia un forte sostenitore dell'ideale del porto libero di armi e che non le consegnerà a nessuno, soprattutto alle autorità governative.[6]

Nel college football la squadra di calcio Michigan State Spartans indossava maglie con questa scritta nella sfida che giocò nel 2011 con i Michigan Wolverines.[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Plutarco, Apophthegmata Laconica, 225 C.
  2. ^ (EN) Henry Liddell e Robert Scott, βλώσκω in A Greek-English Lexicon, 1819.
  3. ^ Smyth, Greek Grammar, par. 526: suffix of 5th type of present stem.
  4. ^ Carlo Campanini, Paolo Scaglietti, Greco: lingua e civiltà, ISBN 9788838321825.
  5. ^ www.centcom.mil.
  6. ^ Signatures of the gun culture, www.enterstageright.com, 3 giugno 2002.
  7. ^ Phil Hecken, Molon Labe... or 'Come and Get Them'!, Uni-Watch, 15 ottobre 2011.
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