Moa Martinson

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Moa Martinson

Moa Martinson (Linköping, 2 novembre 1890[1]Sorunda, 5 agosto 1964[2]) è stata una scrittrice svedese.

Moa Martinson fa parte degli scrittori proletari, attivi durante gli anni 20 e gli anni 30. È stata relativamente dimenticata ma poi riscoperta dal movimento femminile durante gli anni 70. Ebba Witt-Brattström ha discusso la sua tesi Moa Martinson: skrift och drift i trettiotalet nel 1987. Kerstin Engman ha pubblicato la biografia Moa Martinson. Ordet och kärleken nel 1990.

Strade e piazze a Nörrköping, Eskilstuna e Stoccolma sono dedicate a lei.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia[modifica | modifica wikitesto]

Moa Martinson nacque nella parrocchia di Vårdnäs, vicino a Linköping. Fu battezzata con il nome di Helga Maria. Sua madre, Kristina Swarz, era una ragazza celibe di 19 anni, la quale fu costretta a lasciare sua figlia a casa dei genitori. Secondo un articolo nel numero 101 della rivista ÖGF-Lövet del maggio 2010 il padre di Moa Martinson era presumibilmente Anders Teodor Andersson Lundin, nato nel 1863 och impiegato presso la fabbrica di Motala[3]. Dopo un paio di anni la madre si trasferì a Norrköping e iniziò a lavorare in fabbrica. Nel 1895 la madre si sposò con Alfred Karlsson e poté perciò tenere la figlia con sé. Il patrigno di Moa lavorava in diversi giardini e porti. L’economia familiare era in pessimo stato, anche per colpa dell’alcolismo del patrigno, e come conseguenza di questo dovettero trasferirsi spesso.

Durante l’estate del 1906 Moa Martinson lavorò per la grande esposizione artistica industriale di Syltenberg, a Norrköping. Nel romanzo Kungens rosor (Le rose del re, 1939) l’autrice descrive quel periodo. Nell’autunno del 1906 Moa ottenne un posto di formazione presso un ristorante a Stoccolma e iniziò successivamente a lavorare come aiuto cuoco in giro per la Svezia.

L’infanzia di Moa Martinson fu molto povera. Questo gioca un ruolo importante nella sua produzione letteraria[4].

Primo matrimonio[modifica | modifica wikitesto]

La madre e il patrigno di Moa Martinsson abitavano a Ösmo, vicino a Södertörn, e lì Moa incontrò il tuttofare Karl Johan Leonard Johansson (1881-1928), figlio del fondatore Johan Peter Johansson e di Ulrika Kristina Sundström[5]. Quando Moa aveva 19 anni restò incinta. Dopo la nascita del primo figlio Olof (1910-1974)[2] si trasferì da Karl, nella piccola fattoria di Johannesdal vicino a Ösmo. In quel luogo diede alla luce nei cinque anni successivi altri quattro figli: Tore (1911-1978)[2], Erik (1913-1996)[2], Manfred (1914-1925)[2] e Knut (1916-1925)[2]. Tutti i figli nacquero al di fuori del matrimonio e solo nel 1922 Moa e Karl si sposarono[6]. Il marito beveva spesso spendendo i profitti del lavoro e Moa Martinson fu costretta a reperire il cibo per la famiglia coltivando alcuni appezzamenti, pescando e piantando trappole.

Interesse politico[modifica | modifica wikitesto]

Moa Martinson iniziò a scrivere già durante l’adolescenza. Era molto interessata alla politica e nel 1922 riuscì a far pubblicare la sua prima lettera all’editore del giornale Arbetaren, firmandosi come H.J. (Helga Johansson). Lì incontrò Elise Ottar Ottesen-Jensen, la quale fu d’ispirazione per la stesura di un suo romanzo. Durante la scrittura del romanzo i due figli più giovani, Manfred e Knut, annegarono mentre stavano attraversando una superficie ghiacciata durante un giorno di aprile del 1925. L’interesse politico di Moa Martinson risultò nella sua elezione nel 1924 al consiglio comunale di Sorunda. A casa, nel suo cottage, si tenne un incontro sindacalista. Nel 1927 iniziò a scrivere articoli sulla situazione delle donne lavoratrici nella rivista femminista liberale Tidervarvet, nella quale Elin Wägner lavorava come redattrice. Fu lì che la scrittrice iniziò a firmarsi come Moa. L’anno seguente, nel gennaio del 1928, il marito di Moa si suicidò con della dinamite. Nel 1934 fu delegata per il primo congresso dell’Unione degli Scrittori dell’Unione Sovietica.

Statua di Moa Martinson in Grytstorget a Norrköping.

Carriera letteraria[modifica | modifica wikitesto]

Con l’aiuto di Elin Wägner Moa Martinson poté iniziare un corso di scrittura a macchina e scrisse così il suo primo libro, Kvinnor och äppelträd (Donne e alberi di mele). Inviò il manoscritto a diverse case editrici ma fu sempre rifiutato, fino al 1933. Il suo debutto risvegliò grande consapevolezza grazie al suo linguaggio realistico e la sua libertà di parola riguardo ai temi della sessualità. Il romanzo parla della crescita nella povertà di Sally ed Ellen, nel quartiere operaio di Norrköping, raccontata da una prospettiva femminile. Il seguito Sallys söner (I figli di Sally, 1934) parla della storia dei braccianti agricoli.

L’opera più conosciuta di Moa Martinson è la trilogia autobiografica su Mia: Mor gifter sig (Mamma si sposa, 1936), Kyrkbröllop (Matrimonio in chiesa, 1938) e Kungens rosor (Le rose del re, 1939). La serie di romanzi è costruita in parte sul seriale Pigmamma scritto da lei nel 1928-1929 per la rivista Brand. Nei libri racconta in modo spassionato degli avvenimenti di Norrköping durante il cambio di secolo. Il suo stile era spontaneo e arbitrario, e i suoi libri si caratterizzavano per l’umorismo e pathos sociale. Un tema ricorrente è l’amicizia tra donne. Tra le altre opere successive si evidenziano i suoi romanzi storici sulla vita contadina nell’Östergötland, Vägen under stjärnorna (La strada sotto alle stelle, 1940) e Brandliljor (Gigli di fuoco, 1941). La così detta Bettyserien è costruita sui suoi anni come mamma e come unica curatrice dell’appezzamento Johannesdal.

Moa Martinson realizza taglienti descrizioni della Classe sociale nelle sue opere [7], contribuendo a spiegare ai lettori i meccanismi che governano questa società. Come altri scrittori proletari anche Moa proveniva da circostanze di povertà e non aveva una grande educazione sulle spalle, ma riuscì comunque a raggiungere un elevato status sociale nel suo tempo, e a raggiungere la popolazione.

Moa Martinson fu una dei più importanti scrittori proletari del suo tempo poiché riuscì a raggiungere un gruppo di persone completamente nuovo: la classe operaia. Visse lei stessa una dura vita da operaia e la raccontò spesso nei suoi libri. Poiché molto di quello che scrisse proveniva plausibilmente dalla sua esperienza, riuscì così a raggiungere non solo il nuovo gruppo della classe operaia, ma anche le donne operaie, le quali facevano parte di un gruppo particolarmente nuovo e speciale per quel tempo[8].

Moa Martinson ha dato alle donne un posto nel mondo letterario. Secondo la studiosa Ebba Witt-Brattström Moa Martinson ha sollevato il mondo delle donne operaie nella sua produzione. Witt-Brattström ritiene che Martinson abbia descritto l'ambivalenza delle donne nel corpo e nell'intelletto. La studiosa ritiene anche che ciò che ha spinse Moa Martinson fu un forte pathos per la giustizia e secondo la stessa Martinson lei voleva "riempire le macchie bianche nella mappa della società" [9]. Con questo si può supporre che Moa Martinson intendesse sollevare la condizione di coloro che sono invisibili nella società, osservarli e provare a realizzare una società più equa.

Moa Martinson può essere definita per il suo tempo come modernista e femminista. Diede spazio a chi non poteva avere spazio nella società: le classi sociali più basse e le donne. Questo fu qualcosa di moderno e rappresentava una rottura con le convenzioni normative. Si batté pure per realizzare una società più equale parlando di coloro che non hanno mai avuto voce in capitolo, oltre a sollevare le questioni delle donne, un gruppo di fatto rassegnato e arrendevole. Ha un grande significato anche per il femminismo odierno e infuse coraggio alle scrittrici femministe [10].

Secondo matrimonio[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1928 Moa Martinson incontrò Harry Martinson. Si sposarono civilmente il 3 ottobre 1929[6]. Abitarono presso la piccola fattoria di Moa. Il matrimonio fu inizialmente felice ma Harry era infedele e alla separazione seguì un rappacificamento. Harry Martinson la lasciò nel 1939 e si arruolò. Nell’inverno del 1940 chiese il divorzio e il matrimonio si sciolse nel 1941. Ivar Lo-Johansson, il quale fu un buon amico di entrambi, descrisse il loro matrimonio nel libro Tröskeln (La soglia, 1982).

Johannesdal, Sorunda[modifica | modifica wikitesto]

Moa Martinson si trasferì nel 1910 nella piccola fattoria di Johannesdal a Sorunda, nel Södermanland, quando aveva 19 anni e aspettava il suo primo figlio. In quel luogo rimase per il resto della sua vita. Durante gli anni 30, quando anche Harry Martinson visse e sviluppò la sua opera letteraria lì, la fattoria divenne molto popolare per i giovani scrittori del tempo. La fattoria è ancora presente così come Moa la lasciò quando morì nel 1964[11].

Moa Martinson è sepolta nel cimitero di Sorunda[12].

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Frida Andersson, Moa Martinson: en bibliografi, Linköping, Univ, 2000.
Bibliografi
Anno Titolo Note
1928-29 Pigmamma seriale
1933 Kvinnor och äppelträd romanzo
1934 Sallys söner romanzo
1935 Rågvakt romanzo
1936 Mor gifter sig romanzo, serie di Mia
1937 Drottning Grågyllen romanzo storico
1937 Motsols raccolta di poesie
1938 Kyrkbröllop romanzo, serie di Mia
1939 Kungens rosor romanzo, serie di Mia
1940 Vägen under stjärnorna romanzo storico
1941 Brandliljor romanzo storico
1942 Armén vid horisonten saggio e storie brevi
1943 Den osynlige älskaren serie di Betty
1944 Bakom svenskvallen memoriale
1947 Kärlek mellan krigen memoriale
1949 Livets fest romanzo storico
1950 Jag möter en diktare memoriale
1952 Du är den enda serie di Betty
1956 Kvinnorna på Kummelsjö romanzo storico
1957 Klockor vid Sidenvägen serie di Betty
1959 Hemligheten serie di Betty

Premi e onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

  • Gran premio De Nios, 1944

Trasposizioni cinematografiche[modifica | modifica wikitesto]

  • 1974 Film TV, Rågvakt, basato sul romanzo omonimo e diretto da Göran Bohman, con Christina Evers nel ruolo principale
  • 1979 Serie TV, Mor gifter sig, basato sul romanzo omonimo diretto da Per Sjöstrand, con Gurie Nordwall nel ruolo della madre, Hans Wigren nel ruolo del patrigno e Nina Ullerstam nel ruolo di Mia
  • 1986 Lungometraggio, Moa, autobiografico, diretto da Anders Wahlgren con Gunilla Nyroos nel ruolo principale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Vårdnäs församlings födelsebok, avläst via www.svar.ra.se
  2. ^ a b c d e f (SV) Sveriges dödbok 1901–2009 (DVD-rom), Version 5.0, Solna, Sveriges släktforskarförbund, 2010, ISBN 978-91-87676-59-8.
  3. ^ ÖGF-Lövet nr 101 (maj 2010), s 5-6: Vem var Moa Martinsons far?, av Annika Johansson
  4. ^ Moa Martinsons Liv, su moamartinson.se. URL consultato il 29 ottobre 2017.
  5. ^ Sveriges befolkning 1890, CD-ROM, Version 1.02, Sveriges Släktforskarförbund/SVAR (2003)
  6. ^ a b Sorunda församlings vigselbok, EI:3
  7. ^ Moa Martinson - Modernist och feminist, su aftonbladet.se, 29 ottobre 2017.
  8. ^ Den Svenska Arbetarlitteraturen, su urskola.se, 29 ottobre 2017.
  9. ^ Moa är aktuell 50 år efter sin död, su lt.se, 29 ottobre 2017.
  10. ^ Moa Hjälpte Läsarna Förstå Klassamhället, su arbetaren.se, 29 ottobre 2017.
  11. ^ Arkiverade kopian, su moa.martinson.dinstudio.se, 14 giugno 2011 (archiviato dall'url originale il 21 aprile 2009).
  12. ^ Begravda i Sverige, CD, utgivare Sveriges Släktforskarförbund

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bengt E. Anderson, Brev kring en resa utan mål : Harry, Moa och herrarna Bonnier, Harry Martinson-sällskapets årsbok ; 2011, Olofström, Vekerum, 2011, ISBN 978-91-86722-91-3.
  • De skrev för livet: Moa och de svenska kvinnliga arbetarförfattarna, Stockholm, De litterära sällskapens samarbetsnämnd (DELS), 2009.
  • Kerstin Engman, Moa Martinson: ordet och kärleken : [biografi], Stockholm, Tiden, 1990, ISBN 91-550-3609-0.
  • Sonja Erfurth, Harry Martinson och Moa: 1920-1931, Stockholm, Bonnier, 1987, ISBN 91-0-047061-9.
  • I Moas sak: från ny Moaforskning till Moaprisets historia, Sällskapet Moas vänners skriftserie ; 1, Stockholm, Sällskapet Moas vänner, 2012.
  • Moa i brev och bilder: ett urval, Stockholm, Askild & Kärnekull, 1978, ISBN 91-7008-620-6.
  • Johanna Olander, Lita på en karl, man skulle ha stryk!: Moa Martinsons "Kyrkbröllop" ur ett genusperspektiv, Stockholm, Univ., Litteraturvetenskapliga inst., 2000.
  • Marika Stiernstedt, Marika Stiernstedt om Moa Martinson., Nynäshamn, Sällsk. Moas vänner, 1995[1946].
  • Ebba Witt-Brattström, Moa Martinson: skrift och drift i trettiotalet, Stockholm, Norstedt, 1988, ISBN 91-1-883422-1.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Moas vänner
  • Ugglan su www.ugglan.educ.goteborg.se URL di servizio di archiviazione sconosciuto (archiviato il 20080527072145).
  • Östgötakultur su www.kulturnat.se URL di servizio di archiviazione sconosciuto (archiviato il 20071012031248).
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