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Malvasia di Bosa

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Malvasia di Bosa
Disciplinare DOC
Vigneti a Modolo
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione  Sardegna
Tipi regolamentati
Fonte: Disciplinate di produzione[1]

Malvasia di Bosa è la denominazione di origine controllata di un vino prodotto in provincia di Oristano.

Zona di produzione

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La zona di produzione delle uve comprende parte delle aree vitate presenti nei comuni di Bosa, Suni, Tinnura, Flussio, Magomadas, Tresnuraghes e Modolo in provincia di Oristano, zona storicamente chiamata Planargia, che si stende tra il comune di Bosa e le foci del Rio Mannu in località Punta Foghe.

Il Malvasia che viene coltivato nella Planargia ha una lunga storia, anche se diverse sono le ipotesi sulla sua origine. Nei testi di ampelografia (scienza che studia i vitigni) sono indicati con il nome di Malvasia un gran numero di genotipi, assai diversi per il colore, per la forma del grappolo e per il sapore, variabile dal neutro all'aromatico. Secondo la maggior parte degli studiosi il vitigno sarebbe originario della Grecia ed in particolare della città Monemvasia sulla costa sud-occidentale del Peloponneso, chiamata in antichità Monobasia. Il porto della città protetto da un'alta roccia a strapiombo sul mare, aveva un ingresso strettissimo e pertanto molto difficile da conquistare. Così un potente principe greco, per espugnare la fortezza, chiese aiuto ai veneziani, che, dopo la conquista rimasero in quel territorio e si spinsero nell'entroterra. I veneziani seppero subito apprezzare il vino Malvasia, ne attirarono un intenso commercio e trapiantarono il vitigno a Creta, loro possedimento da mezzo secolo, e in altre isole egee. La Malvasia divenne molto conosciuta e apprezzata nel Mediterraneo tanto che con tale nome, nel 1600, si indicavano le locande in cui veniva venduto e bevuto il profumato "vino navigato greco", e ancora oggi a Venezia si può percorrere la Calle della Malvasia e il Ponte della Malvasia. I vitigni da cui veniva prodotto questo vino furono in seguito diffusi anche in altre aree viticole mediterranee, nelle quali, talvolta, acquisirono nomi locali o vennero denominati genericamente greci, generando così le attuali difficoltà di distinzione varietale. Infatti, con il nome Malvasia sono coltivati sia vitigni a bacca bianca dal sapore semplice, sia tipologie dal sapore aromatico oppure a bacca nera. Secondo l'ipotesi più verosimile, peraltro, l'introduzione del vitigno Malvasia in Sardegna risalirebbe al V-VI secolo d.C., ovvero subito dopo la caduta dell'Impero Romano. Molto probabilmente arrivò nell'isola tramite gli approdi di Calaris e di Bosa: infatti il vitigno ha la sua maggiore diffusione nel Campidano di Cagliari e nelle colline della Planargia, mentre nelle altre regioni dell'isola la sua presenza è alquanto sporadica, e ciò fa ipotizzare che in queste zone esso sia stato prodotto in tempi meno antichi. In ogni caso, in Planargia la vite Malvasia è coltivata da moltissimi secoli ed il vino prodotto ha avuto via via nomi diversi, come Marvasia, Marvagia, Marmasia, Malmasia e, in alcune parti della Sardegna, in particolar modo nel nuorese, viene dialettalmente detto "Alvarega" o "Arvarega" corrispondente all'italiano "bianca greca", il che sembrerebbe confermare quanto detto sulle origini di questo vitigno.

Tecniche di produzione

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Le operazioni produttive devono essere effettuate nei comuni su cui ricade la zona di produzione; per gli spumanti si possono attuare nell'intero territorio della regione.

Non si possono utilizzare mosti concentrati, ma solo concentrazione a freddo del mosto; genericamente è permesso attuare un leggero appassimento delle uve sulla pianta o su stuoie, mentre le uve destinate al passito possono anche venire parzialmente disidratate con ventilazione forzata fino a raggiungere un contenuto zuccherino minimo di 272 g/l.

Sono ammesse solo bottiglie di vetro ed è obbligatoria l'indicazione dell'annata di produzione delle uve. Per la menzione riserva è obbligatorio il tappo in sughero e per gli spumanti solo il tappo a fungo in sughero.

La DOC è stata approvata con DPR 21.07.1972 G.U. 255
Successivamente il disciplinare ha subito le seguenti modifiche:

  • DM 30.03.2001 G.U. 102
  • DM 24.06.2011 G.U. 162
  • DM 30.11.2011 pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf

La versione in vigore è stata approvata con DM 07.03.2014 pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf[1]

È consentita la menzione "vigna" seguita dal relativo toponimo. Le versioni "base" e "riserva" possono venire prodotte come amabile o dolce La versione "riserva" deve essere invecchiata almeno 2 anni, di cui almeno uno in botti di legno

Malvasia di Bosa

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base riserva spumante passito
uvaggio Malvasia di Sardegna: minimo 95%.
titolo alcolometrico minimo 15,00% vol. 15,50% vol. 12,00 vol. 16,00% vol.
titolo alcolometrico svolto 13,00% 9,50% vol. 14,00% vol.
acidità totale minima 4,00 g/l. 5,50 g/l. 4,00 g/l.
estratto secco minimo 20,00 g/l 18,00 22,00 g/l.
resa massima di uva per ettaro 60 q. 80 q. 60 q.
resa massima di uva in vino 70% 50%

Caratteristiche organolettiche

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Abbinamenti consigliati

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  1. ^ a b Disciplinare di produzione, su catalogoviti.politicheagricole.it.