La religione è l'oppio dei popoli

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La religione è l'oppio dei popoli è una delle affermazioni più spesso parafrasate del filosofo e critico dell'economia politica Karl Marx. È stata tradotta dall'originale tedesco, Die Religion ist das Opium des Volkes, letteralmente, La religione è l'oppio del popolo.

La citazione, tratta dall'introduzione de Per la critica della filosofia del diritto di Hegel, nella sua versione integrale − e meno conosciuta − si presenta così: « La religione è il sospiro della creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, così come è lo spirito di una condizione senza spirito. È l'oppio del popolo ».[1]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La citazione completa si legge come segue:

(DE)

«As Fundament der irreligiösen Kritik ist: Der Mensch macht die Religion, die Religion macht nicht den Menschen. Und zwar ist die Religion das Selbstbewusstsein und das Selbstgefühl des Menschen, der sich selbst entweder noch nicht erworben, oder schon wieder verloren hat. Aber der Mensch, das ist kein abstraktes, außer der Welt hockendes Wesen. Der Mensch, das ist die Welt des Menschen, Staat, Societät. Dieser Staat, diese Societät produzieren die Religion, ein verkehrtes Weltbewusstsein, weil sie eine verkehrte Welt sind. Die Religion ist die allgemeine Theorie dieser Welt, ihr encyklopädisches Compendium, ihre Logik in populärer Form, ihr spiritualistischer Point-d'honneur, ihr Enthusiasmus, ihre moralische Sanktion, ihre feierliche Ergänzung, ihr allgemeiner Trost- und Rechtfertigungsgrund. Sie ist die phantastische Verwirklichung des menschlichen Wesens, weil das menschliche Wesen keine wahre Wirklichkeit besitzt. Der Kampf gegen die Religion ist also mittelbar der Kampf gegen jene Welt, deren geistiges Aroma die Religion ist.

Das religiöse Elend ist in einem der Ausdruck des wirklichen Elendes und in einem die Protestation gegen das wirkliche Elend. Die Religion ist der Seufzer der bedrängten Kreatur, das Gemüth einer herzlosen Welt, wie sie der Geist geistloser Zustände ist. Sie ist das Opium des Volks.

Die Aufhebung der Religion als des illusorischen Glücks des Volkes ist die Forderung seines wirklichen Glücks. Die Forderung, die Illusionen über seinen Zustand aufzugeben, ist die Forderung, einen Zustand aufzugeben, der der Illusionen bedarf. Die Kritik der Religion ist also im Keim die Kritik des Jammerthales, dessen Heiligenschein die Religion is.»

(IT)

«Il fondamento della critica irreligiosa è: l'uomo fa la religione, e non la religione l’uomo. Infatti, la religione è coscienza di sé e il sentimento di sé dell'uomo che non ha ancora conquistato o ha già di nuovo perduto se stesso. Ma l'uomo non è un'entità astratta posta fuori dal mondo. L'uomo è il mondo dell'uomo, lo Stato, la società. Questo Stato, questa società producono la religione, una coscienza capovolta del mondo, poiché essi sono un mondo capovolto. La religione è la teoria generale di questo mondo, il suo compendio enciclopedico, la sua logica in forma popolare, il suo point d'honneur spiritualistico, il suo entusiasmo, la sua sanzione morale, il suo solenne completamento, il suo universale fondamento di consolazione e giustificazione. Essa è la realizzazione fantastica dell'essenza umana, poiché l'essenza umana non possiede una realtà vera. La lotta contro la religione è dunque, mediatamente, la lotta contro quel mondo, del quale la religione è l'aroma spirituale.

La miseria religiosa è insieme l'espressione della miseria reale e la protesta contro la miseria reale. La religione è il sospiro della creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, così come è lo spirito di una condizione senza spirito. Essa è l'oppio del popolo.

Eliminare la religione in quanto illusoria felicità del popolo vuol dire esigerne la felicità reale. L'esigenza di abbandonare le illusioni sulla sua condizione è l'esigenza di abbandonare una condizione che ha bisogno di illusioni. La critica della religione, dunque, è in germe, la critica della valle di lacrime, di cui la religione è l'aureola.»

(Karl Marx[2])

Significato[modifica | modifica wikitesto]

Marx inserisce questa riflessione nell'ambito di un'analisi sulla struttura e sull'organizzazione della religione, mirata a comprenderne l'intima natura[3][4]. Egli ritiene che la religione soddisfi nella società lo stesso bisogno cui provvede l'oppio quando una persona inferma, o comunque sofferente, ne fa uso: riduce il dolore immediato e alimenta le illusioni utili a darle la forza per andare avanti. Marx individua nella religione anche un pericolo per i suoi obiettivi rivoluzionari, in quanto l'idea di Dio, portando l'uomo a cancellare sé stesso come protagonista del processo storico, gli impedisce di comprendere il conflitto sociale esistente tra le classi e la conseguente necessità della lotta.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Marx scrisse queste riflessioni sulla religione nel 1843, come parte introduttiva a un libro in cui si proponeva di indagare criticamente lo scritto del 1820 di Hegel, Lineamenti di filosofia del diritto. Mentre l'opera completa, Per la critica della filosofia del diritto di Hegel, fu pubblicata solo dopo la sua morte, l'introduzione era stata data alle stampe già nel 1844, sugli Annali franco-tedeschi, una collaborazione di Marx con Arnold Ruge. Poiché la suddetta rivista aveva una tiratura di appena 1 000 copie, l'Introduzione non ebbe grande risonanza nel XIX secolo, ma l'avrebbe acquisita a partire dagli anni '30 del secolo successivo, con la raggiunta affermazione della dottrina marxista[4].

Dichiarazioni simili[modifica | modifica wikitesto]

La stessa metafora è stata usata da molti autori durante il XIX secolo e anche dopo[5].

Novalis

Nel 1798 Novalis scrive, in "Blüthenstaub" ("Polline"):[6]

(DE)

«Ihre sogenannte Religion wirkt bloß wie ein Opiat reizend, betäubend, Schmerzen aus Schwäche stillend.»

(IT)

«La loro cosiddetta religione funziona semplicemente come un oppiaceo: stimola, intorpidisce, reprime il dolore per mezzo della debolezza.»

(Novalis, "Blüthenstaub")

.

Heinrich Heine

Nel 1840, anche Heinrich Heine usa la stessa analogia, nel suo saggio su Karl Ludwig Börne:[7]

(EN)

«Welcome be a religion that pours into the bitter chalice of the suffering human species some sweet, soporific drops of spiritual opium, some drops of love, hope and faith.»

(IT)

«Sia benvenuta una religione che versa nell'amaro calice della specie umana sofferente alcune gocce dolci e soporifere di oppio spirituale, alcune gocce di amore, speranza e fede.»

(Heinrich Heine)
Charles Kingsley

Charles Kingsley, un canonico della Chiesa anglicana, chiosa quattro anni dopo Marx:[8]

(EN)

«We have used the Bible as if it were a mere special constable's hand book, an opium dose for keeping beasts of burden patient while they were being overloaded, a mere book to keep the poor in order.»

(IT)

«Abbiamo usato la Bibbia come se fosse un semplice manuale, una dose di oppio per tenere pazienti le bestie da soma mentre erano sovraccariche, un semplice libro per tenere in ordine i poveri.»

(Charles Kingsley[9])
Miguel de Unamuno

Miguel de Unamuno, il famoso autore spagnolo della Generazione del '98, nella sua nivola, San Manuel Bueno mártir, tratta il tema dell'effetto stordente che la religione cagiona sulla Spagna rurale. Il protagonista del libro, Don Manuel, è un sacerdote che non crede in Dio, ma continua a predicare perché osserva l'impatto positivo che può avere nella vita dei suoi parrocchiani. La religione, in questo modo, serve anche a lenire la propria, profonda depressione, grazie alla felicità che gli procura l'aiutare la gente di Valverde de Lucerna. Unamuno fa riferimento diretto a Marx quando Don Manuel spiega:

(EN)

«Yes, I know that one of the leaders of what they call the social revolution has said that religion is the opium of the people. Opium… opium, yes! Let’s give them opium, and let them sleep and dream. And with this crazy activity of mine, I have also been using opium.»

(IT)

«Sì, so che uno dei leader di quella che chiamano rivoluzione sociale ha detto che la religione è l'oppio dei popoli. Oppio... oppio, sì! Diamo loro oppio e lasciamoli dormire e sognare. E con questa mia folle attività, ho anche usato l'oppio.»

(Miguel de Unamuno[10])
Lenin

Nel 1905, Lenin scrive nell'articolo Socializm i religija per la Novaja Žizn'[11][12]:

(EN)

«Those who toil and live in want all their lives are taught by religion to be submissive and patient while here on earth, and to take comfort in the hope of a heavenly reward. But those who live by the labour of others are taught by religion to practise charity while on earth, thus offering them a very cheap way of justifying their entire existence as exploiters and selling them at a moderate price tickets to well-being in heaven. Religion is opium for the people. Religion is a sort of spiritual booze, in which the slaves of capital drown their human image, their demand for a life more or less worthy of man.»

(IT)

«A coloro che faticano e vivono nel bisogno, per tutta la vita, viene insegnato dalla religione a essere sottomessi e pazienti mentre sono sulla terra, e a trarre conforto nella speranza di una ricompensa celeste. Ma a coloro che vivono del lavoro degli altri viene insegnato dalla religione a praticare la carità mentre sono sulla terra, offrendo così loro un modo molto economico per giustificare la loro intera esistenza di sfruttatori e vendendogli a un prezzo moderato biglietti per il benessere in paradiso. La religione è l'oppio dei popoli. La religione è una sorta di alcool spirituale, in cui gli schiavi del capitale annegano la loro immagine umana, la loro richiesta di una vita più o meno degna dell'uomo.»

(Lenin)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ McKinnon, AM. (2005). 'Reading ‘Opium of the People’: Expression, Protest and the Dialectics of Religion'. Critical Sociology, vol 31, no. 1-2, pp. 15-38. [1]
  2. ^ K. Marx, Einleitung zu Zur Kritik der Hegelschen Rechtsphilosophie, Deutsch-Französische Jahrbücher 1844, S. 71f.
  3. ^ (EN) Robert S. Ellwood e Gregory D. Alles, The Encyclopedia of World Religions, Infobase Publishing, 1º gennaio 2007, pp. 160–161, ISBN 978-1-4381-1038-7.
  4. ^ a b What is the opium of the people?, in 1843, 5 gennaio 2015. URL consultato il 17 dicembre 2016.
  5. ^ Michael Welton, Opium of the People? The Religious Heritage of Karl Marx and the Frankfurt School, su counterpunch.org, CounterPunch, 11 settembre 2015. URL consultato il 18 dicembre 2016.
  6. ^ William Arctander O'Brien, Novalis, Signs of Revolution, Duke University Press, 1995, p. 154, ISBN 978-0-8223-1519-3.
  7. ^ Heine, Heinrich Ludwig Börne - a Memorial
  8. ^ Reader in Marxist Philosophy by Howard Selsam, Harry Martel(1987)
  9. ^ F. D. Maurice (Leaders Of The Church 1800-1900)- C. F. G. Masterman (1907). pp. 65-6
  10. ^ Miguel de Unamuno, San Manuel Bueno, Martír (1930). p.14
  11. ^ Novaya Zhizn No. 28, December 3, 1905, as quoted in Marxists Internet Archive
  12. ^ The Attitude of the Workers’ Party to Religion, in Lenin: Collected Works, vol. 15, Moscow, Progress Publishers, 1973, pp. 402–13. Ospitato su Marxists Internet Archive.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Abrams, M. H. 1971 [1934]. The Milk of Paradise: The Effect of Opium Visions on the Works of De Quincey, Crabbe, Francis, Thompson, and Coleridge. New York: Octagon
  • Berridge, Victoria and Edward Griffiths. 1980. Opium and the People. London: Allen Lane
  • Karl Marx, Per la critica della filosofia del diritto di Hegel. Introduzione, «Annali franco-tedeschi», febbraio 1844.
  • McKinnon, Andrew. M. "Reading ‘Opium of the People’: Expression, Protest and the Dialectics of Religion" in Critical Sociology, vol. 31 no. 1/2. [2]
  • O’Toole, Roger. 1984. Religion: Classic Sociological Approaches. Toronto: McGraw Hill
  • Rojo, Sergio Vuscovic. 1988. "La religion, opium du people et protestation contre la misère réele: Les positions de Marx et de Lénine" in Social Compass, vol. 35, no. 2/3, pp. 197–230.
  • Luchte, James. (2009) Marx and the Sacred, The Journal of Church and State, 51 (3): 413-437.