La fanciulla che calpestò il pane

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La fanciulla che calpestò il pane
Titolo originalePigen, som traadte paa Brødet
AutoreHans Christian Andersen
1ª ed. originale1859
Generefiaba
Lingua originale danese

La fanciulla che calpestò il pane è una fiaba del 1859 dello scrittore Hans Christian Andersen. È stata pubblicata all'interno della raccolta "Nuove fiabe e racconti. Prima serie. Terza raccolta" (Nye Eventyr og Historier. Første Række. Tredie Samling).[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Inger è una bambina di umile origine ma molto orgogliosa e superba, fin da piccola inizia a manifestare una innata cattiveria divertendosi a torturare alcuni insetti. Crescendo diventa una bella fanciulla e al contempo aumentano i timori della propria madre che teme di restare addolorata a causa del comportamento della figlia.

Dopo essersi recata in campagna a servire in una famiglia molto distinta da circa un anno, la padrona la invita ad andare a trovare i propri genitori almeno una volta. Inger è stata accolta da quella famiglia come una figlia e tutta ben vestita accetta di andare a visitare i propri genitori ma solo per mettersi in mostra di quanto era divenuta distinta. Giunta in paese vede la madre intenta a riposarsi dopo avere raccolto un fascio di legna nel bosco, decide così di tornare indietro a causa della vergogna di avere una madre stracciona.

Passati altri sei mesi la padrona di casa invita nuovamente Inger ad andare a trovare i propri genitori, dandole un grosso pane bianco da portargli in dono. Con indosso il vestito migliore e le scarpe nuove, la fanciulla si incammina verso il sentiero; quando lungo il percorso si imbatte in una zona paludosa e fangosa getta il pane sul fango per passarci sopra onde evitare di bagnarsi le scarpe. Ma pian piano, dopo avere messo un piede sul pane, Inger comincia a sprofondare fino a scomparire.

La fanciulla è sprofondata fino ad arrivare dalla donna della palude che fa la birra, in un posto che è molto più ripugnante di una cloaca, pieno di vasche terribilmente maleodoranti, di rospi e grosse bisce. In quel momento il diavolo e la sua malvagia bisnonna stavano facendo visita alla donna della palude, e quando la bisnonna nota Inger e ne riconosce la sua attitudine chiede di poterla portare all'inferno per usarla come statua all'ingresso del suo pronipote. La giovane viene a trovarsi in un luogo pieno di anime inquiete e tormentate, il suo stesso tormento consiste nello stare rigida come una statua fissata al pane che ancora si trova sotto i suoi piedi.

Inger riesce a muovere solamente gli occhi e dopo un certo tempo comincia a patire la fame: ai suoi piedi si trova attaccato il pane ma lei, così immobilizzata, non può in alcun modo raccoglierne nemmeno un pezzetto. Nel frattempo sua madre piange addolarata la propria figlia e le sue lacrime la raggiungono fino all'inferno. Sopra, nel mondo terreno, si diffonde il racconto della fanciulla superba che calpestò il pane e viene pubblicamente biasimata per il suo comportamento malvagio. Un giorno una bambina, dopo avere udito la storia di Inger, si impietosisce scoppiando a piangere. Per la prima volta Inger non si era sentita incolpare e le parole di quella bambina innocente le toccano il cuore.

Passati gli anni la madre di Inger, ancora addolorata per la figlia, muore e i padroni presso cui la giovane serviva diventano oramai vecchi. Quella bambina che tanti anni fa pianse amaramente per la sorte toccata a Inger adesso è in procinto di morire; dopo essere morta può vederla e scoppia in lacrime nel Regno dei Cieli come una bambina. Inger viene sopraffatta dall'amore divino, un raggio di luce brilla nell'abisso e tutto a un tratto Inger diventa un uccello che si alza in volo verso il mondo terreno rifugiandosi in buco in un muro diroccato. Può così ammirare in pieno tutta la bellezza del creato e quando va a mangiare le briciole di pane ne mangia solo un po' lasciando tutto il resto agli altri uccelli. Quando le briciole di pane che ha distribuito raggiungono il peso dell'intera pagnotta che Inger aveva calpestato per non sporcarsi le scarpe, l'uccello diventa una rondinella marina dalle ali bianche e poco dopo sparisce nel cielo dirigendosi verso il Sole.

Temi[modifica | modifica wikitesto]

La protagonista, ovvero la piccola Inger, incarna la malvagità e la superbia umana che non esita a calpestare un dono come il pane pur di non sporcarsi le scarpe nuove. Quello stesso pane fonte primaria di nutrimento, storicamente associato all'amore divino, e così duramente guadagnato dagli uomini con il duro lavoro. È questo stesso atto di vilipendio che fa sprofondare Inger nell'abisso, e la sua indole malvagia la condannerà definitivamente. Ma il puro amore è in grado di redimere il male, e dopo avere ricompensato il suo precedente atto sacrilego Ingrid può finalmente diventare una nuova creatura e salire in cielo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (DA) H.C. Andersen: Pigen, som traadte paa Brødet, andersen.sdu.dk. URL consultato l'8 marzo 2013.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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