L'antimiracolo

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L'antimiracolo
Pescatori.jpg
Lingua originale Italiano
Paese di produzione Italia
Anno 1965
Durata 87 min
Colore bianco e nero
Audio sonoro
Genere documentario
Regia Elio Piccon
Sceneggiatura Elio Piccon
Produttore Franco Cristaldi, Turi Vasile
Produttore esecutivo Elio Piccon
Casa di produzione Lux Film, Ultra Film, Vides Cinematografica
Distribuzione (Italia) Interfilm
Fotografia Elio Piccon
Montaggio Elio Piccon
Musiche Carlo Rustichelli
Tema musicale dai film Kapò e Mare Matto
Scenografia Elio Piccon
Interpreti e personaggi

Attori non professionisti , pescatori

Premi

Targa leone di San Marco alla XXVI Mostra del Cinema di Venezia

L'antimiracolo è un documentario del 1965 diretto da Elio Piccon.

I temi[modifica | modifica sorgente]

Girato nei territori di Lesina, San Nicandro Garganico e in altri paesi limitrofi, allo scopo di sensibilizzare il pubblico sul dramma vissuto dalla gente comune di queste zone. Si tratta di semplici pescatori dimenticati dal mondo e rimasti ad un livello di vita arcaico. L'antimiracolo è un documentario controcorrente, sia per l'impostazione ideologica e sia per la scelta delle tematiche affrontate. Nel film si documenta l'arretratezza di questi paesi, l'assoluta precarietà della vita quotidiana di queste popolazioni. In questi luoghi si vive sotto la soglia della povertà e la qualità della vita non è stata minimamente migliorata dai progressi e dalle invenzioni che, nell'Italia del centro-nord, hanno prodotto il cosiddetto miracolo economico.

Trama[modifica | modifica sorgente]

I fatti si svolgono a San Nicandro Garganico, città arretrata e misera, bagnata anch'essa dal lago. La trama percorre due storie di pescatori. Il primo, con i soldi che ha guadagnato all'estero, intende costruirsi una nuova barca con la quale cercherà di aprirsi, all'interno della laguna, invasa dalle alghe, una "strada" per poter pescare. Però il suo destino sarà crudele: sotto il sole, immerso nel fango perderà la vita annegando disperatamente nella "sua" laguna. Il secondo pescatore tenta di cambiare la sua vita in un modo che appare quasi assurdo. Con l'aiuto della famiglia cerca di costruire un campo dalla laguna. Dopo mesi di un lavoro durissimo dove porta terra e terra il piccolo campo emerge dall'acqua. Tuttavia anche in questo caso un destino tragico si abbatte su di lui. I temporali stagionali arrivano puntuali come ogni anno e in un solo giorno il campo viene distrutto. La rabbia, il dolore, il pianto prendono il sopravvento e il film si conclude con il pescatore che da colpi vani sull'acqua putrida della laguna.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Le Paludi, il pianto rituale, la Festa di San Primiano.

Terminata la lavorazione del Film l'Antimiracolo(unico lungometraggio italiano che rappresentò l'Italia alla mostra del cinema documentario di Venezia nel 1965) si sciolgono i tanti mistreri che circondavano il film. Piccon non ha voluto fare un film inchiesta e tanto meno un film di propaganda. Il regista, in diverse interviste, dichiara di aver voluto imprimere sulla pellicola uno stato di fatto, una realtà, non molto lontano da Roma, assolutamente inquietante. La miseria esistenziale e psicologica della gente che vive in un piccolo paese del Gargano viene ripresa con teleobbiettivi a lungo fuoco. Per questo Piccon non solo vive quattro mesi in questo piccolo paese ma per girare il film si "nasconde" fra i vicoli, dietro gli alberi per filmare tutto quello che accade quotidianamente in questo paese. Piccon gira 20 000 metri di pellicola e poi si dedica lui stesso al montaggio, alla sincronizzazione del suono registrato durante le rip Con il suo obbiettivo è riuscito a girare il "pianto rituale". Come racconta il regista il lutto genera nell'individuo uno stato di prostrazione psicologica. Questo stato può sfociare nell'annullamento totale dell'individualità che cessa di essere presente e si lascia andare a manifestazioni che sfiorano stati psicopatologici. Il pianto rituale è un modo per aiutare il soggetto a superare la crisi del cordoglio. Infatti il pianto si svolge secondo dei moduli (di canto, pianto e musica) definiti dalla tradizione popolare.Il morto "si piange" in quel modo secondo il modello fissato dalla cultura. In quest'ottica un evento che appartiene alla dimensione della "natura" viene ricondotto nell'ambito della dimensione della cultura.La crisi psicologica in questo modo si scioglie ed il soggetto torna, insieme alla comunità, a dare un "senso" alla morte come semplice "datità" naturale. San Primiano è il patrono delle lagune di Lesina e Varano e ogni anno si celebra, in suo onere, una festa. La festa durà tre giorni e - come ci racconta il regista- "la cosa assolutamente pazzesca è che durante la festa vengono attaccate alla statua del Santo soldi, monete, gioielli. La cosa è incredibile vista l'estrama povertà e precarietà di vita esistenziale condotta dalla gente di questo paese." Ma durante la festa tutto è possibile. La festa svolge un compito preciso quello di far scaricare le tensioni psicologiche di una vita impossibile, precaria che sembra non avere un futuro.Nello svolgersi della festa si mangia a "più non posso", si bevono litri e litri di birra e vino fino ad ubriacarsi. Si immerge la testa nella farina alla ricerca di una moneta. Si ha la possibilità di assistere a spogliarelli di donne venute da lontano, donne senza "veli", donne assai lontane da quelle che tutti i giorni, vestite sempre di nero, girano nei vicoli del paese. Il film ha ottenuto la targa Leone di San Marco alla Mostra del Cinema di Venezia ed è commentato da una voce fuori campo affidata a Riccardo Cucciolla. Il film fu vietato ai minori di 14 anni.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Nicola Lidio Savino, Lesina: lineamenti di storia e folklore, Reme-Graf, Foggia, 1985

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]