Incoronazione della Vergine di Città di Castello

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Incoronazione della Vergine di Città di Castello
Domenico ghirlandaio, incoronazione della vergine di città di castello.jpg
AutoriDomenico Ghirlandaio e aiuti
Data1486 circa
Tecnicatempera su tavola
UbicazionePinacoteca comunale, Città di Castello

L'Incoronazione della Vergine di Città di Castello è un dipinto a tempera su tavola di Domenico Ghirlandaio e aiuti, databile al 1486 circa e conservato nella Pinacoteca comunale di Città di Castello.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La pala venne dipinta a Firenze nella bottega di Ghirlandaio e successivamente spedita in Umbria. Viene considerata in maggior parte opera di bottega, sebbene il disegno e alcuni dettagli spettino al maestro. Recentemente (Caracciolo 2013) la pala è stata individuata come quella dell'altare maggiore della chiesa delle monache francescane terziarie del Paradiso, dette volgarmente della Paola (dal nome della fondatrice): la chiesa oggi coincide con il parlatorio di Santa Cecilia. In base a questa identificazione, il secondo santo da sinistra sarebbe San Paolo, mentre il secondo da destra San Girolamo (per la vicinanza del complesso dei Gesuati, oggi Seminario).

Descrizione e stile[modifica | modifica wikitesto]

La scena dell'Incoronazione della Vergine è trattata su due registri sovrapposti, secondo uno schema introdotto da Pietro Perugino. In quello superiore, tra cerchi concentrici che simboleggiano i Cieli del Paradiso, Gesù sta incoronando Maria che è solennemente inginocchiata poco più in basso e con le mani giunte. Sono circondati da angeli musicanti, cherubini e serafini. In basso, tra le fiammelle dello Spirito Santo che si diffondono, si trova una serie di santi che assistono serenamente alla scena: da sinistra si riconoscono parecchi santi e sante francescani: in piedi, san Francesco d'Assisi, san Giovanni Evangelista, Bernardino da Siena, san Ludovico di Tolosa, un altro santo maschile senza attributi iconografici e sant'Antonio di Padova. Al centro si trovano quattro donne inginocchiate: sant'Elisabetta di Turingia, Maria Maddalena, Caterina d'Alessandria e Chiara d'Assisi.

Le scelte cromatiche non sono tipiche dell'artista, basandosi la tavola sul contrasto tra rossi e blu, su cui spiccano poche campiture di giallo dorato.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Emma Micheletti, Domenico Ghirlandaio, in Pittori del Rinascimento, Scala, Firenze 2004. ISBN 88-8117-099-X
  • Andreas Quermann, Ghirlandaio, serie dei Maestri dell'arte italiana, Könemann, Köln 1998.
  • Raffaele Caracciolo, La “Pala di Santa Cecilia” di Luca Signorelli (e una proposta per l'”Incoronazione della Vergine” del Ghirlandaio), in “Pagine Altotiberine”, n. 51, Associazione Storica dell’Alta Valle del Tevere, Città di Castello 2013.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]