Imetto

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Imetto
Hymettus.JPG
Monte Imetto, visto da Est
StatoGrecia Grecia
PeriferiaAttica
Altezza1 026 m s.l.m.
Coordinate37°57′46.8″N 23°49′00.01″E / 37.963°N 23.81667°E37.963; 23.81667
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Grecia
Imetto
Imetto

L'Imetto (in greco: Υμηττός) è un massiccio montuoso della Grecia, nell'Attica, a sudest di Atene.

Toponimo[modifica | modifica wikitesto]

È conosciuta anche col nome di "Τρελλός" o di "Τρελοβούνι" (la montagna pazza), toponimo che probabilmente deriva della traduzione dalla deformazione veneziana "Il Matto"[1].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il massiccio è esteso in lunghezza per 16 km: il punto più alto, il monte Evzonas, è a quota 1026 m. È pertanto la terza cima dell'Attica, in ordine decrescente di altezza, dopo il Parnete (Πάρνηθα, anticamente Πάρνης), e il Monte Pentelico (Πεντέλη; anticamente Πεντελικός).

L'Imetto era famoso nell'antichità per le cave di marmo e, soprattutto, per la bontà del suo miele di timo, tanto che espressioni quali "le api dell'Imetto" o il "miele dell'Imetto" son diventate proverbiali.

Sul massiccio, in località Kaisarianī ("Καισαριανή"), si trova anche una delle foreste più estese di Atene.

Mitologia[modifica | modifica wikitesto]

Luciano di Samosata scrive nel dialogo di Timone d'Atene che questi, alle pendici di Imetto, lanciava le sue invettive contro gli dèi [2]. Nel dialogo Icaromenippo, l'«uomo sopra le nubi» si getta in volo dalla cima del massiccio, grazie a delle ali asportate da un'aquila e un avvoltoio[3]. Gaio Valerio Flacco parla del "dolce Imetto" nelle Argonautiche, riferendosi al luogo di origine di alcuni eroi che prendono parte alla spedizione di Giasone nella regione della Colchide per ricercare il vello d'oro[4].

Anticamente l'Imetto era sacro ad Apollo e a Zeus (Zeus Imezio). Le api dell'Imetto avevano nutrito il piccolo Zeus e il dio, per ricompensa, avrebbe concesso loro il dono di fare il miele migliore.[5] Si diceva anche che dall'Imetto venissero le api che, quando Platone era bambino, si posarono sulle sue labbra, e distillarono sopra il loro miele, come segno prodigioso dell'oratoria squisita che sarebbe uscita dalla sua bocca.

La leggenda inoltre voleva che all'Imetto ci fossero delle formiche guerriere che custodivano una polvere d'oro[6].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Doro Levi, sv Imetto in Enciclopedia Italiana (1933)
  2. ^ Gianluigi Tomassi, Luciano di Samosata, "Timone o il misantropo": Introduzione, traduzione e commento, Walter de Gruyter, 29 agosto 2011, ISBN 978-3-11-024699-5.
  3. ^ Lucian (of Samosata.) e Alberto Camerotto, Icaromenippo, o, L'uomo sopra le nuvole, Edizioni dell'Orso, 2009, ISBN 978-88-6274-099-9.
  4. ^ Marco Fucecchi, Una guerra in Colchide: Valerio Flacco, Argonautiche 6, 1-426, ETS, 2006, ISBN 978-88-467-1713-9.
  5. ^ André de Claustre, Dizionario mitologico ovvero della favola, poetico, storico, ec. in cui esattamente si spiega l'origine degli dei, de' semidei, e degli eroi dell'antico gentilesimo, i misteri, i dogmi, il culto, i sacrifizi, i giuochi, le feste e tutto ciò che appartiene alla religione de' gentili, opera del sig. abate de Claustre tradotta dal francese. In Venezia, per Agostino Savioli, 1786. Tomo III, p. 220 [1]
  6. ^ Giulia Maria Tartaglia, FrC 16.1 Alkenor – [Asklepiodo]ros, Vandenhoeck & Ruprecht, 15 aprile 2019, ISBN 978-3-946317-31-9.

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