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Illusione di frequenza

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L'illusione di frequenza, nota anche come fenomeno Baader–Meinhof, è un pregiudizio cognitivo per cui una persona, dopo essere venuta recentemente a conoscenza di un determinato concetto, vocabolo o prodotto, tende a notarlo con maggiore frequenza, con l'impressione che compaia ovunque.

L'espressione «fenomeno Baader–Meinhof» fu coniata nel 1994 da Terry Mullen in una lettera indirizzata allo St. Paul Pioneer Press.[1] Nella lettera l'autore raccontava che, dopo aver menzionato una sola volta il nome del gruppo militante tedesco Baader–Meinhof, aveva iniziato a imbattersi in quel nome ripetutamente. Ciò indusse altri lettori a condividere esperienze analoghe, favorendo la diffusione e il riconoscimento del fenomeno. Solo nel 2005, quando Arnold Zwicky, professore di linguistica alla Stanford University, trattò l'effetto nel proprio blog, venne introdotta la denominazione «illusione di frequenza».[2]

Sono state proposte diverse spiegazioni per l'illusione di frequenza. Tuttavia, il consenso generale è che i principali processi sottostanti consistano nell'interazione tra altri bias cognitivi ed effetti legati all'attenzione.[2][3] Zwicky interpretò l'illusione come il risultato di due processi psicologici: attenzione selettiva e pregiudizio di conferma.[4]

Attenzione selettiva

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La causa principale dell'illusione di frequenza, nonché di altre illusioni e distorsioni affini, sembra essere l'attenzione selettiva. Con tale espressione si intende il processo mediante il quale l'individuo seleziona e concentra le proprie risorse attentive su determinati oggetti o stimoli, trascurando le distrazioni.[5][6][7] In altre parole, le persone possiedono una capacità cognitiva in larga parte inconscia di filtrare le informazioni in funzione di ciò su cui è orientata l'attenzione.

Ogni qualvolta si manifesta l'illusione di frequenza, l'attenzione selettiva è in azione.[2] Poiché essa indirizza l'attenzione verso l'informazione ricercata o appena appresa, anche l'esperienza soggettiva dell'illusione tende a concentrarsi sui medesimi stimoli. Il fenomeno risulta dunque difficilmente separabile dall'attenzione selettiva, data la relazione di causa ed effetto tra i due: l'oggetto, l'espressione o l'idea percepiti come "frequenti" devono infatti essere selezionati dall'attenzione.

Ne consegue che uno stimolo particolarmente saliente, attivante o emotivamente connotato può catturare l'attenzione più facilmente rispetto a un'attività ordinaria che occupi la persona.

Pregiudizio di conferma

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Il pregiudizio di conferma è una distorsione cognitiva che interagisce costantemente con l'illusione di frequenza.[2] Esso consiste nella tendenza a ricercare elementi che confermino le proprie credenze o ipotesi, trascurando talvolta le evidenze contrarie.[8] Il bias di conferma interviene nelle fasi successive dell'attenzione selettiva, quando l'individuo ha già iniziato a rilevare lo stimolo specifico. Concentrandosi su tale stimolo, lo nota ancora più spesso e ciò finisce per confermare il sospetto che la sua frequenza sia aumentata, anche se in realtà la frequenza oggettiva non è cambiata. In sostanza, il bias di conferma opera quando la persona, influenzata dall'illusione di frequenza, ricerca rassicurazioni dell'aumento percepito e interpreta come convalidata la propria teoria, soffermandosi soltanto sulle prove favorevoli.

Illusione di recenza

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L'illusione di recenza è un ulteriore effetto connesso all'attenzione selettiva che tende ad accompagnare l'illusione di frequenza. Essa si verifica quando un individuo nota qualcosa di recente e, di conseguenza, si convince che anche la sua origine o comparsa sia recente.[4] Tale fenomeno amplifica l'illusione di frequenza poiché accresce la consapevolezza degli stimoli recenti e aumenta la probabilità che la persona vi si concentri nel futuro prossimo.[9] Analogamente all'illusione di frequenza, l'illusione di recenza deriva dall'attenzione selettiva e può essere contrastata mediante verifica dei fatti.[2]

Effetto di scissione di categoria

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Pur essendo più pertinente alle stime di frequenza, l'effetto di scissione di categoria è stato indicato come possibile concausa dell'illusione di frequenza. Tale effetto descrive la tendenza per cui, quando gli eventi vengono suddivisi in sottocategorie più piccole, aumenta la frequenza prevista di occorrenza.[10] Un esempio consiste nel chiedere a una persona di prevedere il numero di cani presenti in un Paese, rispetto a chiederle di stimare separatamente il numero di beagle, labrador retriever, barboncini e bulldog francesi: la somma delle stime di tali sottocategorie tende a risultare superiore alla stima della categoria complessiva.[10] Applicato all'illusione di frequenza, ciò implicherebbe che, dopo aver sottocategorizzato un oggetto, un'espressione o un'idea, l'individuo possa essere più incline a notarne le sottocategorie, interpretando tale maggiore rilevazione come incremento della frequenza della categoria principale.[11]

Spiegazioni teoriche

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Elaborazione cognitiva dell'informazione

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Il concetto di elaborazione cognitiva dell'informazione, includendo fenomeni come l'illusione di frequenza, suggerisce che giudizi regressivi di frequenza emergano da discrepanze nel processamento cognitivo.[10] Ciò avviene quando le informazioni sugli stimoli non vengono elaborate in modo accurato o risultano offuscate da errori o incoerenze, riducendo la variabilità con cui gli individui percepiscono la frequenza degli eventi rispetto a quanto effettivamente osservato. In maniera analoga a quanto avviene negli esperimenti di condizionamento, nei quali i partecipanti apprendono schemi di rinforzo associati a determinati stimoli, gli individui diventano sensibili alle deviazioni rispetto a una distribuzione uniforme delle frequenze. Col tempo, tale apprendimento inefficiente può distorcere la percezione della frequenza, determinando una sovrastima degli eventi meno comuni e un appiattimento delle distribuzioni soggettive di frequenza.[10]

Numerosi studi hanno documentato l'illusione di frequenza. In una ricerca di Begg e colleghi vennero condotti due esperimenti.[12] Il primo mirava a indagare come la ripetizione di parole in contesti differenti influisca sulle stime di frequenza; il secondo valutava la frequenza percepita di diversi tipi di elementi presentati in modo distinto in fase iniziale. I risultati mostrarono che le stime di frequenza risentono dei contesti, in particolare quando semanticamente correlati, e che la varietà contestuale correla fortemente con la stima di frequenza. Il secondo esperimento rilevò inoltre che fattori quali le emozioni o la vividezza degli elementi possono indurre una sovrastima della frequenza percepita delle occorrenze. La ricerca fornisce dunque evidenza empirica del fenomeno, sottolineando il ruolo dei fattori contestuali e della salienza emotiva nel modellare la percezione della frequenza.[12]

Modello della perdita di informazione

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Secondo la spiegazione basata sulla perdita di informazione (information-loss account), le illusioni di frequenza sorgono a causa di errori non sistematici nel processamento di distribuzioni asimmetriche.[10] In termini pratici, le persone possono credere erroneamente che certi eventi o fenomeni si verifichino più spesso di quanto accada in realtà, per via di inaccuratezze o distorsioni nel modo in cui le informazioni vengono elaborate. Ciò può condurre a un effetto di regressione nell'accuratezza delle stime di frequenza, particolarmente marcato quando il campione osservato è piccolo: ne derivano stime meno affidabili delle statistiche di minoranza e delle occorrenze rare.[10]

Criticità nei processi decisionali

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Fenomeno della mangusta

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Alcuni ricercatori hanno osservato un possibile impiego improprio dell'illusione di frequenza in contesti di soluzione di problemi o di diagnosi.[13][14] Tale distorsione può indurre gli individui a svalutare cause o eventi rari, attribuendo la propria impressione esclusivamente a una maggiore consapevolezza. Tuttavia, il cosiddetto «fenomeno della mangusta» (mongoose phenomenon) mette in discussione la lettura convenzionale delle illusioni di frequenza nei processi decisionali: esso suggerisce che eventi considerati trascurati o "insoliti" potrebbero non essere, in realtà, così infrequenti come si suppone. Ciò evidenzia i limiti del ricorso esclusivo alla "maggiore consapevolezza" quale spiegazione della frequenza percepita.[15]

Inoltre, il confronto in ambito medico tra rasoio di Occam (ossia: «A parità di fattori, la spiegazione più semplice è quella da preferire.») e detto di Hickam (ossia: «Un paziente ha diritto a tutte le malattie che vuole.») sottolinea la necessità di cautela nell'applicazione di interpretazioni semplicistiche delle illusioni di frequenza, favorendo un approccio più articolato e criticamente sorvegliato al processo decisionale, così da prevenire danni o omissioni derivanti da letture riduttive.[15]

L'ipotesi della frequenza naturale propone che gli esseri umani siano evolutivamente adattati a elaborare le informazioni in termini di frequenze piuttosto che di probabilità di singoli eventi.[16] I sostenitori di tale prospettiva sostengono che la preferenza per i formati in frequenza derivi da principi evoluzionistici: gli antenati umani, dovendo formulare giudizi in condizioni d'incertezza, si basavano su memorie di eventi specifici, non potendo osservare direttamente la probabilità di eventi individuali.[17] Ne consegue l'idea che la cognizione umana si sia evoluta per analizzare conteggi di eventi concreti, rendendo gli individui più vulnerabili all'illusione di frequenza e portandoli a percepire un aumento delle occorrenze di ciò che hanno incontrato di recente. Presentare le informazioni in formati di frequenza naturale potrebbe attenuare alcune illusioni cognitive, incluse le illusioni di frequenza, offrendo una comprensione più accurata delle occorrenze.[18]

Esempi nel mondo reale

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L'illusione di frequenza è comune in linguistica. Zwicky, che coniò l'espressione, era egli stesso un linguista. Egli citò l'esempio di linguisti che, occupandosi di usi innovativi di «all» (in particolare dell'uso quotativo), ritenevano che i loro amici impiegassero frequentemente il quotativo all in conversazione. Tuttavia, quando tali conversazioni vennero effettivamente trascritte, il numero di occorrenze risultò significativamente inferiore rispetto alle aspettative. Il fenomeno è particolarmente rilevante nei commenti sulle tendenze linguistiche contemporanee, come l'uso di certe frasi da parte dei giovani: quando però si esamina la frequenza storica reale delle espressioni, emerge spesso che esse sono state assai più comuni nel corso del tempo di quanto inizialmente presunto.[2]

L'illusione di frequenza è stata osservata anche nelle pubblicazioni di linguistica prescrittiva, il che suggerisce che gli autori prescrittivisti facciano ampio uso di affermazioni sulla frequenza e sul loro allineamento con dati linguistici empirici.[3] Uno studio che ha indagato empiricamente l'illusione ha rilevato che molte affermazioni di frequenza tipiche delle pubblicazioni prescrittive costituiscono effettivamente casi di illusione di frequenza, come proposto da Zwicky. Il confronto di tali enunciati con fonti linguistiche quali i dizionari mostra spesso una mancata corrispondenza con i reali modelli d’uso. La discrepanza tra norme prescrittive e dati empirici evidenzia la necessità di maggiore consapevolezza e di un più attento vaglio critico delle prescrizioni linguistiche sostenute in tali contesti.[3]

In medicina, l'illusione di frequenza può aiutare medici, radiologi e altri professionisti sanitari nell'individuazione di patologie. Malattie o condizioni rare possono infatti essere trascurate per scarsa familiarità.[19] Per esempio, durante il picco della pandemia di COVID-19, medici in tutto il mondo osservarono discromie alle dita dei piedi in alcuni pazienti e conclusero rapidamente che si trattasse di un segno di COVID-19, anche per la concomitanza temporale.[13] In quel periodo la cute veniva considerata un potenziale "specchio" di condizioni di salute sottostanti. Tuttavia, ricerche successive evidenziarono una minore incidenza del fenomeno tra i pazienti, indicando un'interpretazione erronea influenzata dall'illusione di frequenza.[20]

Alcuni ricercatori in ambito medico suggeriscono che, facendo leva sull'illusione di frequenza, i professionisti, in particolare quelli in formazione, possano essere predisposti a notare configurazioni rare e lesioni poco comuni, migliorando la capacità di rilevare malattie rare e condizioni insolite.[14] Anche quando si dispone di strumentazioni diagnostiche avanzate, la capacità di riconoscere una condizione dipende dalla competenza nel discriminare quel particolare quadro clinico. Accrescere la salienza di specifiche patologie rare consentirebbe dunque agli operatori sanitari di sfruttare l'illusione di frequenza, incrementando l'accuratezza diagnostica e la qualità dell'assistenza.[14]

L'illusione di frequenza viene utilizzata dall'industria del marketing per mettere questa distorsione cognitiva a proprio vantaggio.[21] In genere ciò avviene introducendo un prodotto tramite pubblicità e familiarizzando i consumatori con esso. In virtù dell'illusione di frequenza, non appena il consumatore inizia a notare il prodotto, tende a prestarvi crescente attenzione. Il fatto di incontrarlo ripetutamente sui social media, nelle conversazioni e nella vita quotidiana può indurre a credere che il prodotto sia più popolare, o più diffuso, di quanto sia in realtà.[22] Per desiderio di conformità o semplicemente per possederlo, il consumatore finisce per acquistarlo. Si tratta, in questa prospettiva, di una strategia di marketing che aumenta la probabilità di acquisto.[21]

Un assetto sperimentale di laboratorio che simula un'economia e un'esperienza di acquisto per i partecipanti alla ricerca ha evidenziato una tendenza percettiva distorta verso i tassi d'inflazione aggregati, influenzata in particolare dall'inflazione dei beni acquistati più di frequente.[23] Un esempio è uno studio empirico che rilevò come in Svezia le donne percepissero un tasso d’inflazione complessivo più elevato rispetto agli uomini quando l'inflazione dei prezzi alimentari superava l'inflazione generale. Poiché le donne sostenevano la quota maggiore degli acquisti alimentari nelle famiglie svedesi, ciò suggerisce un bias derivante dall'esposizione frequente a specifiche variazioni di prezzo.[24]

Le implicazioni della propensione umana all'illusione di frequenza possono influenzare significativamente il comportamento economico e il processo decisionale, con possibili effetti su consumi, investimenti e scelte di politica economica.[23]

Metodologia della ricerca

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La presenza di illusioni di frequenza ha implicazioni anche nella ricerca scientifica: questa distorsione può condurre a conclusioni erronee. I ricercatori possono, talvolta, inferire tendenze generali a partire da dati locali limitati. Tale inclinazione può emergere quando esistono ampie lacune nella copertura campionaria, determinando valutazioni inaccurate di cambiamenti o tendenze su aree o popolazioni più vaste.[25]

  1. (EN) Sunday Bulletin Board: 'I have dubbed it The Baader-Meinhof Phenomenon', su twincities.com, Twin Cities, 16 ottobre 1994. URL consultato l'11 giugno 2023.
  2. 1 2 3 4 5 6 (EN) Arnold Zwicky, Language Log: Just between Dr. Language and I, su itre.cis.upenn.edu, 7 agosto 2005. URL consultato il 28 marzo 2023.
  3. 1 2 3 (EN) Marten van der Meulen, Are We Indeed So Illuded? Recency and Frequency Illusions in Dutch Prescriptivism, in Languages, vol. 7, n. 1, 22 febbraio 2022, p. 42, DOI:10.3390/languages7010042, ISSN 2226-471X (WC · ACNP).
  4. 1 2 (EN) Arnold Zwicky, Why Are We so Illuded? (PDF), su web.stanford.edu, Stanford University, 2006.
  5. (EN) Courtney Stevens e Daphne Bavelier, The role of selective attention on academic foundations: A cognitive neuroscience perspective, in Developmental Cognitive Neuroscience, vol. 2, Suppl 1, febbraio 2021, pp. S30–S48, DOI:10.1016/j.dcn.2011.11.001, ISSN 1878-9293 (WC · ACNP), PMID 22682909. URL consultato il 15 febbraio 2026.
  6. (EN) William A. Johnston e Veronica J. Dark, Selective Attention, in Annual Review of Psychology, vol. 37, n. 1, gennaio 1986, pp. 43–75, DOI:10.1146/annurev.ps.37.020186.000355, ISSN 0066-4308 (WC · ACNP).
  7. (EN) Martin Egger e Arnd Florack, Investigating the mechanisms by which selective attention affects subsequent preferences and choice, in Scientific Reports, vol. 12, n. 1, 11 novembre 2022, p. 19345, DOI:10.1038/s41598-022-23859-6, ISSN 2045-2322 (WC · ACNP), PMID 36369473.
  8. (EN) Peter Gray e David F. Bjorklund, Psychology, 8ª ed., Macmillan Learning, 2018, ISBN 978-1-319-15051-8.
  9. (EN) Alan Bellows, The Baader-Meinhof Phenomenon, su damninteresting.com, Damn Interesting, marzo 2006. URL consultato il 28 marzo 2023.
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  11. (EN) K. Fiedler, C. Unkelbach e P. Freytag, On splitting and merging categories: A regression account of subadditivity, in Memory & Cognition, vol. 37, n. 4, 21 maggio 2009, pp. 383–393, DOI:10.3758/mc.37.4.383, ISSN 0090-502X (WC · ACNP), PMID 19460947.
  12. 1 2 (EN) Ian Begg, Donald Maxwell, John O. Mitterer e Grant Harris, Estimates of frequency: Attribute or attribution?, in Journal of Experimental Psychology: Learning, Memory, and Cognition, vol. 12, n. 4, ottobre 1986, pp. 496–508, DOI:10.1037/0278-7393.12.4.496, ISSN 1939-1285 (WC · ACNP).
  13. 1 2 (EN) Anupam Das, COVID-19 and Dermatology, in Indian Journal of Dermatology, vol. 66, n. 3, 2021, pp. 229–230, DOI:10.4103/ijd.ijd_461_21, ISSN 0019-5154 (WC · ACNP), PMID 34446944.
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  15. 1 2 (EN) Thomas C. Varkey, John A. Varkey, Milan Sivakumar e Zachary I. Merhavy, The Mongoose Phenomenon: A New Logical Heuristic, in Galician Medical Journal, vol. 29, n. 2, 1º giugno 2022, p. E202226, DOI:10.21802/gmj.2022.2.6, ISSN 2414-1518 (WC · ACNP).
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  18. (EN) Ralph Hertwig e Gerd Gigerenzer, The 'conjunction fallacy' revisited: how intelligent inferences look like reasoning errors, in Journal of Behavioral Decision Making, vol. 12, n. 4, dicembre 1999, pp. 275–305, DOI:10.1002/(SICI)1099-0771(199912)12:4<275::AID-BDM323>3.0.CO;2-M, ISSN 0894-3257 (WC · ACNP).
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Voci correlate

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