Giustizia riparativa

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La giustizia riparativa o giustizia rigenerativa (in inglese restorative justice) è un approccio consistente nel considerare il reato principalmente in termini di danno alle persone. Da ciò consegue l'obbligo, per l'autore del reato, di rimediare alle conseguenze lesive della sua condotta. A tal fine, si prospetta un coinvolgimento attivo della vittima, dell'agente e della stessa comunità civile nella ricerca di soluzioni atte a far fronte all'insieme di bisogni scaturiti a seguito del reato.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Tematizzata alla fine degli anni '80, la restorative justice nasce da modelli sperimentali emersi in Nord America. Essi peraltro intercettano un dibattito complesso e variegato, che, a partire dagli anni '70, stava portando al confronto di diverse voci critiche della teoria e della prassi penalistica nordamericana.

Le caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

La giustizia riparativa analizza il problema della giustizia penale intorno a quattro elementi fondamentali:

  1. considerare il reato in termini non meramente formali (come condotta corrispondente ad una fattispecie astratta descritta da una norma penale), bensì 'esperienziali', ossia come 'lesione' che coinvolge direttamente, e sotto molteplici aspetti (morali, materiali, emotivi, relazionali) singole persone e una comunità;
  2. ritenere che al reato corrisponda in primo luogo l'obbligo - in capo all'autore - di porre attivamente rimedio alle conseguenze dannose che la sua condotta ha cagionato, avendo riguardo in primo luogo ai bisogni della vittima;
  3. puntare, nella ricerca di tale soluzione 'riparativa', ad un coinvolgimento attivo della vittima, dell'offensore, dei rispettivi entourages di relazioni, e della comunità civile;
  4. ricercare una soluzione che risulti, se possibile, concordata tra tali soggetti.

Come spiega uno dei suoi fondatori, Howard Zehr, la "restorative justice" si distingue criticamente dal modello moderno e contemporaneo di pena, il quale tende a considerare il reato come 'violazione di una norma' (o meglio, come realizzazione di una condotta ascrivibile ad una fattispecie astratta descritta da una norma penale) e la pena come 'conseguenza giuridica' che sanziona tale condotta (pur diversamente caratterizzata per giustificazione e finalità). Diversamente, la Restorative Justice propone una sorta di equazione per la quale "Il crimine è una violazione delle persone e delle relazioni interpersonali; le violazioni creano obblighi; l'obbligo principale è quello di 'rimediare ai torti commessi' ('to put right the wrongs')".[2] Ne emerge una sorta di 'rivoluzione copernicana' per effetto della quale il problema centrale per la giustizia penale non è un concetto astratto di ordine giuridico, bensì la persona come singolo e come essere relazionale. Per questo, la Restorative Justice è stata definita come un nuovo 'Paradigma'[3], caratterizzato da una profonda rivendicazione della centralità della persona e dell'intersoggettività nell'analisi del problema penale e nella proposta di una riforma organica della giustizia penale. In senso critico, la Restorative Justice denuncia l'impostazione formalistica del diritto penale moderno e contemporaneo, che si ritiene abbia prodotto un sistema altamente burocratizzato e astratto, nel quale le persone – con le loro esperienze, il vissuto, le esigenze e le relazioni – rimangono del tutto marginali. Ciò emergerebbe soprattutto con riferimento alla vittima del reato, destinata ad assumere un ruolo del tutto secondario ed eventuale nella tradizionale ‘amministrazione della giustizia’ . Essa andrebbe invece ritenuta la principale destinataria delle attenzioni del sistema-giustizia, e perciò coinvolta attivamente nel procedimento che, a partire dalle indagini, conduce all'irrogazione e all'esecuzione della pena.[4]

Andrebbe parimenti valorizzata l'esigenza di un'autentica responsabilizzazione dell'offensore, sostanzialmente privo di reali occasioni per prendere coscienza delle conseguenze che le sue azioni hanno sortito in altre vite: una finalità, quest'ultima, che non dovrebbe essere perseguita attraverso astratti e pre-definiti programmi di 'rieducazione', bensì in primo luogo mostrando all'offensore gli effetti del suo comportamento sulle vite che da questo sono state affette e chiamandolo, nei limiti del possibile, a porvi rimedio attivamente.[5] Non da ultimo, la Restorative Justice propone modelli di soluzione della controversia atti a favorire il coinvolgimento di vittima, offensore e comunità civile nella ricerca di una soluzione atta a rispondere in termini adeguati alla lesione cagionata dal reato: tale proposta risponderebbe all'esigenza di correggere l'eccessiva dimensione 'burocratizzata ed agonistica' del processo, cui si contesta l'incapacità di evidenziare e ricomporre le ‘ferite’ effettivamente causate dal reato nel tessuto sociale da esso colpito. L'idea riparativa e partecipativa di giustizia penale avanzata dalla Restorative Justice , risponde all'esigenza di restituire attenzione alla dimensione personale e sociale che investe il crimine, senza la quale la pena altro non sarebbe che un'afflizione dagli esiti alienanti, non di rado violenti, e comunque incapace di rispondere alle esigenze concretamente sorte, nelle persone e nelle comunità civili, a seguito della commissione di un reato.

Modelli applicativi[modifica | modifica wikitesto]

I principali modelli di istituti ispirati al paradigma restorative sono la Mediazione Penale (VOM - Victim Offender Mediation), il Family Group Conferencing (FGC) e il Conferencing o Circle Process (VOC/CP).

La giustizia riparativa nella legislazione internazionale[modifica | modifica wikitesto]

La giustizia riparativa trova nella legislazione europea e delle Nazioni Unite un ricco corpus di fonti. Di seguito viene proposto un excursus della storia legislativa in materia di giustizia riparativa delle Nazioni Unite e dell'Unione Europea. Le Risoluzioni ONU e le Raccomandazioni UE sono andate circa di pari passo.

Nazioni Unite[modifica | modifica wikitesto]

A livello di Nazioni Unite si inizia a parlare di giustizia riparativa alla metà degli anni 80, quando emerge la necessità di porre maggiore attenzione alle vittime nel processo penale.

La Risoluzione n. 40/34 del 29 novembre 1985, dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, recante il titolo Principi fondamentali di giustizia in favore delle vittime della criminalità e delle vittime degli abusi di potere, afferma la necessità di garantire a livello nazionale e internazionale il riconoscimento dei diritti delle vittime della criminalità e dell'abuso di potere e incoraggia gli Stati membri ad adoperarsi per questo obiettivo col fine di prevenire il crimine e ridurre la vittimizzazione.

La Risoluzione n. 1997/33 sugli Elementi di una responsabile prevenzione della criminalità: standard e norme, approvata dal Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite il 21 luglio 1997, afferma l’importanza di una prevenzione non-repressiva del crimine e ripropone la necessità di una attenzione alla vittima, la quale deve essere assistita e protetta, contestualmente alla dovuta considerazione per i diritti del reo.

La Risoluzione n. 23/1998 sulla Cooperazione internazionale, approvata dal Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite il 28 luglio 1998, raccomanda agli Stati membri di ricorrere allo sviluppo di forme di pena non carcerarie e, se possibile, a soluzioni amichevoli dei conflitti di minore gravità. Introduce, altresì, accanto alla possibilità di risarcimenti pecuniari, la possibilità di compensazione con lavori eseguiti dal reo nei confronti della vittima.

La Risoluzione n. 1999/26 sullo Sviluppo ed attuazione di interventi di mediazione e giustizia riparativa nell’ambito della giustizia penale, approvata dal Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite il 28 luglio 1999, inizia a parlare in maniera più diretta di giustizia riparativa. In quest'occasione entra fra gli attori, accanto al reo e alla vittima, anche la società e quindi il risarcimento non è più solo nei confronti della vittima ma può espletarsi in attività utili per la collettività. In questo documento viene anche sottolineato come, in casi di lieve entità, la mediazione possa sostituire la pena detentiva.

Con la Dichiarazione di Vienna del 2000, documento redatto in occasione del X Congresso delle Nazioni Unite sulla Prevenzione del Crimine e il trattamento dei detenuti, gli Stati membri si impegnano, come recita l'articolo 27, ad introdurre «adeguati programmi di assistenza alle vittime del crimine, a livello nazionale, regionale, ed internazionale, quali meccanismi per la mediazione e la giustizia riparatrice». L’art. 28 incoraggia “lo sviluppo di politiche di giustizia riparatrice, di procedure e di programmi rispettosi dei diritti, dei bisogni e degli interessi delle vittime, dei delinquenti, delle comunità e di tutte le altre parti”.

La Risoluzione n. 2000/14 sui principi base sull’uso dei programmi di giustizia riparativa in materia criminale, approvata dal Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite il 27 luglio 2000, delinea i principi per l'utilizzo della giustizia riparativa in ambito penale, da sottoporre all’attenzione degli Stati membri, delle organizzazioni intergovernative e non governative più rilevanti, nonché agli organismi della rete dell’Onu che si occupano di prevenzione del crimine e dei programmi di giustizia penale, al fine di definire un indirizzo comune.

Nella Risoluzione n.55/59 approvata dall’Assemblea generale dell’Onu il 4 dicembre 2000, viene affermata l’importanza dello sviluppo della giustizia riparativa quale strumento tendente a ridurre la criminalità e a promuovere la ricomposizione dei conflitti tra vittime, rei e comunità. La risoluzione fa inoltre propri gli obiettivi definiti dagli artt. 27 e 28 della Dichiarazione di Vienna in ordine allo sviluppo di piani d’azione in supporto delle vittime, nonché forme di mediazione e di giustizia riparativa.

La Risoluzione n.55/60 approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 4 luglio 2000, pone ulteriore accento su quanto stabilito nella Dichiarazione di Vienna, invitando i governi ad ispirarsi alla Dichiarazione stessa e a predisporre piani di azione che comprendano specifiche misure in vista dell’attuazione degli impegni presi a Vienna.

La Risoluzione n.56/261, adottata dall’Assemblea generale dell’Onu nel gennaio 2002, concernente i Piani d'azione per l'attuazione della Dichiarazione di Vienna sulla criminalità e la giustizia: le sfide del XXI secolo, inserisce un intero capitolo sulle “Misure relative alla giustizia riparativa” e sottolinea l’importanza di sviluppare idonei programmi di giustizia riparativa, tenendo conto degli impegni internazionali presi in favore delle vittime.

La Risoluzione n. 2002/12 sui Principi base circa l'applicazione di programmi di giustizia riparativa nell'ambito penale, approvata dal Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite il 24.07.2002, invita gli Stati membri a sviluppare programmi sulla giustizia riparativa, confrontandosi e supportandosi a vicenda, ma sempre adattandosi alle specificità dei singoli sistemi penali. La risoluzione sottolinea come gli strumenti di giustizia riparativa offrano alle vittime la possibilità di ottenere una riparazione e di sentirsi più sicure, permettendo nel contempo ai rei di prendere coscienza degli effetti del loro comportamento e di assumersi le loro responsabilità in maniera costruttiva; infine aiutano le comunità a comprendere le cause della criminalità e a promuovere azioni volte alla prevenzione.

Unione europea[modifica | modifica wikitesto]

A livello normativo-europeo i primi atti si pongono l’obiettivo di fornire assistenza e protezione alle vittime di reato e a delineare una cornice in cui collocare procedure e programmi aventi un carattere riparativo.

La Raccomandazione dell’Unione europea n. (83) 7 concernente “la partecipazione della società alla politica criminale”, approvata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa il 23 giugno 1983, prevede che tra gli obiettivi della politica criminale rientrino pure gli interessi e i bisogni delle vittime.

La Convenzione Europea n. 116 sul “Risarcimento alle vittime dei reati violenti”, emanata dal Consiglio d’Europa il 24 novembre 1983, prevede sistemi statali di risarcimento economico nei confronti delle vittime dei reati violenti, soprattutto laddove i rei non siano stati identificati o siano privi di risorse.

La Raccomandazione n. (85) 11, concernente “La posizione delle vittime nell’ambito del diritto penale e della procedura penale”, approvata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa il 28 giugno 1985, raccomanda di tutelare le vittime e attivare misure speciali di prevenzione del crimine per ridurre la vittimizzazione secondaria.

La Raccomandazione n. (87) 21 riguardante “L’assistenza alle vittime e la prevenzione della vittimizzazione”, adottata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa il 17 settembre del 1987, promuove lo sviluppo di politiche di mediazione a favore dell'incontro fra vittima e autore.

Nella Raccomandazione n. (99) 19 relativa alla “Mediazione in materia penale”, adottata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa il 15 settembre del 1999, gli Stati membri vengono invitati a tenere presente, nello sviluppo di iniziative nel campo della mediazione penale, i principi generali in materia di mediazione contenuti nell’appendice. Detto allegato definisce le regole che devono disciplinare l'attività, gli standard da rispettare per l'attività dei servizi di mediazione e indica la qualifica che devono possedere i mediatori.

La Raccomandazione n. (99) 22 concernente “Il sovraffollamento carcerario e l’inflazione della popolazione carceraria”, approvata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa il 30 settembre 1999, individua la “Mediazione vittima-delinquente / compensazione della vittima” tra le misure alternative alla detenzione.

La Decisione Quadro n. 2001/220/GAI del 2001 relativa alla posizione della vittima nel procedimento penale, comprende talune misure di assistenza alle vittime, prima, durante e dopo il procedimento penale, che potrebbero attenuare gli effetti del reato e stabilisce che sia ricercata una soluzione negoziata tra vittima e autore, attraverso progetti di mediazione con professionisti formati e qualificati. Gli Stati sono stati vincolati a far entrare in vigore le dispositive legislative entro il 22 marzo del 2006.

Il 28 settembre del 2001 il Consiglio Europeo emana il Libro verde sulla tutela delle vittime, il quale prevede l’adozione di norme minime relative al risarcimento delle vittime a livello europeo, riconoscendo la competenza risarcitoria agli Stati in via sussidiaria nei confronti delle vittime che si trovino in stato di indigenza o il cui reo non sia stato individuato.

La Raccomandazione (2003)20 del Consiglio d’Europa “Concernente le nuove modalità di trattamento della delinquenza giovanile ed il ruolo della giustizia minorile”, incoraggia lo sviluppo di nuove soluzioni alternative alle sanzioni giudiziarie in materia di trattamento dei giovani delinquenti, che tengano conto delle necessità educative e sociali specifiche dei giovani, consentano per quanto possibile la riparazione dei danni causati alle vittime e prevedano modalità di intervento multidisciplinari e multi-istituzionali che considerino l’insieme dei fattori rilevanti a tutti i livelli, individuale, familiare e sociale.

La Raccomandazione CM/Rec(2006)8, del 14 giugno 2006, del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa invita gli Stati membri a promuovere e potenziare l’intervento nei confronti delle vittime del crimine per evitare processi di vittimizzazione secondaria; raccomanda anche la realizzazione di servizi specifici di supporto alle vittime.

La Raccomandazione R (2010)1 del Comitato dei Ministri sulle Regole del Consiglio d’Europa in materia di probation, definisce la giustizia riparativa a partire dai suoi contenuti operativo-funzionali.

La Direttiva 2012/29/UE84, del 25 ottobre 2012, del Parlamento europeo e del Consiglio, istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato sostituendo la decisione quadro 2001/220/GAI. La direttiva stabilisce che gli Stati membri assicurino che le vittime siano riconosciute e trattate in maniera rispettosa, sensibile, personalizzata, professionale e che i servizi di giustizia riparativa estendano il dialogo ai gruppi parentali e garantiscano la tutela delle vittime al fine di evitare la vittimizzazione secondaria, l'intimidazione e le ritorsioni.

Gli istituti di giustizia riparativa nell’ordinamento italiano.[modifica | modifica wikitesto]

Gli istituti giuridici che per la loro natura e finalità consentono l’ emersione delle attività di giustizia riparativa nell'ordinamento penale italiano sono:

- nell’ambito della giustizia minorile:

a)     l’incontro tra reo e vittima o mediazione penale all’interno del procedimento di messa alla prova -  artt. 28 e 29 d.P.R. n. 448 del 1988 e 27 disp. attuazione cppm –[1]

b)    e/o durante le indagini preliminari (attraverso l’art. 9 sugli accertamenti della personalità dell’indagato) ed in applicazione dei seguenti istituti:

  • l’irrilevanza del fatto - art. 27 d.P.R. n. 448 del 1988 – in caso di fatto illecito di tenue offensività e sia stato commesso in modo del tutto occasionale può aversi la sentenza  non luogo a procedere se nel l'ulteriore corso del procedimento può pregiudicare le esigenze educative del minorenne;
  • il perdono giudiziale - art. 169 c.p.-  il quale consiste nel potere del giudice - in presenza di determinate  condizioni - di astenersi dal il rinvio a giudizio o dal pronunciare sentenza di condanna nei confronti di persona minorenne;

c) nell’esecuzione penitenziaria: la legge 121 del 2018 all’art. 1 “Regole e finalita' dell'esecuzione” al co. 2 prevede: "L'esecuzione della pena detentiva e delle misure penali di comunita' deve favorire percorsi di giustizia riparativa e di mediazione con le vittime di reato.

- nell’ambito della giustizia ordinaria

  1. la legge 67 del 2014 ha introdotto anche nel codice di procedura penale ordinario un procedimento speciale di messa alla prova in cui è contemplata la mediazione penale  nella nuova disposizione di attuazione cpp - dettata dall’art. 141–ter, comma terzo – è prevista  la “possibilità  di svolgimento di attività di mediazione..anche avvalendosi a tal fine di centri o strutture pubbliche o private”
  2. nel proc.to di esecuzione della pena l’ordinamento penitenziario prevede l’affidamento in prova - art. 47 comma 7 l. n. 354 del 1975 ord. pen. che prevede per il condannato l’ adoperarsi in favore delle vittime del reato;
  3. nel proc.to penale del giudice di pace: l'art. 29 co.4 d.lg. n. 274 del 2000 prevede che il giudice ha potere di tentare  la conciliazione tra le parti “ e ove occorra può avvalersi anche dell’attività di mediazione di centri e strutture pubbliche o private presenti sul territorio. In ogni caso le dichiarazioni rese dalle parti nel caso dell’attività di conciliazione non possono essere in alcun modo essere utilizzate ai fini della deliberazione.”[2]

[1] l’appiglio formale per l’avvio ormai pluridecennale dell’attività di mediazione penale e dei centri di mediazione si è avuto con la previsione dell’art. 27 co. 2 disp. Attuazione del ppm che recita: 2. Il progetto di intervento deve prevedere tra l'altro:a) le modalità di coinvolgimento del minorenne, del suo nucleo familiare e del suo ambiente di vita;b) gli impegni specifici che il minorenne assume;c) le modalità di partecipazione al progetto degli operatori della giustizia e dell'ente locale;d) le modalità di attuazione eventualmente dirette a riparare le conseguenze del reato e a promuovere la conciliazione del minorenne con la persona offesa.


[2] Tuttavia tale strumento è poco usato dai Giudici di Pace. Per lo più tentano la conciliazione poco prima di avviare il proc.to penale. E dire che dai piccoli conflitti che sono di competenza dei giudici di pace spesso si avviano conflittualità più vaste e foriere di elevati pregiudizi. (per tutti: la strage di Erba ebbe origine da una controversa condominiale!!) Il meccanismo previsto è lo stesso che verrà analizzato per la mediazione ex lege 67 del 2014 relativamente agli invii ai centri di mediazione presenti sul territorio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Così in F. Reggio, Giustizia Dialogica. Luci e ombre della Restorative Justice, Milano, FrancoAngeli 2010, p. 2.
  2. ^ H. Zehr, The Little Book of Restorative Justice, Intercourse (PA), Good Books 2002, p. 19
  3. ^ H. Zehr, Changing Lenses. A New Focus on Crime and Justice, Scottsdale (PA), Herald Press 1990
  4. ^ R. Henham – G. Mannozzi, Il ruolo delle vittime nel processo penale e nella commisurazione della pena: un'analisi delle scelte normative e politico-criminali effettuate nell'ordinamento inglese e in quello italiano, in RIDPP, 2/2005, p. 706 e ss
  5. ^ M. Wright, Justice for Victims and Offenders. A Restorative Response to Crime, Winchester, Waterside Press 1989

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • D.W. Van Ness et G. Johnstone, Handbook of Restorative Justice, Cullompton-Portland, 2007.
  • E. Claes et al, Punishment, Restorative Justice and the Morality of Law, Antwerp-Oxford 2005.
  • Braithwaite J., Principles of Restorative Justice, in Aa.Vv., Restorative Justice and Criminal Justice: competing or reconciliable paradigms?, a cura di A. Von Hirsch, et al, Oxford 2003, pp. 1–20.
  • Braithwaite J., Restorative Justice and Responsive Regulation, Oxford, 2002.
  • Cannito M., La giustizia rigenerativa: promessa e sfida per una trasformazione sociale, in Mediares 9/2007, pp. 169–197.
  • Ceretti A. – Mazzuccato C., Mediazione e giustizia riparativa tra Consiglio d'Europa e O.N.U., in Diritto penale e processo, 2001, p. 773 e ss.
  • Cragg W., The Practice of Punishment. Towards a Theory of Restorative Justice, Londra-New York, 1992.
  • Mannozzi G., La giustizia senza spada. Uno studio comparato su giustizia riparativa e mediazione penale, Milano 2003.
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  • Wright M. et Galaway B., Mediation and Criminal Justice: Victim, Offender and Community, Newbury 1989.
  • Wright M., Justice for Victims and Offenders, Philadelphia 1991.
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  • Zehr H. et Changing Lenses, A new Focus on Crime and Justice, (III ed.), Scottsdale (PA), 2005.
  • Zehr H., The Little Book of Restorative Justice, Intercourse (PA), 2002.
  • Giovanni Angelo Lodigiani - Grazia Mannozzi , Giustizia riparativa. Ricostruire legami, ricostruire persone , Bologna (BO) 2015.
  • Giovanni Angelo Lodigiani - Grazia Mannozzi , La Giustizia riparativa Formanti, parole e metodi , Torino (TO) 2017.
  • Bertagna G, Ceretti A Mazzuccato C (a cura di) Il libro dell'incontro. Vittime e responsabili della lotta armata a confronto Milano 2015 ISBN 9788842821458
  • Eusebi L (a cura di) Una giustizia diversa Il modello ripartivo e la questione penale Milano 2015 ISBN 9788834329061
  • Occhetta Francesco La giustizia capovolta Dal dolore alla riconciliazione Milano 2016 ISBN9788831547154
  • Pasquale Lattari- Il procedimento di messa alla prova e la mediazione penale per gli adulti ex lege 67 del 2014 in ADR Italia Anno 6 – Numero 1 - ISSN 2284-2470
  • Cartabia M Ceretti A - Un'altra storia inizia qui La giustizia come ricomposizione Milano 2020 ISBN 9788830103269
  • Pasquale Lattari - La giustizia riparativa. Una giustizia Umanistica. Una cultura dell'"incontro" per ogni conflitto. Milano 2021 ISBN 9788827907269

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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