Giustizia riparativa

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La giustizia riparativa o giustizia rigenerativa (in inglese restorative justice) è un approccio che consiste nel considerare il reato principalmente in termini di danno alle persone. Da ciò consegue l'obbligo, per l'autore del reato, di rimediare alle conseguenze lesive della sua condotta. A tal fine, si prospetta un coinvolgimento attivo della vittima, dell'agente e della stessa comunità civile nella ricerca di soluzioni atte a far fronte all'insieme di bisogni scaturiti a seguito del reato.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Tematizzata alla fine degli anni '80, la restorative justice nasce da modelli sperimentali emersi in Nord America. Essi peraltro intercettano un dibattito complesso e variegato, che, a partire dagli anni '70, stava portando al confronto di diverse voci critiche della teoria e della prassi penalistica nordamericana.

Le caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

La giustizia riparativa analizza il problema della giustizia penale intorno a quattro elementi fondamentali:

  1. considerare il reato in termini non meramente formali (come condotta corrispondente ad una fattispecie astratta descritta da una norma penale), bensì 'esperienziali', ossia come 'lesione' che coinvolge direttamente, e sotto molteplici aspetti (morali, materiali, emotivi, relazionali) singole persone e una comunità;
  2. ritenere che al reato corrisponda in primo luogo l'obbligo - in capo all'autore - di porre attivamente rimedio alle conseguenze dannose che la sua condotta ha cagionato, avendo riguardo in primo luogo ai bisogni della vittima;
  3. puntare, nella ricerca di tale soluzione 'riparativa', ad un coinvolgimento attivo della vittima, dell'offensore, dei rispettivi entourages di relazioni, e della comunità civile;
  4. ricercare una soluzione che risulti, se possibile, concordata tra tali soggetti.

Come spiega uno dei suoi fondatori, Howard Zehr, la "restorative justice" si distingue criticamente dal modello moderno e contemporaneo di pena, il quale tende a considerare il reato come 'violazione di una norma' (o meglio, come realizzazione di una condotta ascrivibile ad una fattispecie astratta descritta da una norma penale) e la pena come 'conseguenza giuridica' che sanziona tale condotta (pur diversamente caratterizzata per giustificazione e finalità). Diversamente, la Restorative Justice propone una sorta di equazione per la quale "Il crimine è una violazione delle persone e delle relazioni interpersonali; le violazioni creano obblighi; l'obbligo principale è quello di 'rimediare ai torti commessi' ('to put right the wrongs')".[2] Ne emerge una sorta di 'rivoluzione copernicana' per effetto della quale il problema centrale per la giustizia penale non è un concetto astratto di ordine giuridico, bensì la persona come singolo e come essere relazionale. Per questo, la Restorative Justice è stata definita come un nuovo 'Paradigma'[3], caratterizzato da una profonda rivendicazione della centralità della persona e dell'intersoggettività nell'analisi del problema penale e nella proposta di una riforma organica della giustizia penale. In senso critico, la Restorative Justice denuncia l'impostazione formalistica del diritto penale moderno e contemporaneo, che si ritiene abbia prodotto un sistema altamente burocratizzato e astratto, nel quale le persone – con le loro esperienze, il vissuto, le esigenze e le relazioni – rimangono del tutto marginali. Ciò emergerebbe soprattutto con riferimento alla vittima del reato, destinata ad assumere un ruolo del tutto secondario ed eventuale nella tradizionale ‘amministrazione della giustizia’. Essa andrebbe invece ritenuta la principale destinataria delle attenzioni del sistema-giustizia, e perciò coinvolta attivamente nel procedimento che, a partire dalle indagini, conduce all'irrogazione e all'esecuzione della pena.[4]

Andrebbe parimenti valorizzata l'esigenza di un'autentica responsabilizzazione dell'offensore, sostanzialmente privo di reali occasioni per prendere coscienza delle conseguenze che le sue azioni hanno sortito in altre vite: una finalità, quest'ultima, che non dovrebbe essere perseguita attraverso astratti e pre-definiti programmi di 'rieducazione', bensì in primo luogo mostrando all'offensore gli effetti del suo comportamento sulle vite che da questo sono state affette e chiamandolo, nei limiti del possibile, a porvi rimedio attivamente.[5] Non da ultimo, la Restorative Justice propone modelli di soluzione della controversia atti a favorire il coinvolgimento di vittima, offensore e comunità civile nella ricerca di una soluzione atta a rispondere in termini adeguati alla lesione cagionata dal reato: tale proposta risponderebbe all'esigenza di correggere l'eccessiva dimensione 'burocratizzata ed agonistica' del processo, cui si contesta l'incapacità di evidenziare e ricomporre le ‘ferite’ effettivamente causate dal reato nel tessuto sociale da esso colpito. L'idea riparativa e partecipativa di giustizia penale avanzata dalla Restorative Justice, risponde all'esigenza di restituire attenzione alla dimensione personale e sociale che investe il crimine, senza la quale la pena altro non sarebbe che un'afflizione dagli esiti alienanti, non di rado violenti, e comunque incapace di rispondere alle esigenze concretamente sorte, nelle persone e nelle comunità civili, a seguito della commissione di un reato.

Modelli applicativi[modifica | modifica wikitesto]

I principali modelli di istituti ispirati al paradigma restorative sono la Mediazione Penale (VOM - Victim Offender Mediation), il Family Group Conferencing (FGC) e il Conferencing o Circle Process (VOC/CP).

La giustizia riparativa nella legislazione internazionale[modifica | modifica wikitesto]

La giustizia riparativa trova nella legislazione europea e delle Nazioni Unite un ricco corpus di fonti. Di seguito viene proposto un excursus della storia legislativa in materia di giustizia riparativa delle Nazioni Unite e dell'Unione Europea. Le Risoluzioni ONU e le Raccomandazioni UE sono andate circa di pari passo.

Nazioni Unite[modifica | modifica wikitesto]

A livello di Nazioni Unite si inizia a parlare di giustizia riparativa alla metà degli anni 80, quando emerge la necessità di porre maggiore attenzione alle vittime nel processo penale.

La Risoluzione n. 40/34 del 29 novembre 1985, dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, recante il titolo Principi fondamentali di giustizia in favore delle vittime della criminalità e delle vittime degli abusi di potere, afferma la necessità di garantire a livello nazionale e internazionale il riconoscimento dei diritti delle vittime della criminalità e dell'abuso di potere e incoraggia gli Stati membri ad adoperarsi per questo obiettivo col fine di prevenire il crimine e ridurre la vittimizzazione.

La Risoluzione n. 1997/33 sugli Elementi di una responsabile prevenzione della criminalità: standard e norme, approvata dal Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite il 21 luglio 1997, afferma l’importanza di una prevenzione non-repressiva del crimine e ripropone la necessità di una attenzione alla vittima, la quale deve essere assistita e protetta, contestualmente alla dovuta considerazione per i diritti del reo.

La Risoluzione n. 23/1998 sulla Cooperazione internazionale, approvata dal Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite il 28 luglio 1998, raccomanda agli Stati membri di ricorrere allo sviluppo di forme di pena non carcerarie e, se possibile, a soluzioni amichevoli dei conflitti di minore gravità. Introduce, altresì, accanto alla possibilità di risarcimenti pecuniari, la possibilità di compensazione con lavori eseguiti dal reo nei confronti della vittima.

La Risoluzione n. 1999/26 sullo Sviluppo ed attuazione di interventi di mediazione e giustizia riparativa nell’ambito della giustizia penale, approvata dal Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite il 28 luglio 1999, inizia a parlare in maniera più diretta di giustizia riparativa. In quest'occasione entra fra gli attori, accanto al reo e alla vittima, anche la società e quindi il risarcimento non è più solo nei confronti della vittima ma può espletarsi in attività utili per la collettività. In questo documento viene anche sottolineato come, in casi di lieve entità, la mediazione possa sostituire la pena detentiva.

Con la Dichiarazione di Vienna del 2000, documento redatto in occasione del X Congresso delle Nazioni Unite sulla Prevenzione del Crimine e il trattamento dei detenuti, gli Stati membri si impegnano, come recita l'articolo 27, ad introdurre «adeguati programmi di assistenza alle vittime del crimine, a livello nazionale, regionale, ed internazionale, quali meccanismi per la mediazione e la giustizia riparatrice». L’art. 28 incoraggia “lo sviluppo di politiche di giustizia riparatrice, di procedure e di programmi rispettosi dei diritti, dei bisogni e degli interessi delle vittime, dei delinquenti, delle comunità e di tutte le altre parti”.

La Risoluzione n. 2000/14 sui principi base sull’uso dei programmi di giustizia riparativa in materia criminale, approvata dal Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite il 27 luglio 2000, delinea i principi per l'utilizzo della giustizia riparativa in ambito penale, da sottoporre all’attenzione degli Stati membri, delle organizzazioni intergovernative e non governative più rilevanti, nonché agli organismi della rete dell’ONU che si occupano di prevenzione del crimine e dei programmi di giustizia penale, al fine di definire un indirizzo comune.

Nella Risoluzione n.55/59 approvata dall’Assemblea generale dell’ONU il 4 dicembre 2000, viene affermata l’importanza dello sviluppo della giustizia riparativa quale strumento tendente a ridurre la criminalità e a promuovere la ricomposizione dei conflitti tra vittime, rei e comunità. La risoluzione fa inoltre propri gli obiettivi definiti dagli artt. 27 e 28 della Dichiarazione di Vienna in ordine allo sviluppo di piani d’azione in supporto delle vittime, nonché forme di mediazione e di giustizia riparativa.

La Risoluzione n.55/60 approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 4 luglio 2000, pone ulteriore accento su quanto stabilito nella Dichiarazione di Vienna, invitando i governi ad ispirarsi alla Dichiarazione stessa e a predisporre piani di azione che comprendano specifiche misure in vista dell’attuazione degli impegni presi a Vienna.

La Risoluzione n.56/261, adottata dall’Assemblea generale dell’ONU nel gennaio 2002, concernente i Piani d'azione per l'attuazione della Dichiarazione di Vienna sulla criminalità e la giustizia: le sfide del XXI secolo, inserisce un intero capitolo sulle “Misure relative alla giustizia riparativa” e sottolinea l’importanza di sviluppare idonei programmi di giustizia riparativa, tenendo conto degli impegni internazionali presi in favore delle vittime.

La Risoluzione n. 2002/12 sui Principi base circa l'applicazione di programmi di giustizia riparativa nell'ambito penale, approvata dal Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite il 24.07.2002, invita gli Stati membri a sviluppare programmi sulla giustizia riparativa, confrontandosi e supportandosi a vicenda, ma sempre adattandosi alle specificità dei singoli sistemi penali. La risoluzione sottolinea come gli strumenti di giustizia riparativa offrano alle vittime la possibilità di ottenere una riparazione e di sentirsi più sicure, permettendo nel contempo ai rei di prendere coscienza degli effetti del loro comportamento e di assumersi le loro responsabilità in maniera costruttiva; infine aiutano le comunità a comprendere le cause della criminalità e a promuovere azioni volte alla prevenzione.

Unione europea[modifica | modifica wikitesto]

A livello normativo-europeo i primi atti si pongono l’obiettivo di fornire assistenza e protezione alle vittime di reato e a delineare una cornice in cui collocare procedure e programmi aventi un carattere riparativo.

La Raccomandazione dell’Unione europea n. (83) 7 concernente “la partecipazione della società alla politica criminale”, approvata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa il 23 giugno 1983, prevede che tra gli obiettivi della politica criminale rientrino pure gli interessi e i bisogni delle vittime.

La Convenzione Europea n. 116 sul “Risarcimento alle vittime dei reati violenti”, emanata dal Consiglio d’Europa il 24 novembre 1983, prevede sistemi statali di risarcimento economico nei confronti delle vittime dei reati violenti, soprattutto laddove i rei non siano stati identificati o siano privi di risorse.

La Raccomandazione n. (85) 11, concernente “La posizione delle vittime nell’ambito del diritto penale e della procedura penale”, approvata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa il 28 giugno 1985, raccomanda di tutelare le vittime e attivare misure speciali di prevenzione del crimine per ridurre la vittimizzazione secondaria.

La Raccomandazione n. (87) 21 riguardante “L’assistenza alle vittime e la prevenzione della vittimizzazione”, adottata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa il 17 settembre del 1987, promuove lo sviluppo di politiche di mediazione a favore dell'incontro fra vittima e autore.

Nella Raccomandazione n. (99) 19 relativa alla “Mediazione in materia penale”, adottata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa il 15 settembre del 1999, gli Stati membri vengono invitati a tenere presente, nello sviluppo di iniziative nel campo della mediazione penale, i principi generali in materia di mediazione contenuti nell’appendice. Detto allegato definisce le regole che devono disciplinare l'attività, gli standard da rispettare per l'attività dei servizi di mediazione e indica la qualifica che devono possedere i mediatori.

La Raccomandazione n. (99) 22 concernente “Il sovraffollamento carcerario e l’inflazione della popolazione carceraria”, approvata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa il 30 settembre 1999, individua la “Mediazione vittima-delinquente / compensazione della vittima” tra le misure alternative alla detenzione.

La Decisione Quadro n. 2001/220/GAI del 2001 relativa alla posizione della vittima nel procedimento penale, comprende talune misure di assistenza alle vittime, prima, durante e dopo il procedimento penale, che potrebbero attenuare gli effetti del reato e stabilisce che sia ricercata una soluzione negoziata tra vittima e autore, attraverso progetti di mediazione con professionisti formati e qualificati. Gli Stati sono stati vincolati a far entrare in vigore le dispositive legislative entro il 22 marzo del 2006.

Il 28 settembre del 2001 il Consiglio Europeo emana il Libro verde sulla tutela delle vittime, il quale prevede l’adozione di norme minime relative al risarcimento delle vittime a livello europeo, riconoscendo la competenza risarcitoria agli Stati in via sussidiaria nei confronti delle vittime che si trovino in stato di indigenza o il cui reo non sia stato individuato.

La Raccomandazione (2003) 20 del Consiglio d’Europa “Concernente le nuove modalità di trattamento della delinquenza giovanile ed il ruolo della giustizia minorile”, incoraggia lo sviluppo di nuove soluzioni alternative alle sanzioni giudiziarie in materia di trattamento dei giovani delinquenti, che tengano conto delle necessità educative e sociali specifiche dei giovani, consentano per quanto possibile la riparazione dei danni causati alle vittime e prevedano modalità di intervento multidisciplinari e multi-istituzionali che considerino l’insieme dei fattori rilevanti a tutti i livelli, individuale, familiare e sociale.

La Raccomandazione CM/Rec (2006) 8, del 14 giugno 2006, del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa invita gli Stati membri a promuovere e potenziare l’intervento nei confronti delle vittime del crimine per evitare processi di vittimizzazione secondaria; raccomanda anche la realizzazione di servizi specifici di supporto alle vittime.

La Raccomandazione R (2010) 1 del Comitato dei Ministri sulle Regole del Consiglio d’Europa in materia di probation, definisce la giustizia riparativa a partire dai suoi contenuti operativo-funzionali.

La Direttiva 2012/29/UE84, del 25 ottobre 2012, del Parlamento europeo e del Consiglio, istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato sostituendo la decisione quadro 2001/220/GAI. La direttiva stabilisce che gli Stati membri assicurino che le vittime siano riconosciute e trattate in maniera rispettosa, sensibile, personalizzata, professionale e che i servizi di giustizia riparativa estendano il dialogo ai gruppi parentali e garantiscano la tutela delle vittime al fine di evitare la vittimizzazione secondaria, l'intimidazione e le ritorsioni.

La dichiarazione di Venezia[modifica | modifica wikitesto]

La giustizia riparativa è stato l’oggetto della Conferenza dei Ministri della Giustizia del Consiglio d’Europa: “Criminalità e Giustizia penale – il ruolo della giustizia riparativa in Europa” (13 e 14 dicembre 2021, Venezia, Italia).

I Ministri della Giustizia degli Stati membri del Consiglio d'Europa, tra l'altro, "Invitano il Consiglio d'Europa ad incoraggiare e assistere i suoi Stati membri a:

i. elaborare piani d'azione o politiche nazionali, se necessario, per l'attuazione della Raccomandazione CM/Rec (2018) 8 sulla giustizia riparativa in materia penale, assicurando la cooperazione interforze a livello nazionale, una legislazione e finanziamenti nazionali adeguati, riflettendo al contempo sull'idea che il diritto all'accesso ad adeguati servizi di giustizia riparativa per tutte le parti interessate, se liberamente vi acconsentono, dovrebbe essere un obiettivo delle autorità nazionali;

ii. promuovere un'ampia applicazione della giustizia riparativa per i minori in conflitto con la legge, come una delle componenti più preziose della giustizia a misura di minore secondo le linee guida del Comitato dei Ministri sulla giustizia a misura di minore (2010);

iii. stimolare, in ogni Stato membro, un'ampia implementazione della giustizia riparativa, dei suoi principi e metodi come complemento o, se del caso, come alternativa o nell’ambito dei procedimenti penali volti alla desistenza dal crimine, al reinserimento degli autori del reato e al recupero delle vittime;

iv. considerare la giustizia riparativa come parte essenziale dei programmi di formazione dei professionisti del diritto, compresi magistrati, avvocati, pubblici ministeri, assistenti sociali, polizia, nonché del personale carcerario e di probation, e riflettere su come includere i principi, i metodi, le pratiche e le garanzie della giustizia riparativa nei programmi universitari e in altri programmi di istruzione post- universitaria per i giuristi, prestando attenzione alla partecipazione della società civile e delle autorità locali e regionali nei processi di giustizia riparativa e rivolgendosi al Consiglio d'Europa quando sono necessari programmi di cooperazione e formazione dei funzionari che attuano la giustizia riparativa;

v. aumentare la consapevolezza dei processi di giustizia riparativa a livello nazionale, emettere in pratica progetti volti ad una comunicazione diffusa del ruolo e dei benefici della giustizia riparativa in materia penale, fornendo una risposta al di là delle sanzioni penali."(vd: https://www.gnewsonline.it/giustizia-riparativa-il-consiglio-deuropa-firma-la-dichiarazione-di-venezia/)

Gli istituti di giustizia riparativa nell’ordinamento italiano[modifica | modifica wikitesto]

Gli istituti giuridici che per la loro natura e finalità consentono l’emersione delle attività di giustizia riparativa nell'ordinamento penale italiano sono:

Nell’ambito della giustizia minorile[modifica | modifica wikitesto]

a)     l’incontro tra reo e vittima o mediazione penale all’interno del procedimento di messa alla prova -  artt. 28 e 29 d.P.R. n. 448 del 1988 e 27 disp. attuazione cppm –[1]

b)    e/o durante le indagini preliminari (attraverso l’art. 9 sugli accertamenti della personalità dell’indagato) ed in applicazione dei seguenti istituti:

  • l’irrilevanza del fatto - art. 27 d.P.R. n. 448 del 1988 – in caso di fatto illecito di tenue offensività e sia stato commesso in modo del tutto occasionale può aversi la sentenza  non luogo a procedere se nel l'ulteriore corso del procedimento può pregiudicare le esigenze educative del minorenne;
  • il perdono giudiziale - art. 169 c.p.-  il quale consiste nel potere del giudice - in presenza di determinate  condizioni - di astenersi dal il rinvio a giudizio o dal pronunciare sentenza di condanna nei confronti di persona minorenne;

c) nell’esecuzione penitenziaria: la legge 121 del 2018 all’art. 1 “Regole e finalità dell'esecuzione” al co. 2 prevede: "L'esecuzione della pena detentiva e delle misure penali di comunità deve favorire percorsi di giustizia riparativa e di mediazione con le vittime di reato.

Nell’ambito della giustizia ordinaria[modifica | modifica wikitesto]

  1. la legge 67 del 2014 ha introdotto anche nel codice di procedura penale ordinario un procedimento speciale di messa alla prova in cui è contemplata la mediazione penale  nella nuova disposizione di attuazione cpp - dettata dall’art. 141–ter, comma terzo – è prevista la “possibilità di svolgimento di attività di mediazione... anche avvalendosi a tal fine di centri o strutture pubbliche o private”
  2. nel procedimento di esecuzione della pena l’ordinamento penitenziario prevede l’affidamento in prova - art. 47 comma 7 l. n. 354 del 1975 ord. pen. che prevede per il condannato l’adoperarsi in favore delle vittime del reato;
  3. nel procedimento penale del giudice di pace: l'art. 29 c.4 d.lg. n. 274 del 2000 prevede che il giudice ha potere di tentare  la conciliazione tra le parti “e ove occorra può avvalersi anche dell’attività di mediazione di centri e strutture pubbliche o private presenti sul territorio. In ogni caso le dichiarazioni rese dalle parti nel caso dell’attività di conciliazione non possono essere in alcun modo essere utilizzate ai fini della deliberazione.”[2]

[1] l’appiglio formale per l’avvio ormai pluridecennale dell’attività di mediazione penale e dei centri di mediazione si è avuto con la previsione dell’art. 27 co. 2 disp. Attuazione del ppm che recita: 2. Il progetto di intervento deve prevedere tra l'altro: a) le modalità di coinvolgimento del minorenne, del suo nucleo familiare e del suo ambiente di vita; b) gli impegni specifici che il minorenne assume; c) le modalità di partecipazione al progetto degli operatori della giustizia e dell'ente locale; d) le modalità di attuazione eventualmente dirette a riparare le conseguenze del reato e a promuovere la conciliazione del minorenne con la persona offesa.

[2] Tuttavia tale strumento è poco usato dai Giudici di Pace. Per lo più tentano la conciliazione poco prima di avviare il proc.to penale. E dire che dai piccoli conflitti che sono di competenza dei giudici di pace spesso si avviano conflittualità più vaste e foriere di elevati pregiudizi. (per tutti: la strage di Erba ebbe origine da una controversa condominiale!!) Il meccanismo previsto è lo stesso che verrà analizzato per la mediazione ex lege 67 del 2014 relativamente agli invii ai centri di mediazione presenti sul territorio.

La legge 134 del 2021[modifica | modifica wikitesto]

La Ministra della Giustizia, nel presentare le Linee programmatiche dell’azione del governo - Presieduto dal Presidente del Consiglio Mario Draghi - sulla giustizia, ha riservato spazio alla giustizia riparativa: “Non posso non osservare che il tempo è ormai maturo per sviluppare e mettere a sistema le esperienze di giustizia riparativa, già presenti nell’ordinamento in forma sperimentale che stanno mostrando esiti fecondi per la capacità di farsi carico delle conseguenze negative prodotte dal fatto di reato, nell’intento di promuovere la rigenerazione dei legami a partire dalle lacerazioni sociali e relazionali che l’illecito ha originato. Le più autorevoli fonti europee e internazionali ormai da tempo hanno stabilito principi di riferimento comuni e indicazioni concrete per sollecitare gli ordinamenti nazionali a elaborare paradigmi di giustizi riparativa che permettano alla vittima e all’autore del reato di partecipare attivamente, se entrambi vi acconsentono liberamente, alla risoluzione delle questioni risultanti dal reato con l’aiuto di un terzo imparziale. Non mancano nel nostro ordinamento ampie, benché non sistematiche, forme di sperimentazione di successo e non mancano neppure proposte di testi normativi che si fanno carico di delineare il corretto rapporto di complementarità fra giustizia penale tradizionale e giustizia riparativa. In considerazione dell’importanza delle esperienze già maturate nel nostro ordinamento, occorrere intraprendere una attività di riforma volta a rendere i programmi di giustizia riparativa accessibili in ogni stato e grado del procedimento penale, sin dalla fasedi cognizione”.

(Linee programmatiche sulla Giustizia del Ministro Cartabia alla Commissione giustizia del Senato del 15 marzo 2021 pubblicate su https://penaledp.it/audizione-ministra-cartabia-in-commissione- giustizia/)

E proprio sotto impulso dell'azione governativa è stata approvata la LEGGE 27 settembre 2021, n. 134 (in Gazz. Uff., 4 ottobre 2021, n. 237) titolata: Delega al Governo per l'efficienza del processo penale nonché in materia di giustizia riparativa e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari - (Riforma del processo penale). La legge prevede:

Articolo 1

1. Il Governo è delegato ad adottare, nel termine di un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi... per la revisione del regime sanzionatoriodei reati e per l'introduzione di una disciplina organica della giustizia riparativa.

....

18. Nell'esercizio della delega di cui al comma 1, i decreti legislativi recanti una disciplina organica della giustizia riparativa sono adottati nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi:

a) introdurre, nel rispetto delle disposizioni della direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, e dei principi sanciti a livello internazionale, una disciplina organica della giustizia riparativa quanto a nozione, principali programmi, criteri di accesso, garanzie, persone legittimate a partecipare, modalità di svolgimento dei programmi e valutazione dei suoi esiti, nell'interesse della vittima e dell'autore del reato;

b) definire la vittima del reato come la persona fisica che ha subito un danno, fisico, mentale o emotivo, o perdite economiche che sono state causate direttamente da un reato; considerare vittima del reato il familiare di una persona la cui morte è stata causata da un reato e che ha subito un danno in conseguenza della morte di tale persona; definire il familiare come il coniuge, la parte di un'unione civile tra persone dello stesso sesso, la persona che convive con la vittima in una relazione intima, nello stesso nucleo familiare e in modo stabile e continuo, nonché i parenti in linea diretta, i fratelli e le sorelle e le persone a carico della vittima;

c) prevedere la possibilità di accesso ai programmi di giustizia riparativa in ogni stato e grado del procedimento penale e durante l'esecuzione della pena, su iniziativa dell'autorità giudiziaria competente, senza preclusioni in relazione alla fattispecie di reato o alla sua gravità, sulla base del consenso libero e informato della vittima del reato e dell'autore del reato e della positiva valutazione da parte dell'autorità giudiziaria dell'utilità del programma in relazione ai criteri di accesso definiti ai sensi della lettera a);

d) prevedere, in ogni caso, che le specifiche garanzie per l'accesso ai programmi di giustizia riparativa e per il loro svolgimento includano: la completa, tempestiva ed effettiva informazione della vittima del reato e dell'autore del reato, nonché, nel caso di minorenni, degli esercenti la responsabilità genitoriale, circa i servizi di giustizia riparativa disponibili; il diritto all'assistenza linguistica delle persone alloglotte; la rispondenza dei programmi di giustizia riparativa all'interesse della vittima del reato, dell'autore del reato e della comunità; la ritrattabilità del consenso in ogni momento; la confidenzialità delle dichiarazioni rese nel corso del programma di giustizia riparativa, salvo che vi sia il consenso delle parti o che la divulgazione sia indispensabile per evitare la commissione di imminenti o gravi reati e salvo che le dichiarazioni integrino di per sé reato, nonché la loro inutilizzabilità nel procedimento penale e in fase di esecuzione della pena;

e) prevedere che l'esito favorevole dei programmi di giustizia riparativa possa essere valutato nel procedimento penale e in fase di esecuzione della pena; prevedere che l'impossibilità di attuare un programma di giustizia riparativa o il suo fallimento non producano effetti negativi a carico della vittima del reato o dell'autore del reato nel procedimento penale o in sede esecutiva;

f) disciplinare la formazione dei mediatori esperti in programmi di giustizia riparativa, tenendo conto delle esigenze delle vittime del reato e degli autori del reato e delle capacità di gestione degli effetti del conflitto e del reato nonché del possesso di conoscenze basilari sul sistema penale; prevedere i requisiti e i criteri per l'esercizio dell'attività professionale di mediatore esperto in programmi di giustizia riparativa e le modalità di accreditamento dei mediatori presso il Ministero della giustizia, garantendo le caratteristiche di imparzialità, indipendenza ed equiprossimità del ruolo;

g) individuare i livelli essenziali e uniformi delle prestazioni dei servizi per la giustizia riparativa, prevedendo che siano erogati da strutture pubbliche facenti capo agli enti locali e convenzionate con il Ministero della giustizia; prevedere che sia assicurata la presenza di almeno una delle predette strutture pubbliche in ciascun distretto di corte d'appello e che, per lo svolgimento dei programmi di giustizia riparativa, le stesse possano avvalersi delle competenze di mediatori esperti accreditati presso il Ministero della giustizia, garantendo in ogni caso la sicurezza e l'affidabilità dei servizi nonché la tutela delle parti e la protezione delle vittime del reato da intimidazioni, ritorsioni e fenomeni di vittimizzazione ripetuta e secondaria.

Allo stato è stata nominata la Commissione per redigere il testo di uno o più decreti legislativi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Così in F. Reggio, Giustizia Dialogica. Luci e ombre della Restorative Justice, Milano, FrancoAngeli 2010, p. 2.
  2. ^ H. Zehr, The Little Book of Restorative Justice, Intercourse (PA), Good Books 2002, p. 19
  3. ^ H. Zehr, Changing Lenses. A New Focus on Crime and Justice, Scottsdale (PA), Herald Press 1990
  4. ^ R. Henham - G. Mannozzi, Il ruolo delle vittime nel processo penale e nella commisurazione della pena: un'analisi delle scelte normative e politico-criminali effettuate nell'ordinamento inglese e in quello italiano, in RIDPP, 2/2005, p. 706 e ss
  5. ^ M. Wright, Justice for Victims and Offenders. A Restorative Response to Crime, Winchester, Waterside Press 1989

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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