Giorgio Tino

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Giorgio Tino (Avellino, 1947) è stato vicepresidente di Equitalia Gerit e Direttore generale dell'Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (AAMS)..

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giorgio Tino nasce nell'aprile del '47 ad Avellino. Nel 1971 si laurea in giurisprudenza all'Università di Napoli. Nello stesso anno inizia la carriera nell'Amministrazione finanziaria. Durante la presidenza italiana della CEE è nominato direttore generale presso gli Affari Esteri e successivamente Presidente della Commissione incaricata di predisporre regolamenti e modulistica per semplificare la denuncia delle tasse di lavoratori dipendenti e pensionati con l'introduzione dell'innovativo modello 730.

Nel 1994 è designato capo progetto di un sistema integrato (pianificazione strategica, programmazione operativa e controllo di gestione) di tutte le attività del ministero delle Finanze, prima di essere chiamato alla Presidenza del nuovo Servizio per il controllo interno (S.In.Co.). Dal 1997, in rapida successione, è Vice direttore generale delle Dogane e Imposte Indirette, Direttore generale del personale, Segretario generale presso il ministero delle Finanze e capo del nuovo dipartimento per le politiche fiscali.

Nel luglio 2002, il Ministro dell'Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti, lo chiama a guidare i nuovi Monopoli di Stato, dove Tino imposta la gestione unitaria del mercato dei giochi, concorsi e scommesse. Anche nel settore dei tabacchi l'azione di Tino non è meno incisiva, se si pensa che gli aumenti intervenuti, negli anni 2002 e 2003, per i prezzi delle sigarette sono stati decisi spontaneamente dai produttori con la conseguenza che non si è reso necessario alcun intervento pubblico sulla fiscalità delle stesse sigarette.

Dal 29 ottobre 2009 è divenuto vicepresidente di Equitalia Gerit[1] e presidente di Equitalia Veneto.

Il 17 febbraio 2012 è stato condannato dalla Corte dei conti per danno erariale, con una sanzione di 4,8 milioni di euro, nel caso riguardante l'evasione fiscale delle slot-machine. In seguito, è stato assolto.

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Nipote di Antonio Maccanico.[2], è sposato con Anna Maria Barbarito, convive con lei e il figlio Francesco.[spiegare : sposato e vi convive ?]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Elena Bonanni, Poltrone per tutti, in L'Espresso, 30 novembre 2010. URL consultato il 27 marzo 2014.
  2. ^ Marco Menduni e Ferruccio Sansa, Il capo dei Monopoli: «Slot, troppe penali», in Il Secolo XIX, 12 ottobre 2007. URL consultato il 27 marzo 2014.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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