Frattesina

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Frattesina
CiviltàEtà del Bronzo
UtilizzoVillaggio
EpocaXII - IX secolo a.C.
Localizzazione
StatoItalia Italia
ComuneFratta Polesine
Dimensioni
Superficie200,000 
Scavi
Data scoperta1967
Date scavi19741989
ArcheologoAnna Maria Bietti Sestieri
Mappa di localizzazione

Coordinate: 45°01′30.36″N 11°39′09.46″E / 45.0251°N 11.652628°E45.0251; 11.652628

Mappa di localizzazione: Nord Italia
Frattesina
Frattesina
Localizzazione di Frattesina.

L'abitato di Frattesina, a sud-est dell'attuale centro di Fratta Polesine in provincia di Rovigo, fu scoperto nel 1967 dai soci del Centro Polesano di Studi Storici Archeologici ed Etnografici di Rovigo (C.P.S.S.A.E.). Si tratta di un villaggio protostorico di considerevoli dimensioni (oltre 20 ettari) che si estendeva lungo la riva destra del maggiore ramo padano dell'età del Bronzo: il Po di Adria.

Sorto probabilmente nel corso dell'età del Bronzo recente (XIII secolo a.C. circa) ebbe la massima fioritura tra la fase iniziale e piena dell'età del Bronzo finale (XII e XI secolo a.C. circa), cui probabilmente seguì un ridimensionamento nel corso dell'ultima fase del Bronzo finale e all'inizio dell'età del Ferro (X secolo a.C.). Sporadiche sono infine le tracce di una quarta fase di vita dell'abitato, sempre nel corso della prima età del Ferro.

Fasi di vita dell'abitato[modifica | modifica wikitesto]

Sulla base dei dati preliminari degli scavi condotti da Anna Maria Bietti Sestieri (19741989)[1] e dell'analisi tipologica dei materiali ceramici provenienti dagli scavi stessi e dalle raccolte di superficie è stata proposta per l'abitato una suddivisione in 4 fasi di vita.

Fasi 1 e 2[modifica | modifica wikitesto]

Alla prima, ma soprattutto alla seconda fase di vita di Frattesina risalgono la maggior parte delle testimonianze archeologiche riferibili alle abitazioni, alla vita quotidiana e ad attività artigianali anche ad alto grado di specializzazione. Delle capanne, in legno, frasche e paglia, rimangono frammenti dei battuti pavimentali e degli intonaci in argilla (cotta probabilmente in seguito ad incendi). L'argilla serviva anche per la produzione di ceramiche di uso soprattutto domestico, ma anche per la fabbricazione di attrezzi o parti di essi come le fuseruole e i pesi da telaio, uniche testimonianze delle attività di filatura e tessitura. Un'altra importante materia prima di origine locale era il palco di cervo da cui si ricavava una vasta gamma di attrezzi (punteruoli, zappe, manici per strumenti in metallo ecc.) e oggetti d'ornamento (rotelle decorate), in parte destinati allo scambio.

L'economia di sussistenza, di carattere agricolo e basata sulla cerealicoltura e sull'allevamento, non doveva discostarsi di molto da quanto noto per i villaggi palafitticoli e terramaricoli della pianura padana centro-orientale dell'età del Bronzo, salvo per il considerevole numero di maiali. Ma ciò che caratterizzò maggiormente Frattesina furono il forte aumento della produzione metallurgica e la presenza non occasionale di materie prime provenienti dal nord Europa e dal Mediterraneo orientale. La lavorazione dei metalli, soprattutto bronzo ma anche piombo e oro, è documentata da centinaia di manufatti come armi e/o attrezzi (spade, punte di lancia e di freccia, asce, coltelli, scalpelli, seghe, punteruoli ecc.) e ornamenti (spilloni, fibule). Connessi alla lavorazione sono anche specifici strumenti come le matrici da fusione in pietra – oltre settanta – e i 4 “ripostigli da fonditore”, ossia insiemi di materiali metallici comprendenti pezzi di lingotti e oggetti usurati da riciclare. La provenienza delle materie prime, soprattutto il rame, non è stata ancora accertata. Le fonti più prossime sono il Trentino, dove è ben documentata la lavorazione del minerale di rame tra XIII e XI secolo a.C., e la Toscana, con cui Frattesina condivide molti caratteri della produzione metallurgica.

A Frattesina, probabilmente attraverso la valle dell'Adige, giungeva ambra grezza dalle regioni baltiche per essere lavorata sul posto. Cospicue tracce di officine di lavorazione dell'ambra sono state individuate nel 2009 a Campestrin di Grignano Polesine (RO), un nuovo abitato situato pochi km ad est di Frattesina, sempre sul Po di Adria. La preziosa resina fossile, rinomata anche per le supposte qualità magico – terapeutiche, veniva utilizzata per la produzione di ornamenti (perle da collana, pendenti e teste di spilloni) in fogge ben caratterizzate tipologicamente come i vaghi tipo Tirinto e tipo Allumiere, presenti nel cosiddetto “tesoretto”, un ripostiglio contenente ornamenti e oggetti da parure in ambra, vetro, bronzo e avorio.

Materie prime e prodotti devono essere stati al centro di un sistema di scambi relativamente complesso e per molti aspetti simile allo scambio di mercato, come farebbero pensare anche particolari oggetti in pietra molto simili per valore ponderali e forma a pesi da bilancia egei e vicino orientali. Testimonianze più specifiche di contatti con l'Oriente mediterraneo sono alcuni frammenti di vasi in ceramica di tipo egeo e soprattutto pezzi di avorio di elefante e frammenti di guscio di uovo di struzzo. L'avorio era importato grezzo e lavorato a Frattesina come documentano scarti di lavorazione, semilavorati e prodotti finiti come i pettini con impugnatura arcuata decorata a cerchielli concentrici detti “tipo Frattesina”. La presenza di un pettine di questo tipo a Enkomi (Cipro) sembra indicare l'estensione e uno dei possibili terminali della rete di scambi cui era legato il sito polesano. È noto infatti che, a partire dal XIII secolo a.C., nei collegamenti tra mondo egeo-miceneo e Italia meridionale e insulare si inserì una componente cipriota e levantina che coinvolse da una lato la Sicilia e soprattutto la Sardegna e dall'altro il nord Adriatico.

È forse in seguito a questi contatti che nasce a Frattesina la prima manifattura di vetro dell'Europa oltre l'Egeo. Questa attività artigianale, particolarmente complessa e per molti versi legata alla metallurgia, è documentata a Frattesina da migliaia di prodotti (perle), da strumenti (crogioli), semilavorati (blocchetti di vetro da rifondere) e scarti di lavorazione di diverse colorazioni: blu scuro, blu chiaro, blu a superficie rossa, verde acqua, bianco. Perline anulari, grandi perle a botticella decorate con filo a spirale e perle “ad occhi” si trovano lungo la “via dell'ambra” che dal nord Europa conduceva alla testa dell'Adriatico e forse rappresentano una dei prodotti scambiati con la resina fossile baltica. Perle in ambra e in vetro simili a quelle prodotte a Frattesina si trovano in altri siti della penisola italiana, a Lipari e in Egeo.

Alle prime due fasi del sito sono attribuibili anche le due necropoli rinvenute a poche centinaia di metri a sud (Fondo Zanotto) e a nord (località Narde) dell'abitato, utilizzate certamente anche nella terza fase.

Fase 3[modifica | modifica wikitesto]

La terza fase di vita dell'abitato (X secolo a.C. circa) prende avvio in seguito ad un consistente episodio alluvionale che deposita uno spesso strato di sabbia su tutto il villaggio. I principali cambiamenti rispetto alla fase precedente sono le maggiori dimensioni delle abitazioni, la diminuzione fino all'esaurimento dei rapporti con l'Oriente mediterraneo e gli indizi di un collegamento più stretto con l'Italia centrale ravvisabili nello stile ceramico e dei prodotti della metallurgia. Inoltre è a questa fase che sono datati anche altri vicini nuclei insediativi, di cui i più consistenti si trovano pochi km ad est, nel contiguo territorio di Villamarzana.

Fase 4[modifica | modifica wikitesto]

È stata definita a partire da pochi indizi strutturali (buche di palo di una palizzata rinvenute nello scavo del 1989) stratigraficamente successivi a quelli della fase 3. E potrebbe essere databile tra IX e VIII secolo a.C.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ A. M. Bietti Sestieri, Elementi per lo studio dell'abitato protostorico di Frattesina di Fratta Polesine, in Padusa, XI.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • C. M. S. Arenoso Callipo, P. Bellintani 1994, Dati archeologici e paleoambientali del territorio di Frattesina di Fratta Polesine (RO) tra la tarda età del Bronzo e la prima età del Ferro, «Padusa», XXX, pp. 7–65.
  • L. Alberti, R. Peretto 1984, Aspetti geomorfologici ed evoluzione idrografica del territorio limitrofo a Fratta Polesine, in Palladio e Palladianesimo in Polesine, Padova, pp. 13–20.
  • G. F. Bellintani, C. e R. Peretto 1968, La stazione preistorica di Frattesina di Fratta Polesine – Rovigo. Notizie preliminari sul materiale raccolto in superficie, «Padusa», IV, pp. 5–20 (ried. «Padusa», XX, pp. 13–28).
  • G.F. Bellintani, R. Peretto 1972, Il ripostiglio di Frattesina ed altri manufatti enei raccolti in superficie. Notizie preliminari, «Padusa», VIII, pp. 32–49 (ried. «Padusa», XX, pp. 55–72).
  • P. Bellintani 1992, Frattesina di Fratta Polesine: il materiale ceramico conservato presso il museo Civico di Rovigo. Classificazione, suddivisione in fasi e alcune considerazioni sulla cronologia del Bronzo finale nella pianura padana orientale, «Padusa», XXVIII, pp. 245–297.
  • A. M. Bietti Sestieri 1975, Elementi per lo studio dell'abitato protostorico di Frattesina di Fratta Polesine, «Padusa», XI, pp. 1–14 (ried. «Padusa», XX, pp. 209–222).
  • M. De Min 1982, La necropoli protovillanoviana di Frattesina di Fratta Polesine (Rovigo). Notizie preliminari, «Padusa», XVIII, pp. 3–28 (ried. «Padusa», XX, pp. 475–500).
  • L. Salzani 1989b, Fratta Polesine, Frattesina, «QdAV», V, pp. 66–68.
  • L. Salzani 2003a, Recenti rinvenimenti nel Polesine. Fratta Polesine. Il “ripostiglio” di bronzi n. 4 e altri reperti da Frattesina, «QdAV», XIX, pp. 40–45.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]