Franc Knez

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Franc Knez, conosciuto nelle cronache alpinistiche come Franček Knez (Celje, 15 luglio 1955Harje, 6 ottobre 2017[1]), è stato un alpinista sloveno.

Alpinista schivo e modesto, mai al centro dei riflettori, è considerato da colleghi ed esperti del settore come uno dei più forti esponenti della rivoluzione degli anni ottanta[2]. Fa parte della generazione di alpinisti sloveni che dalla seconda metà degli anni settanta (quando la Slovenia faceva ancora parte della Jugoslavia) si mise in luce con realizzazione di vertice in tutti i continenti, assieme a Tomo Česen, Silvo Karo (che lo definì "il guru dell'alpinismo sloveno moderno")[3], Janez Jeglič, Slavko Svetičič e diversi altri.

Esordi[modifica | modifica wikitesto]

Inizia a scalare a 18 anni e in meno di 30 anni di carriera colleziona più di 5000 salite e 729 prime ascensioni. Ben trentaquattro sono le vie sulla parete nord del Triglav salite in solitaria.[3][4]

Entrato a far parte dell'élite alpinistica nazionale con una serie di vie sull'arco alpino, può così partecipare a spedizioni extraeuropee, malgrado debba mantenersi lavorando in fabbrica, come buona parte dei suoi colleghi sloveni.

Spedizioni extraeuropee[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1978 è sul Huascarán mentre nel 1979 partecipa alla nuova via slovena sulla cresta Ovest dell'Everest.[5]

Nel 1980 Knez e Vanja Matijevec salgono la parete sud del Lhotse, dove è da poco scomparso in una valanga Nicholas Jaeger, ma a 8250 metri sono costretti ad aggirare il muro terminale. Nello stesso anno i due vincono la parete sud del Dhaulagiri.

Nel 1983 è la volta della Patagonia. In un mese di sforzi vessati dal maltempo, con Karo e Jeglič sale il diedro in cui si congiungono la parete Est e il pilastro Nord (o pilastro Goretta) del Fitz Roy, fino a congiungersi con la via di Renato Casarotto che percorre il pilastro (Diedro del Diavolo, 900 , ED, VI+/6b, A2, 90º).[6] I tre venivano soprannominati "i tre moschettieri" e costituirono un team alpinistico che si espresse ai massimi livelli del periodo, sia all'estero che sulle montagne domestiche (dove ad esempio aprirono 19 vie in soli due giorni).[7]

Nella primavera del 1985 partecipa alla spedizione nazionale alla parete Nord del Kangchenjunga che costa la vita a Borut Bregant.

Seguono due salite estreme storiche in Patagonia. Sulla est del Cerro Torre, con Karo, Jeglič, Peter Podgornik, Pavle Kozjek e il cameraman Fistravec, a cavallo del capodanno 1986 traccia la Direttissima dell'Inferno, che risolve il problema alpinistico del momento (ABO, 7a+, A3, 90°, 1150 m), aperta tra una bufera e l'altra in ben 35 giorni.[2][8][9]

Tra novembre e dicembre 1986 sale con Karo e Jeglič Psycho Vertical (ABO, 6c, A3, 90°,950 m), via estrema che affronta il diedro che caratterizza la parete Sud-Est della Torre Egger. Percorsa con difficoltà una pericolosa prima parte progredendo per poche decine di metri al giorno, spesso nel maltempo, una volta esaurite le corde fisse dopo 550 metri i tre si trovano a dover decidere cosa fare. Compiono quindi il resto della salita in un unico balzo, arrampicando continuativamente dalle 3 della mattina del 7 dicembre alle 8 della sera, per poi ritornare al campo base con l'ausilio delle lampade frontali solo all'una del mattino successivo.[5][10][11] Infine un paio di giorni dopo i tre con Roberto Pe tracciano Grey-Yellow Arrow (ED, 7a+/A0, 500 m) sulla solida roccia della parete nord di El Mocho.[12]

Nel 1987 con Slavko Cankar e Bojan Srot apre la via degli jugoslavi (oggi conosciuta come "via slovena"), sulla Nameless Tower (6239 m) di Trango, (900 m/VI,5.11, A0), percorsa già in apertura in buona parte in arrampicata libera e liberata completamente l'anno dopo da Kurt Albert e Wolfgang Güllich (con difficoltà di VIII+).[13]

L'anno successivo è di nuovo in Himalaya, con Andreja e Martin Hrastnik apre in stile alpino due vie sulla parete Est del Meru nel Garhwal fino all'VIII grado di difficoltà.[2]

Nel 1989 sempre nel Garwhal con Martin Hrastnik percorre sulla parete Sud-Ovest del Bhagirathi II una via di 600 m di VIII+ assai rischiosa per la caduta di pietre, denominata appunto Rolling stones.[2]

Nel 1993 si salva miracolosamente da una valanga che travolge lui e Slavko Svetičič sull'Annapurna.

Attività nelle Alpi europee[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1982 compie la salita della nord dell'Eiger in sei ore, al tempo record di velocità. Vi apre anche la via Fortuna nel 1985. Completa la nota trilogia delle Nord delle Alpi con la salita di I tre moschettieri sulla Nord del Cervino,[3] avendo già aperto nel 1977 due vie nuove sulle Grandes Jorasses nel 1977 e nel 1980.[14] Nel 1983 percorre in solitaria la storica via Bonatti al Petit Dru.

Nel 1986 con Freser apre Venere (800 m, 6c+) sulla Sud della Marmolada.[15] Durante gli anni ottanta e novanta apre numerose vie di alta difficoltà sulle montagne di casa, come Korenina ("Radice") sulla nord del Triglav nel 1992 (VIII+), Izziv ("Sfida") sull'Ojstrica e Nebeški zvonovi ("Campane celesti") sul Golarjeva peč nel 1993 (entrambe VIII+).[3]

Nell'estate del 1990 apre diverse vie di roccia, tra le quali la via Killer (VIII+) sulla parete Sud della Cima Piccolissima e Moč misli ("il potere della mente", 450 m, IX-) sulla Nord della Cima Grande di Lavaredo, a sinistra della via Comici, su roccia marcia e protezioni classiche scarse e aleatorie.[16]

Anni recenti[modifica | modifica wikitesto]

Nell'aprile del 1999 subisce un grave incidente per una caduta in allenamento, a seguito del quale deve subire degli interventi chirurgici alla spina dorsale. Malgrado ciò dopo qualche anno riprende ad arrampicare e nel 2005 apre una via di VIII grado nelle Alpi slovene.[3]

Nel 2008 pubblica con la casa editrice Sanje un'autobiografia dal titolo Ožarjeni kamen ("Roccia al sole").[17]

Il 22 dicembre 2010 il Presidente della Repubblica Slovena, Danilo Türk, conferisce a Knez e Silvo Karo l'alta decorazione dell'Ordine al Merito.[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ https://alpinismonline.com/mz-notas.asp?id=10761
  2. ^ a b c d Camanni, 1994, pp.644-647
  3. ^ a b c d e Franc Knez – Franček, gore-ljudje.net, 22 dicembre 2010. URL consultato l'8 ottobre 2011.
  4. ^ a b Urban Golob, Francek Knez e Silvo Karo, Ordine al Merito Sloveno per l'alpinismo, planetmountain.com, 18 gennaio 2011.
  5. ^ a b Stefano Lovison, Le linee effimere della Torre Egger, alpinesketches.wordpress.com, 8 aprile 2011. URL consultato il 6 ottobre 2011.
  6. ^ Rolando Garibotti, Diedro del Diablo, pataclimb.com. URL consultato il 6 ottobre 2011.
  7. ^ Duane Raleigh, Finest hour for Slovenians Karo and Knez, rockandice.com. URL consultato il 9 ottobre 2011.
  8. ^ Peter Podgornik, Direttissima dell'Inferno - SA009, ragnilecco.com. URL consultato il 6 ottobre 2011.
  9. ^ Rolando Garibotti, Devil's Directissima, pataclimb.com. URL consultato il 6 ottobre 2011.
  10. ^ Silvo Karo, Torre Egger's Southeast Face, in American Alpine Journal, vol. 30, nº 62, 1988, pp. 49-51, ISSN 0065-6925. URL consultato il 6 ottobre 2011.
  11. ^ Psycho Vertical, pataclimb.com. URL consultato il 6 ottobre 2011.
  12. ^ Rolando Garibotti, Grey Yellow Arrow, pataclimb.com. URL consultato il 6 ottobre 2011.
  13. ^ Greg Child, Trango Tower, in Alpinist, nº 11, 1º luglio 2005. URL consultato il 10 ottobre 2011.
  14. ^ Face N des Grandes Jorasses - quelques itinéraires, camptocamp.org. URL consultato l'8 ottobre 2011.
  15. ^ Lorenzo Doris, Storia dell'alpinismo dolomitico: 1958-2000, Nordpress, 2001, p. 72, ISBN 978-88-85382-83-1.
  16. ^ l'impegno delle vie è stato confermato dal probabile primo ripetitore della via Killer, Erik Svab, vedi Tour estivo tra Mesules e Tre Cime - 11/11/2008
  17. ^ Ožarjeni kamen sul sito sanje.si

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gian Piero Motti, Enrico Camanni, La storia dell'alpinismo, Vivalda, 1994 [1977], ISBN 978-88-7808-110-9.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Knez, Francek, in Enciclopedia dello sport, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2002-2005. URL consultato l'11 novembre 2014.