Fëdor Kuz’mič

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Fëdor di Tomsk
Feodor Kuzmich (portret).jpg
Ritratto dello starec Fëdor Kuzmič a Tomsk, eseguito per incarico del mercante S. Chromov
 
Nascita1776 o 1777
MorteTomsk 2 febbraio 1864
Venerato daChiesa ortodossa russa
Santuario principaleMonastero Madre di Dio-S.Alessio (Tomsk)
Ricorrenza2 febbraio, 5 luglio (Calendario giuliano: 20 gennaio, 22 giugno)

Fëdor Kuz’mič, in cirillico: Фёдор Кузьмич (Russia, 1776 o 1777 ... – Tomsk, 1º febbraio 1864) è stato un starec russo, venerato come santo dalla Chiesa ortodossa russa.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Cappella dedicata a Fëdor di Tomsk nel Monastero Madre di Dio-S.Alessio

Non sono noti i dati biografici di Fëdor prima del settembre 1836, periodo in cui fu arrestato a Krasnoufimsk per vagabondaggio. Aveva circa settanta anni di età, rifiutava di dare informazioni personali e affermava di essere un pellegrino analfabeta. Sebbene indossasse vecchi abiti logori, le autorità erano colpite dal suo portamento elegante. Processato per vagabondaggio fu condannato a 20 colpi di frusta e ai lavori forzati in Siberia. Durante il lungo tragitto verso la Siberia, Fëdor attirò su di sé la simpatia e il rispetto degli altri condannati e dei custodi per l'aiuto che forniva agli ammalati e ai più deboli[1]. Giunto nell'Oblast' di Tomsk il 26 marzo 1837, Fëdor lavorò per qualche anno in una distilleria; dopo che fu esentato dal lavoro forzato, condusse una vita molto riservata, da eremita, risiedette in luoghi appartati nei dintorni della città di Tomsk, continuando tuttavia ad aiutare i più bisognosi. Coloro che avevano occasione di entrare in contatto con lui avevano inoltre l'impressione di trovarsi davanti a un uomo di notevole cultura e con una certa conoscenza degli ambienti aristocratici e perfino della Corte imperiale[1]. Si diffuse pertanto, quando era ancora in vita, la diceria che in realtà Fëdor fosse l'ex-Zar Alessandro I, le cui inclinazioni misticheggianti e la cui fine misteriosa nel 1825 avevano lasciato perplessa l'opinione pubblica[2]. Dopo la morte si trovarono sul suo corpo segni testimonianti l'abitudine al digiuno e alle preghiere in ginocchio[1].

Dopo la morte dell'eremita, la sua tomba e la cella in cui visse negli ultimi tempi divennero luogo di pellegrinaggi[1]. Il mercante Semën Feofanovič Chromov, proprietario del podere in cui Fëdor era vissuto negli ultimi anni, inviò all'imperatore Alessandro III un ritratto dello starec e un racconto della vita edificante in Siberia. La diceria che lo starec fosse l'ex zar cominciò a propagarsi anche nell'alta società e persino nella stessa famiglia imperiale; vi credette tra gli altri anche N. Schilder, il maggior storico del regno di Alessandro I[3][4]. Nel 1893, il futuro zar Nicola II si recherà a Siberia in preghiera sulla tomba dello starec[5]. Su questa identificazione Lev Tolstoj intendeva farne forse addirittura un romanzo, ma accantonò il progetto ai primi del 1906 e il racconto incompleto fu pubblicato postumo nel 1912[6].

Nel 1984, con la benedizione del Patriarca Pimen, lo starec Fëdor fu canonizzato col nome di "Fëdor di Tomsk". Il 5 luglio 1995 furono ritrovati i resti del santo che vennero posti in una cappella di legno nel Monastero Madre di Dio-S.Alessio a Tomsk[1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e (RU) Святой праведный старец Феодор Томский (traslitterato: Svâtoj pravednyj starec Feodor Tomskij), su pravoslavie.tomsk.ru. URL consultato il 21 febbraio 2017.
  2. ^ Giorgio Kraiski, «Fëdor Kuzmič». In: Dizionario Bompiani delle Opere e dei Personaggi di tutti i tempi e di tutte le letterature, Milano: Bompiani, 2005, vol. IV, p. 3378, ISSN 1825-78870
  3. ^ Lev Tolstòj, «Memorie postume dello starets Fëdor Kuzmič». In: Lev Tolstòj, Tutti i racconti; a cura di Igor Sibaldi, Coll. I Meridiani, Vol. II, p. 992
  4. ^ Colin Wilson e Damon Wilson, «Fedor Kuzmich: lo Zar morì sotto mentite spoglie di un Monaco sconosciuto?». In: Il grande libro dei misteri irrisolti: una straordinaria antologia, una storia affascinante che spazia sui più grandi enigmi della storia, Cap. 19, Roma: Newton Compton, 2011, ISBN 978-88-541-3754-7 (Google libri)
  5. ^ Wacław Gąsiovowski, viscount de Busancy, Tragic Russia, London: Cassell, 1908, pp. 120-25
  6. ^ Igor Sibaldi, «Commento e note a "Memorie postume dello starets Fëdor Kuzmič"». In: Lev Tolstòj, Tutti i racconti; a cura di I. Sibaldi, Coll. I Meridiani, V ed., Milano: Mondadori, maggio 2005, ISBN 88-04-35177-2, Vol. II, pp. 1450-1453

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