Engin Çeber

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Engin Çeber (5 maggio 19798 ottobre 2008) è stato un attivista turco per i diritti umani in Turchia, torturato e ucciso mentre era in custodia della polizia. Nel 2012, dodici guardie carcerarie e funzionari vennero condannate al carcere in relazione a questa morte, inducendo Amnesty International a definirlo un "caso storico"[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Çeber fu arrestato nel 2008 dopo aver criticato le autorità per non aver indagato e punito gli agenti di polizia che avevano sparato ad un attivista di sinistra, che in seguito a questo episodio rimase paralizzato[2]. Portato in prigione a Istanbul, venne duramente picchiato. Dopo essersi lamentato con il suo avvocato, fu trasferito in ospedale, dove cadde in coma e morì di emorragia cerebrale l'8 ottobre[3]. Amnesty International criticò la situazione dei diritti umani della Turchia sostenendo che la morte è "un'ulteriore prova che la tortura e i maltrattamenti sono diffusi nei luoghi di detenzione in Turchia", nonostante la "tolleranza zero" del governo contro la tortura[3]. Poco dopo la morte di Çeber, Mehmet Ali Sahin, ministro della giustizia turco, si scusò, annunciando che 19 funzionari erano stati sospesi in attesa delle indagini[3].

Nell'ottobre 2011, quattro funzionari vennero condannati all'ergastolo per il loro ruolo nella morte di Ceber. Tuttavia, questo verdetto fu ribaltato dalla Corte suprema d'appello, che stabilì che la condivisione dello stesso avvocato da parte di alcuni imputati avesse interferito con il loro diritto a un processo equo[4]. Il processo si ripeté e nel verdetto del secondo processo del 2 ottobre 2012, due guardie carcerarie e il loro supervisore furono condannati all'ergastolo per aver torturato a morte Çeber. Altri nove funzionari ricevettero pene detentive per i diversi ruoli avuti nel caso[1]. Amnesty International salutò il verdetto chiamandolo "un momento storico per la giustizia nel Paese": "la prima volta nella storia del diritto turco che funzionari statali sono stati incarcerati a vita per aver causato la morte attraverso la tortura"[5].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) Prison guards get life for torture, su United Press International.
  2. ^ Turkey probes death of activist, su highbeam.com, Associated Press, 12 ottobre 2008. URL consultato il 7 ottobre 2012 (archiviato dall'url originale il 9 aprile 2016).
  3. ^ a b c Turkey apology over prison death, su news.bbc.co.uk, BBC News, 14 ottobre 2008. URL consultato il 7 ottobre 2012 (archiviato dall'url originale il 7 ottobre 2012).
  4. ^ Historic verdict finds Turkish officials caused activist's death in custody, su amnesty.org, Amnesty International, 2 ottobre 2012. URL consultato il 7 ottobre 2012 (archiviato dall'url originale il 7 ottobre 2012).
  5. ^ (EN) Turkish officials convicted over activist's death, su Amnesty International, 2 giugno 2010.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]