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Dibbuk

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Il dibbuk o dybbuk (in ebraico: דיבוק?, dibbûq, /dibˈbuːk/, "attaccato", "incollato") nella tradizione ebraica è uno spirito maligno o un'anima in grado di possedere gli esseri viventi. Si ritiene che sia lo spirito disincarnato di una persona morta, un'anima alla quale è stato vietato l'ingresso al mondo dei morti, lo Sheol.

Queste anime generalmente vagano per il mondo poiché manca loro la "forza" di mantenere l'attaccamento a Dio per l'ingresso nel Ghehinnom per poi avere accesso al Gan Eden. Come dybbuk, l'anima del trapassato con le succitate mancanze si attacca al corpo di una persona vivente e coabita con essa.

In accordo con le credenze popolari, ad un'anima che non sia stata capace di portare a termine la propria funzione o a compiere le azioni richieste nella propria vita terrena, talvolta anche colpevole di trasgressioni molto gravi, viene data un'altra opportunità per portare a termine i compiti insoluti nella forma di un dybbuk. Esso abbandonerà l'essere ospite quando avrà raggiunto i propri obiettivi (a volte dopo essere stato aiutato).
Si ritiene che il dybbuk non sia una condizione "desiderabile" o buona e spesso è in contrasto con le Leggi divine infatti la persona fisica "ospitante" subisce o subirebbe conseguenze non ottimali, per esempio non riuscendo a vivere la propria vita e la propria identità, nonché il proprio percorso spirituale, come dovuto e richiesto o come accadrebbe se il dybbuk non avvenisse o non si presentasse.

Il dybbuk non è una forma di reincarnazione.

Influenza nei media[modifica | modifica wikitesto]

  • Tra due mondi: Il dibbuk è un dramma in quattro atti basato su questa credenza, composto tra il 1915 e il 1919 dallo scrittore ebreo russo S. An-skij.
  • Moni Ovadia presenta nel 1995 lo spettacolo Dybbuk, da Il canto del popolo ebraico massacrato di Yizchak Katzenelson e il Dybbuk di An-Ski. Testo e regia: Moni Ovadia e Mara Cantoni. Pubblica anche l'omonimo CD.
  • Nel film Il mai nato, la giovane protagonista è perseguitata da un dybbuk che vuole impossessarsi di suo fratello.
  • Nel film The Possession, la bambina protagonista è posseduta da un dybbuk che era rinchiuso in una scatola maledetta.
  • Nel film A Serious Man, un presunto dybbuk appare nel prologo yiddish che precede il resto del lungometraggio. Il racconto non ha alcun collegamento con il resto del film ed è stato inserito dai fratelli Coen come introduzione al mondo ebraico.
  • Nell'omonimo fumetto scritto da Andrea Cavaletto e disegnato da Luca Maresca, il dibbuk è un demone sanguinario che viene evocato in una Los Angeles del futuro dominata da spietate gang criminali.
  • Nella terza puntata della serie televisiva Il tredicesimo apostolo compare un dibbuk che è la manifestazione soprannaturale di un ragazzo in stato di coma irreversibile.
  • Il dibbuk è uno dei mostri presenti nella quarta serie di Monster in my pocket.
  • Nella serie The Whispers compare nella stagione 1ª puntata 9 (un rabbino racconta la sua leggenda).
  • Nel film americano « Scorpio » del 1973, uno dei protagonisti, Jean Laurier detto “Scorpio” (Alain Delon) si paragona ad uno spirito Dybbuk per la sua capacità di immedesimarsi negli altri, nel caso specifico prevedere le mosse della sua vittima assegnata, Cross (Burt Lancaster).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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