Doppio legame (psicologia)
Il doppio legame (dall’inglese double bind) è un concetto elaborato da Gregory Bateson con Don D. Jackson, Jay Haley e John H. Weakland nell’ambito delle ricerche sulla comunicazione e sulla schizofrenia sviluppate negli anni Cinquanta. In seguito il concetto ebbe ampia influenza nella cosiddetta Scuola di Palo Alto e, più in generale, negli studi sistemico-relazionali sulla comunicazione[1].
Definizione
[modifica | modifica wikitesto]Nella formulazione originaria, il doppio legame descrive una situazione comunicativa in cui un individuo, inserito in una relazione emotivamente significativa, riceve due o più messaggi tra loro incompatibili, collocati su livelli diversi della comunicazione, senza poter chiarire efficacemente la contraddizione né sottrarsi alla situazione. La particolarità del doppio legame non consiste dunque nella semplice presenza di ordini o richieste contrastanti, ma nel fatto che tali richieste agiscono su piani differenti e impediscono al soggetto una risposta adeguata[2].
In questi casi, una risposta corretta a un messaggio e collocata a un dato livello implica inevitabilmente una risposta sbagliata sull'altro livello. Qualunque comportamento venga adottato, il soggetto rischia quindi di risultare in errore. Per questo il doppio legame non coincide né con una semplice contraddizione né con una generica situazione senza uscita (no-win situation): esso è una forma più complessa di impasse comunicativa, nella quale il soggetto non riesce neppure a definire con chiarezza la natura del paradosso in cui è coinvolto[2].
Un aspetto essenziale del concetto è che i messaggi contrastanti possono essere formulati esplicitamente oppure trasmessi in modo implicito, per esempio attraverso il tono di voce, la postura, l’espressione del volto, la prossemica o il contesto relazionale. Ne deriva che la contraddizione può rimanere invisibile agli osservatori esterni, oppure manifestarsi solo se si tiene conto di comunicazioni precedenti e del quadro relazionale complessivo[3].
Comunicazione e metacomunicazione
La teoria del doppio legame si fonda sull’idea che la comunicazione umana non consista mai in un solo messaggio isolato. Ogni atto comunicativo comprende infatti diversi livelli: il contenuto verbale, i segnali non verbali, il tono, il contesto, la relazione tra i parlanti, i riferimenti impliciti a ciò che è già stato detto o taciuto. In questa prospettiva, ogni comunicazione è anche, almeno in parte, una metacomunicazione, cioè una comunicazione sul modo in cui il messaggio deve essere interpretato[3].
Se, per esempio, una persona dice ti voglio bene, il significato dell’enunciato dipende non solo dalle parole, ma anche da chi lo pronuncia, dal tono, dal momento in cui lo dice, dall’espressione del viso e dal contesto relazionale. La stessa frase può essere una dichiarazione affettuosa, una formula convenzionale, una richiesta implicita di rassicurazione, un’ironia o perfino una manipolazione.
In condizioni ordinarie, eventuali ambiguità possono essere corrette attraverso la metacomunicazione: si può chiedere che cosa intendi?, stai scherzando?, me lo stai dicendo davvero?. Nel doppio legame, invece, questa possibilità viene ostacolata o esclusa. Il soggetto non può richiedere chiarimenti circa il senso del messaggio, perché la relazione stessa rende impraticabile la richiesta di spiegazioni oppure punisce il tentativo di farlo[2].
Caratteristiche fondamentali
[modifica | modifica wikitesto]Nella formulazione originaria del gruppo di Palo Alto, una situazione di doppio legame presenta alcuni elementi ricorrenti.
Anzitutto coinvolge almeno due persone, una delle quali si trova in una posizione di particolare rilevanza affettiva, dipendenza o subordinazione rispetto all’altra. Si tratta spesso di rapporti in cui è essenziale interpretare correttamente il messaggio ricevuto, come nelle relazioni tra genitori e figli, tra insegnanti e allievi, tra medico e paziente, o in altri rapporti asimmetrici.
In secondo luogo, il doppio legame non è un episodio isolato, ma una configurazione che tende a ripetersi nel tempo. Proprio questa ripetizione contribuisce a produrre disorientamento: il soggetto finisce per aspettarsi comunicazioni paradossali e per percepire il mondo relazionale secondo quello schema.
Un ulteriore elemento è la presenza di una ingiunzione primaria, cioè di un ordine, una richiesta o una proibizione, spesso accompagnata dalla minaccia di una sanzione esplicita o implicita. A questa si aggiunge una ingiunzione secondaria che entra in conflitto con la prima, ma a un livello più astratto. Un esempio tipico è: Devi fare questa cosa, ma devi farla spontaneamente. In questo caso l’ordine esplicito e la richiesta implicita si annullano reciprocamente.
Talvolta compare anche una ingiunzione terziaria, che impedisce al soggetto di uscire dalla situazione. Essa può assumere la forma di un divieto di sottrarsi alla relazione, di una proibizione a discutere la contraddizione o di una punizione implicita per ogni tentativo di mettere in questione l’autorità dell’emittente.
L’essenza del doppio legame consiste quindi nel fatto che il soggetto si trova stretto tra richieste incompatibili, nessuna delle quali può essere ignorata, elusa o apertamente discussa[1][2][3][4].
Differenza rispetto alla semplice contraddizione
[modifica | modifica wikitesto]Il doppio legame viene spesso frainteso come una normale situazione contraddittoria. In realtà la differenza è notevole. In una semplice contraddizione, il conflitto tra i messaggi può essere riconosciuto e nominato: il soggetto può dire che le richieste ricevute sono incompatibili e chiedere una precisazione. Nel doppio legame, invece, la contraddizione è incorporata nella struttura stessa della relazione e non può essere facilmente tematizzata[2].
Per questa ragione, il soggetto non sperimenta soltanto una difficoltà pratica, ma un conflitto più profondo e per certi versi indicibile. Egli cerca sinceramente di rispondere in modo appropriato, ma si trova impossibilitato a farlo. Qualunque tentativo di soddisfare una richiesta comporta la violazione dell’altra. Da qui derivano sentimenti di ansia, colpa, confusione e impotenza[2].
Esempi
[modifica | modifica wikitesto]L’esempio classico richiamato da Bateson e collaboratori è quello del figlio che, rivedendo la madre dopo un periodo di separazione, tenta di abbracciarla. La madre si irrigidisce, manifestando sul piano non verbale disagio o rifiuto; ma subito dopo rimprovera il figlio di non essere abbastanza spontaneo o affettuoso. In questa situazione il messaggio verbale invita alla vicinanza, mentre il messaggio non verbale la respinge. Il figlio, che dipende emotivamente dalla madre e non può mettere apertamente in questione il suo comportamento, si trova in una posizione senza via d’uscita[3].
Un altro esempio spesso citato è l’ingiunzione: sii spontaneo!. L’ordine di essere spontanei è, in sé, paradossale: la spontaneità, per definizione, non può essere comandata. Tuttavia la situazione diventa propriamente un doppio legame solo quando il soggetto non può né ignorare l’ordine né far notare la contraddizione[3].
In generale, i doppi legami si producono con maggiore facilità quando un messaggio viene espresso a un livello esplicito e il suo contrario a un livello implicito. Per esempio, una persona può dichiarare affetto o approvazione, ma con il tono, la postura o il comportamento comunicare freddezza, rifiuto o ostilità. Quanto più la relazione è importante e asimmetrica, tanto più il soggetto che riceve il messaggio è esposto al conflitto[3].
Il doppio legame e la schizofrenia
[modifica | modifica wikitesto]Il doppio legame fu originariamente formulato nel quadro delle ricerche di Bateson e del suo gruppo sulla schizofrenia. Gli autori ipotizzarono che alcune modalità di comunicazione osservabili nelle famiglie di pazienti schizofrenici presentassero configurazioni ripetute di doppio legame. In questa prospettiva, l’esposizione prolungata a simili messaggi paradossali avrebbe potuto contribuire a produrre difficoltà nella discriminazione tra livelli diversi della comunicazione, con effetti rilevanti sul comportamento e sull’esperienza soggettiva.
Il punto centrale della loro ipotesi era che il pensiero schizofrenico non dovesse essere letto soltanto come un disturbo puramente organico, ma anche come una modalità di risposta a contesti comunicativi patologici. Il comportamento apparentemente incomprensibile del paziente, in questa chiave, poteva acquistare un senso se ricondotto al sistema relazionale in cui era emerso[1][5][6].
Gli stessi autori, però, tornarono successivamente sull’argomento per precisare la portata della loro tesi. Nel riesame del 1962 affermarono infatti che il doppio legame non andava considerato una spiegazione causale unica della schizofrenia. Lo definirono piuttosto una condizione necessaria ma non sufficiente all’interno del loro modello, insistendo sul fatto che il problema non dovesse essere descritto nei termini semplificati di un persecutore e di una vittima, bensì come prodotto di un sistema relazionale in cui si generano definizioni conflittuali della relazione stessa. Dal testo emerge inoltre con chiarezza che il concetto di doppio legame doveva essere compreso all’interno di un più generale approccio comunicazionale allo studio del comportamento[2].
Questa precisazione è coerente con l’impostazione epistemologica del gruppo di Palo Alto, orientata verso modelli di causalità circolare piuttosto che lineare. L’attenzione non è posta sulla ricerca di una causa unica, ma sull’osservazione dei pattern relazionali e delle retroazioni che mantengono una certa configurazione comunicativa.
Va inoltre ricordato che la teoria del doppio legame, pur storicamente influente, non coincide con la comprensione contemporanea della schizofrenia, la quale attribuisce ampio rilievo a fattori genetici, neurobiologici e psicosociali. Per questo la rilevanza storica della teoria è oggi generalmente riconosciuta più sul terreno della pragmatica della comunicazione e della terapia familiare che non come spiegazione esaustiva dell’eziologia schizofrenica[6].
Sviluppi successivi
[modifica | modifica wikitesto]In alcuni sviluppi successivi, soprattutto nell’area sistemico-strategica, furono impiegati interventi paradossali talvolta interpretati come uso terapeutico di configurazioni analoghe al doppio legame. Tra questi rientra, per esempio, la cosiddetta prescrizione del sintomo, mediante la quale il terapeuta invita il paziente a produrre intenzionalmente il comportamento che in precedenza appariva involontario o incontrollabile. In tali casi il paradosso non è concepito come fattore patogeno, ma come possibile strumento clinico per modificare la cornice in cui il sintomo viene vissuto[7].
Alcuni autori hanno anche distinto tra doppi legami distruttivi e doppi legami “positivi”, cioè situazioni paradossali che, anziché bloccare il soggetto, lo costringono a ridefinire il contesto e ad accedere a un livello diverso di comprensione. In questo senso, il paradosso può essere inteso non solo come vincolo, ma anche come occasione di ristrutturazione cognitiva o relazionale[7].
Critiche
[modifica | modifica wikitesto]Il concetto di doppio legame è stato oggetto di numerose critiche, sia sul piano empirico sia su quello teorico. Una prima obiezione riguarda il suo valore eziologico rispetto alla schizofrenia. È stato osservato che forme di comunicazione paradossale possono comparire in molti contesti sociali senza produrre necessariamente patologia grave, e che la teoria originaria non disponeva di prove sufficienti per stabilire un nesso causale forte[8].
Un’altra critica riguarda il rischio di attribuire alle famiglie, e in particolare alle madri, una responsabilità eccessiva nell’origine della schizofrenia. Questo aspetto ha contribuito, nel tempo, a rendere problematica la ricezione clinica della teoria, soprattutto alla luce di sviluppi successivi della psichiatria e della psicologia clinica[9].
Sul piano più generale, diversi autori hanno tuttavia continuato a riconoscere al doppio legame un’importanza storica e teorica rilevante. Anche laddove la sua portata esplicativa sia stata ridimensionata, il concetto resta centrale per comprendere la riflessione di Bateson sui livelli logici della comunicazione, sui paradossi relazionali e sulla nascita dell’approccio sistemico.
Significato storico
[modifica | modifica wikitesto]Al di là delle controversie relative alla schizofrenia, il doppio legame rappresenta uno dei concetti più influenti elaborati nella prima fase degli studi sistemici sulla comunicazione. La sua importanza storica risiede soprattutto nell’aver mostrato che i disturbi della relazione non possono essere compresi soltanto analizzando il contenuto dei messaggi, ma richiedono attenzione ai contesti, ai livelli logici, alle definizioni reciproche della relazione e alle condizioni che rendono impossibile la metacomunicazione.
In questo senso, il concetto di doppio legame ha contribuito in modo decisivo allo spostamento di prospettiva dalla psicologia dell’individuo isolato all’analisi delle interazioni e dei sistemi di relazione[7].
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 (EN) Gregory Bateson, Don D. Jackson e Jay Haley, Toward a theory of schizophrenia, in Behavioral Science, vol. 1, n. 4, 17 gennaio 2007, pp. 251–264, DOI:10.1002/bs.3830010402. URL consultato il 29 marzo 2026.
- 1 2 3 4 5 6 7 (EN) Gregory Bateson, Don D. Jackson e Jay Haley, A Note on the Double Bind — 1962, in Family Process, vol. 2, n. 1, 1963-03, pp. 154–161, DOI:10.1111/j.1545-5300.1963.00154.x. URL consultato il 29 marzo 2026.
- 1 2 3 4 5 6 Watzlawick, Paul; Beavin Bavelas, Janet; Jackson, Don D. Pragmatics of Human Communication: A Study of Interactional Patterns, Pathologies, and Paradoxes. New York, W. W. Norton, 1967. ISBN 0393010090. (Trad. it.: Pragmatica della comunicazione umana. Studio dei modelli interattivi, delle patologie e dei paradossi, Roma, Astrolabio Ubaldini, ISBN 9788834001424).
- ↑ Bateson, Gregory. Steps to an Ecology of Mind: Collected Essays in Anthropology, Psychiatry, Evolution, and Epistemology. San Francisco, Chandler Publishing Company, 1972. ISBN 0810204479. (Trad. it.: Verso un’ecologia della mente, Milano, Adelphi, ISBN 9788845915352).
- ↑ John H . Weakland, The 'Double-Bind' Hypothesis of Schizophrenia and Three-Party Interaction., Basic Books, 1960, pp. 373–388. URL consultato il 29 marzo 2026.
- 1 2 Don D. Jackson (a cura di), The etiology of schizophrenia., 1960, DOI:10.1037/10605-000. URL consultato il 29 marzo 2026.
- 1 2 3 (EN) Max Visser, Gregory Bateson on deutero‐learning and double bind: A brief conceptual history, in Journal of the History of the Behavioral Sciences, vol. 39, n. 3, 2003-06, pp. 269–278, DOI:10.1002/jhbs.10112. URL consultato il 29 marzo 2026.
- ↑ Deleuze, Gilles; Guattari, Félix. L’Anti-Œdipe. Capitalisme et schizophrénie 1. Paris, Les Éditions de Minuit, 1972/1973; ed. verificata: 2015. ISBN 9782707300676. (Trad. it.: L’anti-Edipo. Capitalismo e schizofrenia, Torino, Einaudi, ISBN 9788806163235).
- ↑ Gibney, Paul (2006). The Double Bind Theory: Still Crazy-Making After All These Years. Psychotherapy in Australia DOI: 10.3316/informit.545822294870607
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Bateson G., Jackson D.D., Haley J., Weakland J., Toward a theory of schizophrenia, Behavioral Science, 1956, 1, 251-264.
- Watzlawick, P., Beavin, J.H., Jackson, D.D. (1967), Pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio, Roma, 1971.
- Davide Zoletto, Il doppio legame. Bateson, Derrida, Milano, Bompiani, 2003.
- Tiziano Possamai, Dove il pensiero esita. Gregory Bateson e il doppio vincolo, Ombre Corte, Verona, 2009.
- Giovanni Giletta, Nel gioco di un'incerta reciprocità. Gregory Bateson e la teoria del doppio legame, Edizioni del Faro, Trento, 2020.
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Bateson e la teoria del "doppio legame", su emsf.rai.it. URL consultato il 22 maggio 2006 (archiviato dall'url originale il 7 giugno 2006).