Doppia predestinazione

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La doppia predestinazione è un concetto centrale della soteriologia calvinista.

Questa dottrina rimanda ai concetti di elezione e riprovazione così come sono espressi dal calvinismo classico: Dio avrebbe stabilito sovranamente, fin dall'eternità, di concedere la grazia della salvezza ad un numero scelto di creature umane, lasciando che il resto dell'umanità scontasse la condanna prevista e dovuta per i propri peccati.

Confessioni di fede riformate sull'argomento[modifica | modifica wikitesto]

«Noi crediamo che da questa generale corruzione e condanna in cui sono immersi tutti gli uomini Dio ritira coloro che, secondo il Suo eterno ed immutabile consiglio, ha eletto per Sua bontà e misericordia nel nostro Signore Gesù Cristo, senza alcuna considerazione per le loro opere, lasciando gli altri in questa corruzione e condanna, per mostrare in essi la Sua giustizia, come nei primi fa risplendere le ricchezze della Sua misericordia. In effetti, gli uni non sono migliori degli altri finché Dio non li distingue secondo il Suo immutabile disegno che Egli ha stabilito in Gesù Cristo prima della creazione del mondo e nessuno, d'altronde, potrebbe introdursi ad un tale bene con le sue proprie forze, visto che per natura non possiamo avere un solo buon movimento, sentimento o pensiero, fino a quando Dio non ci abbia anticipati e ci abbia a ciò disposti.»

(Confessione di fede gallicana del 1559, art. 12)

«Crediamo che, essendo tutta la discendenza di Adamo precipitata in tal modo nella perdizione e nella rovina a causa del peccato del primo uomo, Dio si è dimostrato quale egli veramente è, cioè misericordioso e giusto: misericordioso, ritirando e salvando da questa perdizione coloro che, nel suo eterno e immutabile consiglio, ha letto e scelto per sua pura bontà in Cristo Gesù nostro Signore, senza alcuna considerazione per le loro opere; giusto, lasciando gli altri nella rovina e nella perdizione in cui si sono precipitati.»

(Confessione di fede belga del 1561, art. 16)

«Quando si dice nelle Scritture o sembra che Dio faccia qualche male, questo non significa che l'uomo non fa alcun male, ma che Dio, nel suo giusto giudizio, tollera che il male sia fatto e non lo impedisce, male che tuttavia egli avrebbe potuto impedire se lo avesse voluto, o perché fa ben usare del male degli uomini, come si è servito dei peccati dei fratelli di Giuseppe, o perché egli governa i peccati degli uomini, affinché non debordino oltre il necessario. A questo proposito, sant'Agostino, nel suo Enchiridion, dice: “Anche ciò che si compie contro la volontà di Dio, in un modo meraviglioso e ineffabile non si realizza affatto indipendentemente dalla sua volontà; non avverrebbe, infatti, se egli non permettesse che avvenisse. Ora egli non lo permette per forza, ma di sua spontanea volontà. E colui che è sommamente buono non permetterebbe che avvenisse il male se non perché, essendo onnipotente, può trarre il bene dal male”. Ecco ciò che dice al riguardo. Per il resto, riguardo alle altre questioni, cioè se Dio abbia voluto che Adamo peccasse o se lo ha spinto alla caduta e alla trasgressione o perché non abbia impedito la sua caduta e altre questioni simili, noi le mettiamo nel numero delle domande indiscrete, se l'improntitudine degli eretici non ci costringesse a giungere fino ad esse e ad esporre anche queste cose nella misura in cui esse sono prese in considerazione dalla parola del Signore, come ne hanno trattato spesso i fedeli dottori della chiesa. Insomma, noi sappiamo che Dio ha proibito all'uomo di mangiare il frutto proibito e che ha punito la trasgressione di questo suo ordine (Ge. 2:17); sappiamo, inoltre, che i mali che avvengono non sono affatto dei mali dal punto di vista della provvidenza, della volontà e potenza di Dio, ma che sono tali solo riguardo a satana e alla nostra volontà contraria e ribelle alla volontà di Dio.»

(Confessione di fede elvetica posteriore, (1566), art. VIII)

«Poiché Dio ha ordinato a gloria gli eletti, così Egli, con un sommamente libero ed eterno proposito della Sua volontà, ha stabilito tutti i mezzi necessari per realizzare questo obiettivo. Di conseguenza coloro che sono stati eletti, essendo decaduti in Adamo, sono redenti da Cristo; vengono efficacemente chiamati alla fede in Cristo tramite l'opera dello Spirito, il quale opera a tempo debito; vengono giustificati, adottati, santificati, nonché custoditi dalla Sua potenza mediante la fede in vista della salvezza. Nessuno al di fuori degli eletti viene redento da Cristo, viene chiamato efficacemente, giustificato, adottato, santificato e salvato. Secondo l'inscrutabile consiglio della propria volontà per il quale Egli accorda o nega la misericordia come vuole per la gloria della sua potenza sovrana sulle sue creature, è piaciuto a Dio di tralasciare il resto dell'umanità e destinarlo a disonore e ad ira per il suo peccato, a lode e gloria della sua giustizia.»

(Confessione di fede di Westminster, 3:6,7)

Polemica intorno alla dottrina della doppia predestinazione[modifica | modifica wikitesto]

L'espressione "doppia predestinazione" suscita talvolta una certa indignazione verso la teologia calvinista classica, che ammetterebbe, da una parte, l'arbitraria ed immotivata destinazione - da parte di Dio - di alcuni esseri umani al paradiso, cioè alla salvezza eterna, e dall'altra, l'altrettanto arbitraria e immotivata destinazione degli altri alle pene eterne dell'inferno. In questa versione ipersemplificata, il calvinista sarebbe un cristiano che crede in un Dio fondamentalmente ingiusto, irragionevole e discriminatorio, autore egli stesso del peccato.

L'espressione "doppia predestinazione" viene così intesa secondo una concezione "simmetrica" della predestinazione che vedrebbe l'elezione e la riprovazione realizzate, da parte di Dio, secondo modalità appunto parallele: Dio, in modo esplicito ed attivo, interverrebbe nella vita degli eletti per condurli a salvezza, ma allo stesso modo interverrebbe esplicitamente e direttamente nella vita dei reprobi per portarli a peccare e quindi ad essere per questo condannati. Dio prima porterebbe qualcuno a peccare, per poi punirlo per aver fatto ciò che egli, in modo irresistibile, ha spinto a fare.

Questa forma radicale e "ipercalvinista" di supralapsarianesimo, tuttavia, non coincide con la concezione della predestinazione sostenuta da Giovanni Calvino e dalle Chiese riformate, e anzi è stata respinta unanimemente dai teologi riformati di ogni epoca.[senza fonte]

La posizione classica della teologia riformata vede piuttosto la predestinazione come "doppia" in quanto è pur vero che essa implica sia l'elezione sia la riprovazione, ma non in modo simmetrico per quanto concerne la modalità dell'intervento divino. La doppia predestinazione, dunque, è vista nei termini di un rapporto "positivo-negativo":

  • Dio, dall'eternità, decreta che molti siano destinati all'elezione e positivamente interviene nella loro vita per operare la rigenerazione e suscitare la fede attraverso un'opera "monergistica" di grazia.
  • Ai non-eletti Iddio nega quest'opera monergistica di grazia, "passando oltre" e lasciandoli a sé stessi nella giusta conseguenza del loro peccato. Egli non opera monergisticamente il peccato o l'incredulità nella loro vita.

In questa prospettiva, la modalità operativa di Dio nella vita degli eletti non sarebbe parallela a quella nella vita dei reprobi: Dio opererebbe monergisticamente la rigenerazione, ma mai il peccato.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Emil Brunner, The Christian Doctrine of God, Philadelphia, Westminster Press, 1950, p. 326.
  • (EN) Fleming H. Revell, Martin Luther, The Bondage of the Will, Westwood, 1957, pp. 206,220.
  • (EN) G. C. Berkouwer, Divine Election, Grand Rapids: Wm. B. Eerdmans Publishing Co., 1960, p. 181.
  • (EN) Francesco Turrettini, Institutio Theologiae Elencticae, 3 vols., (1679-1685), trans. George Musgrave Giger. D.D., p. 98.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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