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Dhāraṇī

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Con il termine sanscrito dhāraṇī (sostantivo femminile, derivato dall'aggettivo "dhāraṇa" nel significato di ciò "che sostiene", "che porta", "che mantiene il ricordo", "che preserva", "che protegge") si indicano nel Buddhismo dei sūtra di varia lunghezza contenenti formule magiche di sapienza oltremondana con un forte contenuto simbolico o poteri apotropaici, e suoni dalla funzione attiva simile a quella dei mantra.

La loro presenza è attestata in Cina fin dal III secolo e consistono in lunghe sequenze di sillabe dal significato spesso incomprensibile probabilmente derivate da un sanscrito ibrido o da un dialetto di derivazione indoeuropea dell'Asia centrale.

La pratica della recitazione delle dhāraṇī è diffusa nelle scuole buddhiste Mahāyāna ma la loro presenza è attestata anche nel Canone pāli proprio del Buddhismo Theravāda.

La pratica della recitazione delle dhāraṇī è particolarmente diffusa nelle scuole del cosiddetto Buddhismo esoterico come le giapponesi Shingon e Tendai e nelle varie scuole buddhiste tibetane.

Il termine sanscrito dhāraṇī viene così reso nelle altre lingue asiatiche:

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]