Sanscrito ibrido buddhista

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Sanscrito ibrido buddhista (Buddhist Hybrid Sanskrit, BHS) è l'espressione coniata nel 1936 dal sanscritista statunitense Franklin Edgerton (1885-1963) per indicare quella lingua propria di alcuni antichi testi buddhisti, laddove sono presenti numerosi termini in medio indiano pur predominando il sanscrito sia nella terminologia che nella grammatica.

Il "sanscrito ibrido buddhista" risulterebbe il frutto della progressiva sanscritizzazione di testi buddhisti originariamente composti in medio indiano. Il processo di sanscritizzazione di tali opere rispondeva alla necessità di conferire loro maggiore dignità letteraria.

Edgerton ha pubblicato, nel 1953, i due volumi Buddhist hybrid sanskrit grammar and dictionary (New Haven, Yale University Press) descrivendone le caratteristiche e individuando tre strati di ibridizzazione del sanscrito a cui corrisponde, ma solo in modo accennato, uno sviluppo cronologico: