Decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231

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Il decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231 è una norma della Repubblica Italiana che disciplina la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche e delle associazioni.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'elaborazione preparatoria fu svolta nell'ambito dei lavori sul codice penale svolti da una commissione ministeriale presieduta da Carlo Federico Grosso[1].

Contenuto[modifica | modifica wikitesto]

Benefici per la liquidazione[modifica | modifica wikitesto]

Prima dell'approvazione della legge, alle aziende era precluso l'accesso ai benefici di legge in caso di liquidazione coatta, amministrazione controllata o fallimento, se era accertato che la situazione derivava da un illecito amministrativo o penale commesso da un loro dipendente. Con l'entrata in vigore della norma possono accedere a questo tipo di benefici anche le aziende che, in presenza di condanne dei loro dipendenti, dimostrino di avere attuato tutti i controlli obbligatori per prevenire il reato. In questo modo, chi detiene la proprietà e la gestione non è indotto a complicità con i diretti responsabili, pur di non precludere all'azienda i benefici di legge.

Viceversa, non costituisce insubordinazione contrattuale e giusta causa di licenziamento, la risoluzione del rapporto di lavoro intimata al dipendente che rifiuti di adempiere a disposizioni contrarie alle legge, siano esse contenute in comunicazioni dei superiori gerarchici, procedure aziendali, accordi collettivi azienda-sindacato, o contratti di lavoro individuali fra datore e lavoratore. Il diritto pubblico prevale su tutte queste forme del diritto privato, che sono atti o patti automaticamente nulli nelle parti non conformi o contrarie alle legge, cui al contrario il lavoratore è tenuto ad opporre il proprio rifiuto.

Disciplina dei processi aziendali[modifica | modifica wikitesto]

La legge non prevede un meccanismo di crediti o di certificazioni per le società di consulenza che dovrebbero supportare le aziende nell'attuazione del decreto, che richiede: di intervenire nell'organizzazione e di produrre una documentazione cartacea in merito alla mappatura e reengineering dei processi interni, integrandovi un sistema di prevenzione e controllo del rischio operativo.

Sanzioni[modifica | modifica wikitesto]

La norma prevede sanzioni in capo alle aziende, come persona giuridica, responsabile di non avere impedito ai propri dipendenti di commettere reati nell'interesse della società. Si tratta di sanzioni pecuniarie, della chiusura dell'attività in caso di recidiva, del divieto di contrattare con la pubblica amministrazione come misura cautelare.

Fra le varie misure in caso di recidiva, non è menzionata la possibilità del commissariamento governativo, come strumento di salvaguardia dei posti di lavoro, in alternativa alla chiusura dell'attività. Il pericolo di una perdita del posto di lavoro potrebbe disincentivare la collaborazione del personale dipendente per l'attuazione della 231, sia con gli organi di vigilanza interna che con le autorità preposte.

Reati-presupposto[modifica | modifica wikitesto]

La Legge 22 maggio 2015 n.68 (G.U. Serie Generale n.122 del 28-5-2015),- con modifiche significative al D.Lgs.152/2006 -, e La legge 27 maggio 2015 n. 69 (G.U. n.124 del 30-5-2015) art. 12, introducono importanti modifiche al Decreto 231/2001 (art. 25-undecies): la responsabilità amministrativa degli enti scatta ora anche per i reati ambientali (Titolo VI-bis c.p. intitolato “Dei delitti contro l'ambiente”), e per quelli societari (reato di false comunicazioni sociali previsto dall'art. 25-ter della 231/2001).

Dopo queste rifome, il Decreto comunque non introduce la class action per il "ristoro di classe" per danni derivanti da reati extra-contrattuali -quelli non commessi in violazione di un rapporto contrattuale formalizzato e direttamente sussistente fra le parti- come i reati ambientali e societari, sul modello di successo della Rule 23 negli Stati Uniti. Questo tipo di reati attualmente, ricevono tutela solo attraverso migliaia di micro procedimenti instaurati, di volta in volta, nei vari tribunali.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ The 2000 Preliminary Reform Project for the General Part of the Criminal Code (the so-called “Grosso Project”) then opened the way for a new corporate liability provision. It dedicated an entire section (section VII) to the liability of legal persons and its attached report acknowledged that reasons external and internal to the Italian legal system were creating pressure on the legislator to introduce corporate criminally liability rules. Its comparative analysis showed that the criminal liability of legal persons was, so to speak, a “forced decision” due to the need for the harmonization and coordination of Italian law with other European legal systems. Further, in its view, the criminal liability of legal persons was not incompatible with the basic principles of the rule of law; instead it responded to the need for rationality, equity, transparency, and balance in the system. Hence, by the time of the 2001 decree, reform “could no longer be put off.”: Cristina De Maglie, Societas Delinquere Potest? The Italian Solution, in ITALIAN NATIONAL REPORTS – WASHINGTON 2010 THE CARDOZO ELECTRONIC LAW BULLETIN, VOL. 16(1) - SPECIAL ISSUE, p. 565.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Alberto Pesenato - Elisa Pesenato " Organismo di Vigilanza" Wolkers Kluwer - IPSOA Manuali - 2016 - ISBN 978-88-217-5286-5 www.albertopesenato.net