DIY (punk)

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Il DIY (abbreviazione di Do It Yourself, equivalente dell'italiano fai da te) è un'etica nata e diffusa all'interno della cultura punk, che propugna il rifiuto per le major della distribuzione musicale[1], ritenute capitaliste, espresso nello slogan DIY not EMI[1], e la formazione di etichette indipendenti[1] con cui pubblicare i propri album. Tra le etichette più importanti nate da quest'etica Flat Earth Records, Loony Tunes Records, Profane Existence e Crass Records[1], mentre tra i gruppi più noti si segnalano Crass e Fugazi[1]. Quest'etica è diffusa principalmente nell'anarcho punk e nell'hardcore punk, e l'etichetta simbolo può essere considerata la Crass Records, che ha pubblicato moltissimi gruppi anarcho punk degli anni '80 fra cui Flux of Pink Indians, Rudimentary Peni e Conflict[2]. Dall'autoproduzione dei dischi poi l'etica del DIY si è anche espansa, per abbracciare sempre più aspetti della vita quotidiana e della commercializzazione. Un altro aspetto importante del DIY è la produzione e distribuzione di fanzine, ossia giornali autoprodotti, che cercavano di diffondere notizie e idee della scena punk. Col tempo poi si è arrivati anche a magliette, toppe, spille e beni di consumo materiali, quali saponi e oggetti per la cura del corpo. Grazie all'hardcore americano dei primi '80, il DIY ha avuto una larghissima diffusione tra i gruppi e i giovani, fino a diventare una vera e propria scelta non solo musicale, ma anche di vita.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e (EN) DIY, Knowledgerush.com. URL consultato il 5 novembre 2009.
  2. ^ (EN) Crass, Experiencefestival.com. URL consultato il 5 novembre 2009.
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