Coda di paglia

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Avere la coda di paglia è un'espressione o modo di dire della lingua italiana che indica la situazione psicologica di chi, consapevole di aver combinato qualcosa, non ha la coscienza tranquilla e, di conseguenza, teme di essere scoperto e si allarma alla prima allusione sfavorevole, si discolpa senza essere stato accusato, reagisce d'impulso a critiche o osservazioni.

La probabile origine dell'espressione risale alla pratica medievale di umiliare gli sconfitti o i condannati attaccando loro una coda di paglia, con la quale dovevano sfilare per la città a rischio che qualcuno gliela incendiasse come gesto di ulteriore scherno[1]. Un'altra possibile origine del detto è riconducibile alla favola di Esopo che narra di come una volpe, persa la coda in una tagliola, la sostituì con una posticcia fatta appunto di paglia. Secondo la favola la coda era così ben fatta che non la si distingueva, quando però il gallo raccontò il segreto di quella coda posticcia, i contadini accesero dei fuochi per fargliela bruciare nell'avvicinarsi per rubare i polli, fu così che la volpe desistette dall'assalto ai pollai. Da qui il detto regionale toscano: «Chi ha la coda di paglia, ha sempre paura che la si bruci!»[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Modi di dire: avere la coda di paglia, Accademia della Crusca. URL consultato il 13 giugno 2014.
  2. ^ Perché si dice avere la coda di paglia?, in Focus.it. URL consultato il 07 luglio 2017.
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