Cobot

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Grazie ai propri sensori, i robot collaborativi (cobots) sono in grado di interagire direttamente e in sicurezza con gli esseri umani. (foto cobot KUKA)

Un cobot[1] o co-robot[2] (derivante da " collaborative robot ") è un robot concepito per interagire fisicamente con l’uomo in uno spazio di lavoro.[3] Ciò trasmette un contrasto della maggior parte dei robot industriali adottati fino al 2008, i quali erano progettati per operare in maniera autonoma o con una guida limitata e protetti da barriere.[4]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I cobot vennero inventati nel 1996 da J. Edward Colgate e Michael Peshkin, professori alla Northwestern University.[5] Un brevetto statunitense, depositato nel 1997, descrive i cobot come “un apparato e un metodo per l’interazione fisica diretta tra una persona e un manipolatore controllato da un computer".[6]

I cobot sono il risultato di un’iniziativa del 1994 della General Motors guidata da Prasad Akella del GM Robotics Center e di una ricerca sovvenzionata dalla General Motors Foundation del 1995, finalizzata a trovare un modo per rendere i robot o le attrezzature simili ai robot sicure al punto da poter collaborare con le persone.[7] I primi cobot erano sicuri per l’uomo dato che non avevano alcuna fonte interna di forza motrice. Al contrario, la forza motrice veniva fornita direttamente dall'assistente umano. La funzione del cobot era quindi quella di consentire il controllo del movimento da parte del computer, re-indirizzando o guidando il carico, in modo cooperativo con il lavoratore umano.[8] Negli anni a seguire anche i cobot erano così dotati di piccole quantità di forza motrice.[9]

Il team di General Motors ha utilizzato il termine Intelligent Assistant Device (IAD) come alternativa al cobot, specialmente nell’ambito del trasporto di materiali industriali e delle operazioni di assemblaggio nel settore automobilistico.[10] Una bozza di standard di sicurezza per l’Intelligent Assist Devices è stata pubblicata nel 2002.[11] Una versione aggiornata dello standard di sicurezza è stata pubblicata nel 2016.[12].

La Cobotics (acquisita nel 2003 dalla Stanley Assembly Technologies) ha rilasciato diversi modelli di cobot nel 2002.[9][13]

KUKA, azienda tedesca pioniera nel campo della robotica industriale, ha lanciato il suo primo cobot, LBR 3, nel 2004. Questo robot leggero controllato da computer è stato il risultato di una lunga collaborazione con l’Istituto Aerospaziale tedesco.[14] KUKA inoltre ha perfezionato ulteriormente la propria tecnologia, distribuendo il KUKA LBR 4 nel 2008 e il KUKA LBR nel 2013.[15]

FANUC, importante produttore di robot industriali, ha rilasciato il suo primo robot collaborativo nel 2015, il FANUC CR-35iA con un carico fino a 35 kg. Da allora FANUC ha distribuito una linea più piccola di robot collaborativi includendo il FANUC CR-4iA, il CR-7iA e la versione con il braccio lungo CR-7/L.

L'azienda ABB nel 2015 ha rilasciato YuMi[16], il primo robot collaborativo a doppi bracci.

Norme e organizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Durante la revisione e la riorganizzazione degli standard rilevanti per i robot industriali, è stata stabilita anche l’area dei robot collaborativi. La nuova norma EN ISO 10218 e la specifica ISO/TS 15066 hanno definito i requisiti di sicurezza per i robot collaborativi. In tale contesto, la definizione di robot collaborativo comprende sia gli strumenti adattati sul braccio per eseguire determinati compiti che gli oggetti da quest’ultimo movimentati.[17][18][19]

Una cooperazione ravvicinata o il contatto diretto tra l’operatore e il robot può comportare l’insorgere del rischio di collisione. Di conseguenza, la valutazione del rischio eseguita dal produttore del robot deve anche comprendere il luogo di lavoro industriale previsto. La norma EN ISO 10218 pone le basi per la valutazione del rischio, unitamente alla Direttiva Macchine.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Millennium Edition: Futurology -- WSJ Interactive Edition, in Wall Street Journal. URL consultato il 5 maggio 2019.
  2. ^ National Robotics Initiative 2.0: Ubiquitous Collaborative Robots | NSF - National Science Foundation, su www.nsf.gov. URL consultato il 5 maggio 2019.
  3. ^ Cobot - collaborative robot, su peshkin.mech.northwestern.edu. URL consultato il 5 maggio 2019.
  4. ^ (EN) I, Cobot: Future collaboration of man and machine, su The Manufacturer. URL consultato il 5 maggio 2019.
  5. ^ Chicago Tribune - We are currently unavailable in your region, su www.tribpub.com. URL consultato il 5 maggio 2019.
  6. ^ Cobots, 28 ottobre 1997. URL consultato il 5 maggio 2019.
  7. ^ Here Come the Cobots!, su IndustryWeek, 22 dicembre 2004. URL consultato il 5 maggio 2019.
  8. ^ M. A. Peshkin, J. E. Colgate e W. Wannasuphoprasit, Cobot architecture, in IEEE Transactions on Robotics and Automation, vol. 17, n. 4, 2001-8, pp. 377–390, DOI:10.1109/70.954751. URL consultato il 5 maggio 2019.
  9. ^ a b (EN) A History of Collaborative Robots: From Intelligent Lift Assists to Cobots, su www.engineering.com. URL consultato il 5 maggio 2019.
  10. ^ P. Akella, M. Peshkin e E. Colgate, Cobots for the automobile assembly line, in Proceedings 1999 IEEE International Conference on Robotics and Automation (Cat. No.99CH36288C), vol. 1, 1999-5, pp. 728–733 vol.1, DOI:10.1109/ROBOT.1999.770061. URL consultato il 5 maggio 2019.
  11. ^ peshkin.mech.northwestern.edu, https://peshkin.mech.northwestern.edu/publications/2002_T15.1_DraftStandardForTrialUse_IntelligentAssistDevicesPersonnelSafetyRequirements.pdf.
  12. ^ (EN) 14:00-17:00, ISO/TS 15066:2016, su ISO. URL consultato il 5 maggio 2019.
  13. ^ Stanley moves into materials handling with Cobotics acquisition - Cranes Today, su www.cranestodaymagazine.com. URL consultato il 5 maggio 2019.
  14. ^ DLR - Robotics and Mechatronics Center - DLR Light-Weight Robot III, su web.archive.org, 14 novembre 2016. URL consultato il 5 maggio 2019 (archiviato dall'url originale il 14 novembre 2016).
  15. ^ DLR - Institute of Robotics and Mechatronics - History of the DLR LWR, su www.dlr.de. URL consultato il 5 maggio 2019.
  16. ^ ABB Historical milestones, su new.abb.com. URL consultato il 29 agosto 2019.
  17. ^ ISO 10218-1:2011 Robots and robotic devices – Safety requirements for industrial robots – Part 1: Robots. International Organization for Standardization (ISO).
  18. ^ ISO 10218-2:2011 Robots and robotic devices – Safety requirements for industrial robots – Part 2: Robot systems and integration. International Organization for Standardization (ISO).
  19. ^ ISO/TS 15066:2016 Robots and robotic devices – Collaborative robots. International Organization for Standardization (ISO).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]