Ceramica calcidese

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Pittore delle iscrizioni, hydria a figure nere, Monaco di Baviera, Staatliche Antikensammlungen 596.

La ceramica calcidese è una classe della ceramica greca, originariamente così denominata per la presenza su alcuni vasi di iscrizioni in alfabeto euboico, nelle quali prevalgono gli elementi calcidesi su quelli eretriesi. La produzione è a figure nere con dettagli incisi e vivaci ritocchi aggiunti in rosso e bianco, di stile eclettico; fortemente atticizzante, ma con influssi corinzi, ionici (in particolare focei) e con qualche elemento "italico", soprattutto per alcune forme vascolari minori. Non mancano occasionali riferimenti alla ceramica laconica, soprattutto per la forma del cratere con anse a staffa, che i "calcidesi" copiarono e rielaborarono, pur avendo inizialmente mutuato la forma globulare del cratere a colonnette corinzio. La localizzazione di questa classe è discussa ma prevale la tendenza a considerarla prodotto occidentale, in particolare della colonia calcidese di Rhegion in Magna Grecia, l'odierna Reggio Calabria.

Origine e sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

Il pittore (e probabilmente anche vasaio) che sembra avere influito sui propri contemporanei e sulla generazione successiva, dando luogo ad una vera e propria scuola, è l'autore di un gruppo di anfore che Andreas Rumpf[1] ha chiamato Gruppo delle anfore iscritte, per la presenza al suo interno di sei anfore recanti iscrizioni in alfabeto calcidese, ed è conosciuto come Pittore delle iscrizioni, o delle Anfore iscritte.[2] La produzione "calcidese" è datata, sulla base di comparazioni stilistiche con la ceramica attica, al periodo compreso tra subito prima della metà del VI secolo a.C. fino al 500 circa a.C. o poco oltre (per la ceramica a vernice nera e per qualche derivazione imkitativa).[3] Sulla bse del lavoro di G. Loeschkke, A. Rumpf ha operato vari raggruppamenti stilistici, stabilendo una classificazione che viene ancora oggi considerata valido punto di riferimento e confermata dai più recenti studi di Mario Iozzo, che ha aggiornato le conoscenze sulla classe, approfondendo o risolvendo alcuni problemi, e che ha anche individuato una produzione a vernice nera (ovviamente diffusa solo nell'area dello Stretto e nell'entroterra calabrese).I gruppi successivi a quello delle Anfore Iscritte (delle Anfore a profilo continuo, di Tarquinia o di Lipsia, delle Hydriai di Cambridge o di Orvieto, etc.) hanno una qualità inferiore e si limitano a seguire l'eredità del Pittore delle Iscrizioni con buon gusto e capacità decorative. Tra di essi si distingue la figura del Pittore di Fineo, un ceramografo e probabilmente anh'esso vasaio preciso ed elegante, benché ripetitivo e manierista, noto soprattutto per aver creato e dipinto le elegantissime e ammirevoli coppe a occhioni "calcidesi", dal tipico piede a trochilo, che tanto successo ebbero sul mercato etrusco da stimolare l'immediata reazione della bottega ateniese del vasaio Nikosthenes, dalla quale uscirono prontamente numerose coppe "calcidizzanti", ovvero con caratteristiche calcidesi.[4]

Il sito più importante per i ritrovamenti di ceramica calcidese si trova a Rhegion; molti altri esemplari provengono dall'Etruria, dal sud Italia e dalla Sicilia; una piccola parte giunge da Marsiglia e nessun esemplare è stato trovato a est dell'Adriatico.[3] Ritenere Calcide e l'Eubea luogo di origine della classe rende difficile spiegarne la totale assenza in tali siti come l'ininfluenza dello stile sul resto della ceramica greca.[2] Argomenti più validi suggeriscono un luogo di origine occidentale, una colonia calcidese, soprattutto la presenza nella produzione di forme ignote in Grecia e l'impiego, nelle iscrizioni, di lettere non note nell'alfabeto calcidese della madrepatria Eubea, ma esclusive delle colonie occidentali.[4] Oggi Rhegion è l'ipotesi maggiormente sostenuta, originariamente ipotesi di G. Vallet, di recente confermata con argomentazioni più che convincenti dagli studi di Mario Iozzo.

Stile[modifica | modifica wikitesto]

Gruppo dell'anfora di Lipsia, anfora a figure nere, Museo del Louvre E801

Come nella ceramica attica a figure nere del periodo maturo, la ceramica calcidese è caratterizzata da grandi figure all'interno di pannelli bordati da fasce decorative o semplicemente su fondo scuro. Le scene rappresentate sono spesso vivaci scene d'azione e racconti mitologici molto rari, o peculiari er il modo in cui vengono trattati, in alcuni casi forse influenzati dall'epica dei grandi poeti magnogreci piuttosto che direttamente da quella Omerica. Molto frequenti, tuttavia, anche i semplici gruppi di figure, con scarsi dettagli interni, che comprendono uomini e donne o animali, nei vasi meno accurati. Tra questi ultimi un soggetto piuttosto frequente è la combinazione di animali, alcune volte anche senza particolare atenzione alle proporzioni reciproche, all'insegna dell'isocefalia delle figure, così come la quadriga frontale. L'ornamento tipico è l'intreccio di fiori di loto e palmette nel campo principale, mentre la catena di fiori di loto e boccioli si trova nei campi secondari o sul collo delle anfore. Le forme più diffuse sono l'anfora a collo separato, l'hydria, il cratere a colonnette di forma corinzia (solo all'inizio) e più tardi, quello laconico, con anse a staffa ma con piede dal profilo variato, la coppa dal tipico piede e le oinochiai, di varia forma; tutte sempre di qualità elevata. L'argilla è fine e il suo colore varia dal giallo arancio al marrone rossiccio. La vernice è brillante, quasi nera o di un marrone dorato se maggiormente diluita. L'effetto è molto simile a quello della ceramica attica, ma ancora discernibile per alcune caratteristiche tecniche, come l'uso di immergere il collo delle anfore nella pittura nera, per poi decorarlo con linee ondulate color porpora, o la pratica di stendere prima strati leggeri di colore nel delineare le figure e in seguito sovrapporvi colore denso che non ne riempie interamente la forma. Il modo di rappresentare le pieghe delle vesti è indicativo della derivazione stilistica la ceramica "calcidese" dimostra rispetto a quella attica, della quale passavano ingenti quantità nel porto di Rhegion. Lo stile calcidese è meno disciplinato e meno preciso di quello attico, più fluente e più decorativo, soprattutto è fortemente eclettico. Ma la produzione "calcidese" è l'unica scuola a figure nere della seconda metà del VI secolo a.C. capace di reggere il confronto qualitativo (sia sul piano formale che su quello tecnico e stilistico) con la coeva produzione attica. E gli Etruschi lo sapevano bene!.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Andreas Rumpf, Chalkidische Vasen, Berlino ; Lipsia, de Gruyter, 1927.
  2. ^ a b Banti 1959, EAA, s.v. Calcidesi, vasi.
  3. ^ a b c Cook 1997, pp. 149-151.
  4. ^ a b Canciani 1994, EAA, s.v. Calcidesi, vasi.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • L. Banti, Calcidesi, vasi in Enciclopedia dell'arte antica classica e orientale, vol. 2, Roma, Istituto della enciclopedia italiana, 1959.
  • F. Canciani, Calcidesi, vasi in Enciclopedia dell'arte antica classica e orientale (Secondo supplemento), Roma, Istituto della enciclopedia italiana, 1994.
  • Robert Manuel Cook, Greek Painted Pottery, London ; New York, Routledge, 1997, ISBN 0-415-13860-4.
  • M. Iozzo, Ceramica «calcidese». Nuovi documenti e problemi riproposti, “Atti e Memorie della Società Magna Grecia” S. III, vol. II (1993), Roma 1994
  • M. Iozzo, Catalogo dei vasi «calcidesi» del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, Pontedera 1996
  • M. Denoyelle-M. Iozzo, La céramique grecque d’Italie méridionale et de Sicile, Paris 2009
  • M. Iozzo, “Ceramica «calcidese» inedita da Reggio Calabria”, in Xenia 6, 1983, pp. 3-24
  • M. Iozzo, “Un’anfora del Pittore di Phineus”, in Xenia 11, 1986, pp. 5-18
  • M. Iozzo, “A «Chalcidian» Cup Restored: a Rectification", in Xenia 18, 1989, pp. 5-8
  • M. Iozzo, “La ceramica «calcidese». Temperie artistica e produzione artigianale a Rhegion in età arcaica”, in E. Lippolis (ed.), I Greci in Occidente. Arte e artigianato in Magna Grecia, Catalogo Mostra Taranto 1996, pp. 313-321
  • M. Iozzo, “Articolazione e struttura dell'officina «calcidese»: un tentativo di analisi attraverso l'esame stilistico”, in Céramique et peinture grecques: modes d'emploi, Rencontres de l’École du Louvre 26-28.4.1995, Paris 1999, pp. 289-303
  • M. Iozzo, “Novità calcidesi”, in A. J. Clark-J. Gaunt (edd.), Essays in Honor of Dietrich von Bothmer, «Allard Pierson Series» 14, Amsterdam 2002, pp. 147-151
  • M. Iozzo, “Un’anfora a New York: osservazioni sui vasi “calcidesi” e “pseudocalcidesi”, in Mediterranea VII, 2010, pp. 169-183

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

antica Grecia Portale Antica Grecia: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di antica Grecia