Castore di Karden

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San Castore di Karden
Karden Statue Kastorbrunnen 2006-08-16.jpg
Statua di San Castore nell'omonima fontana a Karden
 

Missionario

 
Nascita?
Morteverso il 400
Venerato daTutte le Chiese che ammettono il culto dei santi
Santuario principaleBasilica di San Castore (Coblenza)
Ricorrenza13 febbraio

Castore di Karden, in lingua tedesca Kastor von Karden (... – 13 febbraio 400 circa), fu un missionario aquitano che svolse la sua attività nel territorio della Mosella; è venerato come santo.

Biografia e culto[modifica | modifica wikitesto]

Castore proveniva probabilmente dall'Aquitania, che lasciò dopo aver compiuto studi letterari per recarsi a Treviri. Qui fu allievo di Massimino, vescovo della città, che lo fece diacono e successivamente lo consacrò presbitero. Secondo la tradizione egli si trasferì con alcuni compagni a Karden, operando come missionario nella zona bagnata dalla Mosella.

Culto[modifica | modifica wikitesto]

Intorno alla sua tomba venne eretta una collegiata ed ancor oggi è presente una chiesa a lui dedicata e risalente al XII secolo.[1]

Nel 780 Wermad, vescovo di Treviri, fece traslare le ossa di Castore nella chiesa di San Paolo a Karden, il che equivaleva a riconoscere ufficialmente la santità del defunto alla pari dell'attuale canonizzazione. Il 12 novembre 837 il vescovo Hetto trasferì gran parte delle reliquie del santo, fra le quali il capo, nella nuova chiesa eretta in suo onore a Coblenza e da allora San Castore divenne santo patrono della città.

Una piccola parte delle sue reliquie rimase a Kasten, ove è conservata alla venerazione in un'apposita teca nella chiesa a lui dedicata. Si trattava di una preziosa teca in legno e vetro il cui contenuto tuttavia risulta scomparso dal XVIII secolo. In essa, all'inizio del XIX secolo, sono state traslate alcune parti delle reliquie presenti a Coblenza.[2]

A Coblenza vi è una grossa basilica a lui dedicata.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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